Del tempo negato, sospeso, rammentato e, adesso, desiderato. Questo tempo di primavera e rinascita – che i cristiani associano alla resurrezione del figlio di Dio, gli ebrei al passaggio verso la salvezza della propria gente, i musulmani alla purificazione prima dell’avvento della parola di Allah, e i non credenti al rinnovamento del corpo e dello spirito – oggi è monco di riti, abitudini, luoghi, sapori, profumi, presenze.Così, come la madeleine di Proust, il profumo di una torta al formaggio riporta alla memoria la consuetudine del desco familiare e le mani sapienti e nodose che le hanno dato forma e consistenza. Mani che non possiamo stringere momentaneamente o che non potremo accarezzare mai più. La pandemia in corso ci fa desiderare tremendamente abitudini, volti e situazioni che prima consideravamo routine. Ma ci ha obbligato ancora ad un nuovo passaggio. In questo rituale spezzato, e dietro la sua nostalgia, si nasconde prepotente la forza della vita e il desiderio di ricominciare.
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