Nel primo pomeriggio si sentiva dalla finestra una banda suonare non lontano.Doveva essere “L’Ultima Cena”, colei che avrebbe aperto la processione delle Vare che si sarebbe tenuta alla sera. Iniziava così il giovedì di Pasqua a Caltanissetta. Il silenzio delle strade interrotto solo dal tintinnio della struttura in ferro che sorreggeva i sedici gruppi scultorei della Passione di Cristo. Adornate di fiori e lumi le Vare raggiungevano piazza Garibaldi, dove il giorno prima il sindaco aveva consegnato le chiavi della città al Capitano della Real Maestranza degli artigiani. Un dono simbolico che sanciva l’inizio della Settimana Santa.

Mercoledì e giovedì i vicoli del centro storico erano attraversati da fiumi di gente che si raccoglieva ai lati della processione. Panettieri, fabbri e tutti i maestri dell’artigianato accompagnavano con una fiaccola stretta tra i guanti bianchi la via Crucis delle sculture religiose.Solo una marcia funebre risuonava nel silenzio intimo di una preghiera e conduceva lentamente al giorno in cui il Cristo morì. Con la Spartenza (dal siciliano spartiri che significa separare) aveva fine la processione e iniziava il Venerdì Santo.

Ricordo ancora le prime volte in cui lo vidi. Era un crocifisso, era sorretto da un baldacchino d’oro, ma stranamente il Cristo era nero. Le leggende narrano che in diversi abbiano provato a ridipingerlo, ma questi tornava sempre del suo colore. Nero.

Il colore viola, l’odore dell’incenso e le lamentanze dei fogliamari (coloro che raccolgono le verdure selvatiche) avrebbero segnato anche quest’anno il giorno del Signore della Città.Ricordo ancora le prime volte in cui lo vidi. Era un crocifisso, era sorretto da un baldacchino d’oro, ma stranamente il Cristo era nero. Le leggende narrano che in diversi abbiano provato a ridipingerlo, ma questi tornava sempre del suo colore. Nero. Da bambina ho sempre creduto che vi fosse un motivo per cui proprio il Cristo del Venerdì Santo fosse così. Rappresentava la morte, la tristezza, i peccati e le pene dell’uomo. Anche quelle che il mondo sta vivendo adesso a causa della pandemia. Se tutto questo non fosse accaduto, come ogni anno gli artigiani avrebbero messo i guanti neri in segno di lutto e i devoti avrebbero tolto le scarpe e seguito il Signore per le vie della città. I fogliamari, anche loro scalzi per penitenza, avrebbero indossato le tuniche viola e avrebbero portato a spalla il Cristo Nero recitando i canti di dolore: “E gridamu tutti”. “Viva a misericordia di Diu”.

Le preghiere dei fedeli avrebbero accompagnato le litanie e quel dolore e quella tristezza del Venerdì Santo si sarebbero trasformate poi nella gioia e nella festa della Risurrezione di Pasqua.