Non l’abbiamo mai trascorsa lì, la Pasqua, ma era un po’ come se ci fossimo. Col pensiero siamo sempre stati in Umbria, a Sant’Arcangelo di Magione, dove gli occhi si perdono tra le distese di girasoli e il colore del lago asseconda l’umore del cielo.La mattina di Pasqua ho sempre lasciato da parte latte e biscotti: la tradizione della nostra terra vuole torta al formaggio con salumi e uova sode per colazione.

Da bambina era divertentissimo: coloravo i gusci delle uova insieme a mia sorella, mia cugina e mio cugino; ne realizzavamo una per ogni membro della famiglia e infine le mettevamo in una cesta dentro a un panno colorato. Era solo un modo per tenerci buoni nella fretta della preparazione del pranzo: il timer che scandiva i tempi, la torta in forno, il sugo sul fuoco, le patate e l’arrosto a rosolare e il prosciutto sul tagliere.

Festeggeremo la Pasqua ognuno nella propria casa, divisi, ma al centro delle nostre tavole la torta tipica non mancherà: la nonna ne ha fatte tre più piccole, stessa ricetta. Così faremo uno sforzo in più: immagineremo di condividere sapori e profumi, la frenesia della preparazione, gli sguardi, i sorrisi.

Un inarrestabile gioco di squadra, frenetico, intervallato dalle chiamate dei parenti, «Buona Pasqua anche ta vo’». La preparazione iniziava, in realtà, settimane prima. La nonna faceva il solito giro di chiamate alle sue sorelle che vivono ancora nella campagna umbra e parlavano ore e ore per scambiarsi nuove ricette per il pranzo. La torta di Pasqua, però, era una costante: farina, acqua, tante uova, formaggio come se piovesse e chissà, forse qualche ingrediente segreto che non hanno mai voluto svelare.La lunga preparazione terminava solo quando ci sedevamo a tavola tutti insieme e mia mamma tirava un sospiro di sollievo.Al centro del tavolo le nostre mani si incrociavano per riuscire a prendere la fetta più grande di torta: la sognavamo tutto l’anno, fragrante fuori e morbida dentro, piena di cubetti saporiti di formaggi diversi, quella che dopo averla addentata, incrociavamo gli sguardi e annuivamo come a dire «Buona, vero?».

Quest’anno non sono ammessi assembramenti, né all’aperto, né nella cucina della nonna, dove non potremo preparare il pranzo tutti insieme, il virus ci ha tolto anche questo momento di felicità. Festeggeremo la Pasqua ognuno nella propria casa, divisi, ma al centro delle nostre tavole la torta tipica non mancherà, la nonna ne ha fatte tre più piccole, stessa ricetta. La torta ci sarà perché la tradizione vuole così, ma non faremo a gara a chi prende la fetta più grande, né incroceremo gli sguardi in segno di approvazione.

Per fortuna abbiamo sempre avuto tanta fantasia, io e la mia famiglia. Il nostro pensiero, tra un piatto e l’altro, ci ha sempre portato in Umbria anche se ci trovavamo a centinaia di chilometri di distanza.Quest’anno faremo uno sforzo in più: immagineremo di condividere sapori e profumi, la frenesia della preparazione, gli sguardi e i sorrisi. Forse è proprio questo l’ingrediente segreto che rende quella torta così speciale.