Sembra quasi stia mentendo. Se non fosse per qualche goffo inciampo nel congiuntivo, la squillante parlantina milanese ne certificherebbe la nazionalità italiana. Ma si sa, il congiuntivo è cosa ardua per tutti, compreso chi la lingua l’ha dovuta imparare dopo. Gli inganni continuano quando tenta di fare il diffidente solitario da dietro il bancone, fallendo dolcemente. Senza spostarsi, si spinge in un racconto che, a parte qualche domanda, dirige con padronanza; la voce disincantata dipinge un unico protagonista che intesse indesiderate trame con altri personaggi. D’altronde come può un giovane turco evitare l’altro se tutti giorni ha a che fare con gente che va e viene dal suo kebap?

Mazlum arriva in Italia all’età di sei anni; è stato suo padre ad aprire l’attività, dove il ragazzo ha iniziato a lavorare a 16 anni abbandonando la formazione da odontotecnico a Milano. Ora che ne ha 25, è convinto della scelta fatta: alla fine, chi oggi fa il dentista dei suoi ex compagni è solo perché nello studio del padre ha il posto assicurato; anche Mazlum ce l’ha, ma per la sua professione non serve alcun diploma. La breve carriera scolastica lo tiene con i piedi ben saldi a terra: non ambisce a nessun altro impiego, il kebap gli permette già di mantenersi e mantenere i suoi tre dipendenti, pensando ad una futura famiglia. Mi svela però, con tono rassegnato, di voler andare in America: “Perché lì un futuro c’è”. Aprirebbe sempre un kebap ma, come tutto il resto, gli Stati Uniti sembrano molto lontani. Ancora più distante è il cliente fedele. “Non esiste”, afferma sicuro, quasi come fosse un’ovvietà. E lo ammette senza preoccuparsi del signore seduto nell’angolo che forse si sarà sentito tirato in causa.De Angeli è un quartiere frequentato, dove vivere se mai caleranno gli affitti, e offre clienti diversi: molti, anche se i soldi li hanno, gli chiedono lo sconto, soprattutto ora che Mazlum ha alzato i prezzi sulla scia dei fornitori; altri sono giovani uomini di mezz’età “che ci vogliono provare” dice, più divertito che imbarazzato. Qualcuno la sera si azzuffa fuori dal locale, ma Mazlum non chiama la polizia, che tanto se la prende con lui perché ha venduto le birre; meglio che la chiami il ristoratore italiano accanto a cui nessuna colpa viene addossata. Ma nessun cliente gli è fedele.

Ci interrompe l’unico avventore presente, che in un italiano più simile allo spagnolo, chiama Mazlum “il suo amico”. Da come prende il cavatappi e si apre la birra da solo, capisco che qualcuno di fedele, anzi, di familiare, c’è.