La seconda è stata migliore della prima, almeno per quanto riguarda lo share. Il Festival di Sanremo continua spedito, anche troppo, vista la sorprendente chiusura ancora prima dell’una di notte, nonostante il monologo toccante quanto interminabile di Lorena Cesarini. Per contraltare, aspettiamoci di fare l’alba questa sera con tutti i 25 cantanti in gara. Queste le pagelle della seconda serata, coscienti di quanto sia un bene che le canzoni di Checco Zalone siano fuori concorso, altrimenti non ci sarebbe stata partita.

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Sangiovanni, Farfalle

Samuele: La definizione di hit Sangiovanni l’ha studiata bene e non ne sbaglia una. Può piacere o no lo stile, i testi da Festivalbar 2002, o la sua giacca rosa, ma lui ci sa fare e ha pure una buona capacità vocale, soprattutto quando abbandona l’autotune. 6,5 ROSA SHOCKING

Matteo: Si presenta con estrema umiltà, omaggiando Monica Vitti, ed esce scherzando con Amadeus: niente male per rompere il ghiaccio. Qualche imprecisione sull’esecuzione: avrebbe bisogno di qualche “boccata d’aria” di cui parla nella canzone che, sebbene non raggiungerà gli streaming di Malibu, è orecchiabile e riconducibile al suo stile. Il completo, che gioca sulle tonalità del rosa, valorizza l’aspetto da bravo ragazzo con la faccia pulita da stampare e appendere sul frigorifero: piacerà anche alle mamme. 7

Giovanni Truppi, Tuo padre, mia madre, o Lucia

S: Solo per essere arrivato a Sanremo con lo spoken meriterebbe un voto sufficiente. Tenta di portare sul palco un cantautorato in via d’estinzione, uno storytelling che fa immedesimare dal primo verso. Non occorre molto per essere trasgressivi, non serve per forza una giacca di pelle o una chitarra distorta con qualche power chord, bastano una chitarra, una storia e una canottiera nera. Non vincerà mai. 8 LUCY LOSER

M: Un testo di spessore, che coinvolge firme importanti come Contessa e Pacifico, è sempre un’ottima arma per bussare alla porta del premio della critica. Viene introdotto come il continuatore della tradizione napoletana, ma la proposta è un racconto alla maniera di Faletti che alterna un cantato tecnicamente sufficiente a un parlato intenso ed emozionante. La solita prestazione divisiva al primo ascolto: l’Ariston, tuttavia, gradisce e gli riserva un ampio applauso. 7

Le Vibrazioni, Tantissimo

S: Il rischio era dietro l’angolo, un’altra canzone sedicente rock/trasgressiva; invece, Sarcina e compagni rimangono nel loro seminato con un pezzo tipico che potrebbe finire in un qualsiasi altro disco della loro discografia. Un bene o un male? 6 PREVEDIBILI

M: Che fatica essere l’unica band in gara: per forza di cose, il confronto con i Maneskin viene spontaneo, e il quartetto milanese ha l’arduo compito di portare in salvo la bandiera del rock. Naturalmente, non è la stessa cosa: la canzone è comunque piacevole, con tastiere e cori ad addolcire i suoni delle chitarre, e le imperfezioni di Sarcina su alcune note altissime non compromettono l’esibizione. In attesa del desaparecido Beppe Vessicchio, stampano il volto di Stefano D’Orazio sulla batteria: un bellissimo ricordo, dopo il mancato tributo dell’anno scorso. 6,5

Emma, Ogni volta è così

S: Si è parlato a non finire della direzione di Francesca Michielin, una svolta innovativa ed elettronica innegabile. Il suono acustico dell’orchestra si unisce ad una base elettronica, ma c’è poco altro, a parte la voce impeccabile di Emma. Un’ispirazione potrebbe essere stata l’ultimo album di James Blake, dato che la base ha somiglia moltissimo a Famous Last Words. Peccato che il livello non sia lo stesso. Quello che non cambia è la reazione di Francesca ai fiori ricevuti in regalo, questa volta rifilati ad un musicista dell’orchestra. Eppure, avrebbe dovuto ricordarselo, dopo l’anno scorso, il buon Amadeus! Ogni volta è così! 5,5 TI REGALERÒ UNA ROSA

M: L’eccezionalità del caso fa sì che la Michielin, direttrice d’orchestra, si prenda almeno un paio di inquadrature di troppo, come se stessero gareggiando in coppia. Come Noemi, un’altra donna intrappolata in una base complicata come quelle composte da Faini: il paragone è quasi obbligatorio ma, come testimoniato dalla classifica, il risultato è migliore, con la voce che esplode specialmente nel ritornello. Niente di nuovo nel mare della sua discografia. 6

Matteo Romano, Virale

S: Il punto debole di questa canzone è il ritornello poco contagioso, un paradosso per una canzone sanremese che si intitola Virale. La strofa guadagna dai versi “staccati” e ritmati che ricordano il Tiziano Ferro dei primi Duemila. Non nutro grandi aspettative in termini di classifica, ma voglio essere positivo. 5,5 ZONA ROSSA

M: È una mezza conferma di quanto sia complicato il salto da Sanremo Giovani all’effettiva competizione: lui paga meno lo scotto rispetto a tanti altri grazie a una certa notorietà su TikTok, che magari gli avrà fatto guadagnare qualche punto in più. Mescolare i termini dei social media con il classico tema dell’amore può risultare simpatico e originale a buona parte del pubblico medio; un’esecuzione abbastanza riuscita e la tenerezza dell’essere giovane possono aiutare, ma per me è no. 5,5

Iva Zanicchi, Voglio amarti

S: Iva Zanicchi che dice “papalina” fa passare in secondo piano ogni commento sulla canzone (e forse è meglio così). Per lei Sanremo potrebbe finire qui, per il sottoscritto inizia la rimonta in classifica al FantaSanremo. 5 REMUNTADA

M: Dall’alto dei suoi tre Leoni, è senza dubbio una veterana e a Sanremo si sente come a casa, tanto da prendersi per un minuto la conduzione del Festival, ordinando ad Amadeus di accompagnarla a scendere la scalinata e ravvivando una timida Lorena Cesarini come l’armadillo con Zerocalcare. Tra le quote “senior” alle quali siamo stati abituati negli ultimi anni è più vicina a Orietta Berti che a Rita Pavone: il suo ruggito leggendario si merita la standing ovation dell’Ariston e, da vera professionista, dichiara che la sua gara può anche terminare. 6

Ditonellapiaga e Rettore, Chimica

S: Ok, questa cosa del FantaSanremo ci sta sfuggendo di mano. La Rettore che urla, in meno di venti secondi, prima AMEDEO e poi PAPALINA, senza alcuna connessione, rappresenta uno dei momenti più iconici di questa edizione. La canzone è singolare e bipolare come l’abbigliamento yin e yang di Donatella. Smentiscono tutte le voci su un fantomatico litigio donando al pubblico un abbraccio strappalacrime. 5,5 C’È POSTA PER TE

M: Una coppia esplosiva che funziona alla grande e che spazza via i rumour della vigilia a proposito di un loro litigio durante le prove. Il titolo della canzone, che fa ballare sui temi del sesso e dell’attrazione fisica incontrollata, è calzante anche per descrivere il duetto. Spudorate e irriverenti, una debuttante e una veterana: ci guadagnano l’una e l’altra. 7,5

Elisa, O forse sei tu

S: La cantante con più esperienza internazionale è quella che più sente la pressione del palco. L’esibizione non rispetta gli standard a cui ci ha abituati la cantautrice, ma la canzone è da podio. 7 ANSIA

M: Ventuno anni fa cambiava il panorama della musica nostrana, debuttando sul palco dell’Ariston con Luce, sua prima incisione in italiano, e ottenendo una delle vittorie più cristalline della storia del Festival. Torna come una stella, con un’attesa e una portata degna di un’ospite internazionale: la canzone non sarà altrettanto rivoluzionaria, ma è una romantica preghiera d’amore che metterebbe alla prova anche le emozioni dei più impassibili. Il vestito bianco, quasi fosse una sposa devota, è la ciliegina sulla torta. 8,5

Fabrizio Moro, Sei tu

S: La giacca che indossa credo sia la stessa del Sanremo vinto nel 2018 con Ermal Meta(l), sarà scaramanzia? Un testo che non aggiunge nulla rispetto al suo passato artistico, un’esibizione convincente che conferma che l’Ariston è ormai una seconda casa per lui. 6,5 IMU

M: Copia e incolla di ogni sua partecipazione da solista a Sanremo: outfit scuro, bella presenza, una canzone d’amore che è un crescendo vocale fino a diventare liberatoria. È una certezza, da zone medio-alte della classifica, ma senza il guizzo del fuoriclasse che ha dimostrato di avere in altre occasioni. 6

Tananai, Sesso occasionale

S: Dichiara di avere la febbre, (Un altro un po’ più freddo ma io no, io c’ho 38 gradi in corpo) ma sale ugualmente sul palco. Ci fidiamo del tampone. Dopo il Solito sesso e SESSO E IBUPROFENE urlato da Aiello dell’anno scorso, continua il filone sessuale della kermesse. Il clima è da villaggio da turistico, il che non guasterebbe, se non che anche il modo di cantare è da animatore. Perfetta per risvegliare le feste, non per la classifica. 5 NEGATIVO

M: L’abito non fa il monaco, nel senso che un bel vestito non cancella una performance da dimenticare. Lui prende Sanremo come un gioco: si sente un figo, ammicca e danza sulle note (quasi mai puntuali) di una canzone che, nella versione studio, potrebbe risultare addirittura accattivante. Il live, però, è un’altra storia e la sua è la peggiore esibizione del Festival a mani basse, direttamente dal manuale “come bruciare un vincitore della sezione Giovani”. 4,5

Irama, Ovunque sarai

S: Per evitare di beccarsi il Covid ancora una volta e non rischiare di saltare un’esibizione, era rinchiuso in uno sgabuzzino da un mese: ecco spiegata l’enorme ragnatela che lo avvolge. La tipica canzone d’amore, piacerà al pubblico. 6,5 SPIDERMAN

M: Aspettava il Festival più di tutti gli altri, la vittima risarcita dopo avere trascorso quello precedente a bere in una camera d’albergo. Dopo anni passati in cima alle classifiche, soprattutto nella stagione estiva, dando vita a uno stile inconfondibile, si spoglia – più o meno letteralmente, dato il vestito retato – ricordandoci della sua grande voce, spesso mascherata dalle melodie accattivanti. Il pubblico applaude prima che finisca la canzone: con sincerità o per distrazione? Aspettiamo i risultati del televoto per la risposta. 7

AKA 7EVEN, Perfetta così

S: L’arpeggio emo di chitarra acustica illude, passa qualche secondo e tutto si trasforma in una canzone pop anonima. La seconda strofa fa lo stesso, ma con la chitarra elettrica. Saluta la zia Mara per canzonarla della tenda che le ha palesemente rubato. 5, LUPIN

M: Straperde il derby del pollaio di Amici con l’altro gallo che è Sangiovanni. Abbastanza sotto le aspettative e pure con un brano pericoloso, nel senso che potrebbe cantarlo qualunque giovane debuttante: un’impresa non risultare scontati e anonimi. 5

Highsnob e HU, Abbi cura di te

S: Junior Cally ha accusato Highsnob di essersi appropriato di una canzone scritta da lui e non ha tutti i torti a rosicare, il testo è tra i più belli di questa edizione. Un duetto sorprendente, una delle sorprese che nessuno aveva pronosticato, anche per colpa della poca notorietà dei due. 7 PERFETTI SCONOSCIUTI

M: Una bella sorpresa per chiudere la carrellata dei cantanti in gara. I big meno big di questa edizione sorprendono sia all’apparenza, presentandosi con sobrietà e vestiti di bianco e nero come i tasti di un pianoforte, sia per le voci, apprezzabili e calzanti per un tema – la fine di una relazione – sul quale abbiamo già sentito di tutto. 6,5