Incontrare il partner ideale, con il solo obiettivo di farci un figlio insieme, senza essere innamorati o avere una relazione affettiva. In passato ci si affidava agli amici di amici, ma la presenza massiccia del web e delle app nella nostra quotidianità hanno reso tutto più immediato.

Per questo motivo sono nate le applicazioni di co-parenting, dove incontrare qualcuno con cui realizzare il sogno di avere un figlio e provare a combattere la pressione dell’orologio biologico. L’app Modafamily è stata la prima nel settore, fondata nel 2011, ma ora sul mercato ne sono presenti diverse, come le spagnole Copaping e Family4Everyone, Familybydesign e l’italiana Co-Genitori.it. Queste piattaforme funzionano come normali app di incontri: ci si registra e sulla barra di ricerca si selezionano età, altezza, peso, colore degli occhi, reddito, lingue parlate, religione, segno zodiacale, hobby, fino agli interessi e allo sport del partner desiderato. L’obiettivo è quello di trovare la persona ideale con la quale diventare genitori, senza stringere particolari legami affettivi. Dopo aver fatto “match” con un’altra persona, si può iniziare con lei una conversazione in chat per prendere, poi, gli accordi per l’inseminazione artificiale.

Gli utenti di queste app di co-parenting sono generalmente riconducibili a donne sui 40 o più anni, dal livello culturale elevato e con un livello socio-economico medio-alto. Per quanto riguarda gli uomini, si tratta spesso di omosessuali con più di 40 anni, sempre di livello culturale alto. Chi usufruisce di questi siti è anche in cerca di qualcuno che condivida i propri valori per quanto riguarda l’educazione dei figli: per questo gli esperti suggeriscono di concordare un regime di affidamento e di educazione prima di avviare il procedimento che li porterà a diventare genitori.

Sono numerosi i pregiudizi e i dubbi sollevati nei confronti dell’eticità di queste pratiche. In particolare, per Marco Rossi, sessuologo, l’uso di queste app per fare figli decreterebbe la fine dell’amore romantico, poiché le persone condividono il desiderio di diventare genitori e di crescere un figlio, ma non quello di legarsi fra loro. Già nel 2003 il sociologo Zygmunt Bauman, nel suo libro Amore liquido, denunciava la crisi dell’amore romantico come base della famiglia. E dall’ultima indagine sulla fertilità nel nostro Paese, risalente al 2018,  è emerso che molte donne rimangono senza figli perché non riescono a trovare il partner giusto.

Attraverso queste app il processo verrebbe semplificato e velocizzato, in una società che diventa sempre più connessa, ma che forse antepone sempre di più i propri bisogni ai sentimenti.

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