Prima o poi è capitato a tutti, che fosse a partire dalla cara vecchia autoradio o dai mix generati dalle nuove piattaforme di streaming, di imbattersi in brani musicali che hanno lasciato un segno dentro di noi. E che hanno catturato la nostra attenzione, al punto da volerne sapere qualcosa di più a proposito di quel disco, di quell’album, o forse di quella band. E in Italia, quando si voleva soddisfare una qualche curiosità di questo tipo, una delle risposte più esaustive che si potessero ricevere, proveniva dalle pagine firmate da Ernesto Assante, tra le firme più autorevoli del giornalismo e della critica musicale italiana. Ma non solo.

Assante se ne è andato ieri, 26 febbraio, a 66 anni, lasciando la moglie e due figlie. A portarlo via, un ictus che è risultato fatale

A partire dalle metà degli anni Settanta la sua carriera ha spaziato a 360 gradi tra radio, giornali e televisione, ambito in cui è stato collaboratore e autore di trasmissioni soprattutto a tema musicale. Dai microfoni dell’emittente romana Radio Blu, tra 1975 e 1982, Ernesto Assante è poi approdato ad una delle più importanti trasmissioni radiofoniche italiane, Rai Stereonotte, per molti vera e propria compagna della notte. Nel contempo si collocano le esperienze da critico musicale: per Il Manifesto, fino al 1984 e poi per La Repubblica. Per il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, oltre che di musica, Ernesto Assante si è occupato di tecnologia.  Vi ha scritto a partire dal 1979, diventandone una grande firma in più vesti: critico musicale, caporedattore, ideatore di contenuti, specie per il web. Basti pensare che negli ultimi anni, sul palco di Webnotte, insieme a Gino Castaldo, ha fatto alternare decine di artisti e protagonisti del mondo dello spettacolo e della musica, avvicinandole anche ai più giovani. Un po’ come avveniva tra le pagine da lui firmate, che fossero libri o carta stampata.

Ernesto Assante ha fatto scuola. E non solo con i suoi articoli e le sue pubblicazioni. In veste di docente, ha tenuto alcuni corsi negli anni duemila alla facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma. Nella capitale, inoltre, è stato docente al St.Louis College of Music. A Milano, invece, il suo nome risulta legato al settore disciplinare “Storia della popular music”.

«Ho imparato ad amare la musica a dieci anni sentendo quanto vi divertivate a fare “Lezioni di Rock”, steso sul mio letto con l’iPod nelle orecchie». E’ uno dei commenti che, in queste ore si leggono scorrendo il profilo Instagram di Gino Castaldo, che, più che un collega di lunga data, ha salutato in maniera essenziale un autentico fratello, come lui stesso ha scritto in didascalia al post di commiato. In coppia con Castaldo o da solo, Ernesto Assante ha firmato pagine memorabili di critica musicale italiana, dove è diventato un imprescindibile riferimento. Tanto per il pubblico, quanto per gli artisti da lui recensiti ed intervistati che in queste ore ne piangono l’improvvisa scomparsa con una serie di tweet e messaggi social.

Assante aveva compiuto 66 anni il 12 febbraio scorso, a pochi giorni dalla chiusura del Festival di Sanremo 2024, che anche quest’anno aveva seguito e raccontato per La Repubblica, curandone, tra le altre cose, le pagelle delle esibizioni: un appuntamento fisso, da molti anni,  per chi Sanremo, oltre a guardarlo, sente il bisogno istintivo di commentarlo. Proprio in quell’occasione, la nostra testata ha avuto il piacere e l’onore di avere Ernesto Assante ospite ai nostri microfoni, all’interno del nostro GR Mag dedicato alla 74esima edizione del festival della canzone italiana.