Essere un casatiello a Napoli è un’offesa, ancorché scherzosa. Quando è fatto senza troppa cura, il rustico è piuttosto indigesto, e questo fastidio viene usato per descrivere le persone con un carattere pesante e noioso. Qualche volta “casatiello” mi ci sono sentito chiamare, e per riscattarmi ho deciso di iniziare a prepararlo per gli altri.

Il casatiello è di mia competenza da cinque anni. Gli dedico una giornata intera e quando l’ho sfornato torno a guardarlo soddisfatto fin quando non arriva il momento di darlo via o di mangiarlo. Di solito ne preparo tre. Uno va a Taranto, da mia nonna, uno è solo per me e l’altro lo porto in dote ai miei amici al picnic di Pasquetta. Quest’anno ne ho preparato solo uno.

Il casatiello è il pranzo al sacco del Lunedì dell’Angelo. Il primo ricordo a cui lo associo è di me che lo addento sdraiato su un prato con i miei amici, sotto un albero. Senza poterlo dividere con nessuno, il casatiello e con lui lo spirito di tutti noi, quest’anno è più pesante del solito.

Inizia tutto il giovedì sera. Creo un preimpasto, che il mattino dopo unisco al resto dell’acqua, lievito e farina. Infine aggiungo sale e pepe. La pasta deve essere elastica, soda, ma soffice. Quando è lievitata la stendo con i polpastrelli, la ungo di sugna e la farcisco con salumi e formaggi. Arrotolo l’impasto stretto stretto su se stesso e unisco le estremità del serpentone. Inserisco l’inizio nella fine e creo un eterno ritorno rustico, ripieno di salame, ciccioli e provolone.

Nel casatiello i simboli cristiani, come la forma anulare o le uova, sono in gran parte mutuati dal paganesimo. La sua storia è lunghissima, difficile da datare con precisione. Qualcosa di simile lo cucinavano già i romani, ma almeno da quattrocento anni la ricetta, i sapori, sono rimasti sempre gli stessi. Mi verrebbe quasi da dire che la vera tradizione è rievocarli.

Il casatiello è il pranzo al sacco del Lunedì dell’Angelo. Il primo ricordo a cui lo associo è di me che lo addento sdraiato su un prato con i miei amici, sotto un albero. É più che un piatto tradizionale, è l’idea stessa della convivialità e della condivisione, del tempo libero e sospeso, è il manifesto del detto “Pasqua con chi vuoi”, sotto forma di grassi e carboidrati. Senza poterlo dividere con nessuno, il casatiello e con lui lo spirito di tutti noi, è più pesante del solito.