C’erano una volta le gite fuori porta, a Pasquetta. Ritrovarsi in una decina sotto casa di un amico, di prima mattina, dopo aver invitato la sera prima il più ritardatario del gruppo alla puntualità. C’erano una volta le macchinate, la musica da ascoltare insieme, le indicazioni stradali da dare all’autista. A volte, fermarsi negli autogrill per aspettare gli altri. Perdersi, e dopo ritrovarsi in qualche stradina di campagna, oppure darsi l’appuntamento nella casa al lago, al mare, in montagna. Entro mezzogiorno. E poi, la serietà di chi si occupava di grigliare la carne, l’eccitazione di chi stappava le prime bottiglie di vino, le conversazioni mai troppo impegnative né personali, quasi sempre spensierate.
Pasquetta era il lunedì più leggero dell’anno, l’unico lunedì che non inaugurava una nuova settimana di lavoro. La sua caratteristica era di concludere una liturgia: religiosa, perché chiudeva la successione di celebrazioni pasquali; famigliare e sociale, perché rappresentava il giorno da trascorrere finalmente con gli amici, quello in cui si poteva evitare di pensare, prima di dover rimettere ordine ai propri progetti primaverili. A Pasquetta le tensioni si allentavano, i problemi sembravano meno gravi, i rapporti apparivano più solidi, gioiosi, disinteressati. Una specie di 26 dicembre molto più solare, scanzonato, perché anticipava l’aria dell’estate, concedendo a tutti la sensazione di un antipasto vacanziero a lunga durata. Un’illusione che si spegneva soltanto all’ultimo momento, perché anche sulla strada del ritorno, l’atmosfera rimaneva distesa e rilassata, come per magia: c’era chi sui sedili posteriori si appisolava, stanco per il sole e per il vino, chi invece continuava a cantare, fino alla sera.

Poco atteso e spesso dimenticato, il Lunedì dell’Angelo si rivelava ogni volta una sorpresa, un giorno in più che permetteva di rifiatare e ripartire. Ricordiamocelo per il futuro, perché di certo arriveranno tempi migliori.
Certo, a Pasquetta non tutti si spostavano con gli amici. Chi rimaneva a Milano, riscopriva all’improvviso una città bellissima e silente. Si rifletteva con calma, passeggiando per i Navigli, per corso Garibaldi, per Porta Venezia, per Porta Romana, in una di quelle giornate in cui la solitudine si percepisce come un’opportunità, persino un privilegio. Il giorno di Pasquetta era persino capace di cancellare la malinconia tipica della domenica, perché era vissuto da tutti come un’anomalia, estranea alle consuetudini, alla ritualità delle messe, del campionato di calcio, dei compiti a casa. Poco atteso e spesso dimenticato, il Lunedì dell’Angelo si rivelava ogni volta una sorpresa, un giorno in più che permetteva di rifiatare e ripartire. Ricordiamocelo per il futuro, perché di certo arriveranno tempi migliori.