Se ti fermi in piazza della Repubblica il giorno di Pasqua, intorno a mezzogiorno li vedi tutti lì, sul sagrato della chiesa di San Cristoforo. Sono i fedeli che hanno appena assistito alla messa più importante dell’anno, quella dove si celebra la resurrezione di Gesù Cristo. Le voci del coro aumentano per l’occasione e la scelta dei canti è ben calibrata.Cristo è risorto veramente spicca fra gli altri, viene intonato quando tu sei in mezzo ad una fila ordinatissima per ricevere l’eucarestia e in quell’esatto istante dentro ti senti grato e fallibile.

Si indossa l’abito buono in una domenica così, o comunque l’ultimo comprato, quello che hai infilato nell’armadio senza togliere il cartellino. Vestiti a festa i parrocchiani di Mezzano vociano fra loro accecati dal sole, con la mano appena poggiata tra la fronte e gli occhi, per sfuggire ai raggi, mentre si affannano nel raccontarsi l’ordine preciso delle portate che li aspetta. I bambini son ben contenti perché catechismo non c’è e si sono precipitati a giocare nel giardino della canonica.Una mamma urla «guai se ti sporchi» e da lontano qualcuno risponde  «ancora cinque minuti». I catechisti puoi notarli volgendo lo sguardo a sinistra, sono i ragazzi più grandi, seduti a cerchio attorno ai tavolini del bar Centrale, stanno prendendo l’aperitivo e ridono forte.

La domenica di Pasqua un paese sconosciuto nel cuore della Romagna diventa il tuo posto nel mondo. Da piccoli si pranzava a casa dei nonni: c’erano le uova sode benedette. Una la dovevi mangiare perchè portava bene e la nonna si era tanto prodigata per assicurarle a tutti i suoi nipoti.

La domenica di Pasqua un paese sconosciuto nel cuore della Romagna diventa il tuo posto nel mondo. I minuti però scorrono in fretta e non c’è più tempo per le chiacchiere: è ora di mettersi a tavola. Col passare degli anni le tradizioni cambiano, alcune si perdono, altre si rafforzano. Da piccoli si pranzava a casa dei nonni: c’erano le lasagne al forno, le costolette d’agnello e le uova sode benedette, una la dovevi mangiare — almeno metà — che portava bene e la nonna si era tanto prodigata per assicurarle a tutti i suoi nipoti. Nell’ultimo periodo invece l’appuntamento familiare si è spostato al mare. Gli stabilimenti balneari della riviera spesso inaugurano la loro stagione proprio durante il periodo pasquale proponendo un menù che si esaurisce a pomeriggio inoltrato.

Pasqua 2020 non avrà il mare a cullare i buoni propositi estivi sussurrati alle onde, mentre passeggi sulla battigia aspettando il dolce. Don Franco non infonderà la benedizione sul capo chino dei suoi fedeli, prima di congedarli dal rituale liturgico e nel sagrato a mezzogiorno regnerà un silenzio assordante.Ma le campane suoneranno, tutta la comunità potrà sentirle arrivare nell’intimità delle proprie case e l’impotenza che ci attanaglia soccomberà, quando in un attimo di dimenticanza penseremo di essere di nuovo gli ultimi di quella fila perfetta che nella sua attesa canta: «Morte dov’è la tua vittoria? Paura non mi puoi far più».