Le mascherine rappresentano uno degli oggetti più venduti in questo particolare periodo storico. Colorate, bianche, nere, con disegni o a tinta unita: cambiano i gusti di chi la indossa, ma non la funzione. Dopo la fase uno e le difficoltà di produzione e disponibilità, i dispositivi di protezione individuale ora in commercio puntano all’innovazione e al rispetto dell’ambiente. Molte sono le aziende che hanno sviluppato mascherine sostenibili. È il caso della (ormai famosissima) U-Mask, il prodotto ideato dalla società U-Earth che sfrutta la biotecnologia con lo scopo non solo di fermare gli agenti inquinanti come polveri, batteri e virus, ma di ucciderli. «U-Mask è interamente prodotta in Italia con materiali sostenibili e ad alta performance», si legge sul sito. «La cover è realizzata in nylon rigenerato, in particolare da un filo ricavato da scarti provenienti dagli oceani e dai rifiuti delle discariche».
Prima del 2020 le mascherine erano associate non ai virus, ma all’inquinamento. Contribuire alla difesa del diritto alla salute è ancora oggi un obiettivo per molti brand. Tra questi c’è AirPop, azienda americana che ha sviluppato una maschera in grado di monitorare il rapporto che intercorre tra dati biometrici e livello di inquinamento e di mostrare la quantità di particolato atmosferico filtrata. Un obiettivo reso possibile grazie all’utilizzo di Halo, sensore prodotto da IPVideo Corporation per rilevare la qualità dell’aria. Tre sono le funzioni che renderebbero “smart” Active+, il nuovo modello di AirPop: indicare il livello di inquinamento nell’aria; monitorare il livello di usura del filtro purificatore, specificando quando sia necessario cambiarlo; raccogliere dati sui cicli del respiro e sulle distanze percorse. Tutto a portata di smartphone.
La storia di AirPop inizia nel 2015, quando il fondatore Chris Hosmer, che vive a Shangai, progetta una maschera filtrante ispirata anche dalla necessità di potere svolgere attività fisica all’aria aperta in sicurezza. «Il particolato atmosferico è in grado di inserirsi nel nostro sangue attraverso la respirazione, minacciando i nostri organi vitali […] Se inalare aria inquinata genera rischi concreti, monitorarla permette di elaborare nuove occasioni per conoscere meglio la nostra salute. E il sensore Halo rappresenta il primo passo in questa direzione».
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