È Pasqua, la festività che passi con chi vuoi e, di conseguenza, dove vuoi. Fino a pochi anni fa per me Natale e Pasqua erano pressoché identici, da passare in famiglia affrontando lasagne, tagliatelle e maestose faraone al forno.
Tre anni fa qualcosa è cambiato: per la prima volta degli amici, anziché invitarmi per una grigliata a Pasquetta, mi hanno proposto un ritiro nei giorni pasquali, organizzato dalle Comunità di Sant’Egidio di diverse città del Nord e del Centro Italia. Così, dopo anni di diffidenza e distacco da tutto ciò che è spirituale, mi sono ritrovato a partecipare ad una lavanda dei piedi, una via crucis ed una celebrazione della Pasqua come mai ne avevo vissute, il tutto in un contesto tra i più suggestivi che potessi immaginare.Il ritiro si svolge ogni anno nel monastero Santa Croce di Bocca di Magra, località in provincia di La Spezia non così distante dalle coste di Massa e Carrara, e dove dunque il frastagliato paesaggio ligure si affaccia sulle soffici sabbie della riviera toscana. Un luogo che è sia mare che montagna, sia Nord che centro, in cui si percepisce pace ed i pensieri scorrono liberi. Non è mia intenzione raccontare della spiritualità di quel posto: un monastero di Carmelitani Scalzi, suggestivo tanto quanto il luogo in cui si trova, suscita di certo qualcosa nell’animo di chiunque lo visiti.
I prossimi mesi non faranno sconti alla routine di nessuno e tutto quello che potremo fare sarà trarne la lezione di non dare per scontato che, come le stagioni, i rituali per noi importanti tornino invariati ogni anno a farci visita. Questo ci permetterà di goderci di più il presente, una volta passata la tempesta.
La mia riflessione di oggi, invece, è molto personale, magari un po’ egoistica. Quest’anno, la Pasqua, la passerò bloccato a casa, come tutti. Addio dunque a quell’aria di mare che respiravo, a quella sensazione di pausa e a quella ricerca del totale distacco dalla frenesia della vita di ogni giorno.Quel luogo, e le persone che con me hanno condiviso la stessa esperienza, mi hanno accolto in momenti sempre diversi e impegnativi della mia vita: lì ho trovato conforto quando avevo appena iniziato la laurea specialistica, ed il mio mondo era stato rivoluzionato; sono stato accolto durante il mio Erasmus in Lituania, temporaneamente di ritorno dal gelo dell’inverno baltico; e lì sono ritornato anche lo scorso aprile, nel vivo della stesura della mia tesi di laurea.
La pandemia, però, è una sfida che non permette parentesi, che non accetta pause, e non concede nessun tipo di time-out.Quest’anno si spezza una tradizione che per la mia vita ha significato tanto, e non sarà la sola alla quale rinunciare. I prossimi mesi non faranno sconti alla routine di nessuno e, forse, tutto quello che potremo fare sarà trarne un amaro insegnamento, quello di non dare per scontato che, come le stagioni, rituali per noi importanti tornino invariati ogni anno a farci visita. Questo, forse, ci permetterà anche di goderci di più il presente, una volta passata la tempesta.