Hanno riempito, colonizzato le nostre città silenziosamente. E, in tempo di pandemia, all’improvviso, sono diventati la soluzione per migliaia di persone che cercavano cibo buono, pronto e buon mercato. Oltre che già prenotabile per il delivery.Sono i kebabbari: uomini, donne, giovani, coppie, famiglie, provenienti dalla Turchia, soprattutto, ma anche dall’Egitto. Spesso ragazzi che sognavano Europa e una laurea in Italia ma che, resisi conto di quanto costasse loro mantenersi, hanno aperto un esercizio commerciale. Tra loro molti sono curdi, arrivati a Milano per chiedere asilo politico. E poi ci sono famiglie, e qualche coppia che vuole costruirsi un futuro. Con la pandemia, i kebbabari di Milano sono diventati, poiché presenti in tutti i quartieri, presenze costanti, familiari, in una geografia umana popolata da anziani soli, lontani da figli e nipoti, ingabbiati nella solitudine delle città.Ecco le loro storie e, incidentalmente, anche quelle dei loro clienti.
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