Classe ’93, Alessandro Malossi è un’artista italiano nato a Bologna e che vive a Milano. Sicuramente il suo non è un mestiere facile in questo periodo di pandemia, in cui tutte le forme d’arte vengono sottoposte a una crisi senza precedenti. Eppure c’è un modo per continuare ad occuparsi d’arte, ma anche per avvicinarsi a questo mondo e sostenerlo. Alessandro ha deciso che l’arte che viene più apprezzata è quella che riguarda la vita di tutti i giorni, riadattandola al periodo in cui viviamo, che è fatto di messaggi semplici e diretti. Ed è proprio dalla consapevolezza dell’immediatezza del messaggio cheAlessandro Malossi ha deciso di creare “pleasetalktomyhand”, un progetto che deriva anche dalla sua esperienza nel mondo dei tatuaggi, dei messaggi che le persone decidono di indossare sulla pelle per tutta la vita. E, proprio come i tatuaggi, Alessandro ha capito che anche gli eventi che viviamo ci lasciano un segno e che, positivi o meno, hanno il diritto di essere espressi e ricordati. L’artista diventa così una mano, e la mano è la tela sua cui si deposita il messaggio.

2

Da dove nasce l’idea di questo progetto?

L’idea di questo progetto nasce durante la quarantena in un momento di noia. Ho scritto una frase su una mia mano da postare sul mio Instagram personale: ho visto che ha avuto tantissime interazioni e allora ho deciso di aprire un profilo ad hoc.

5

Molto spesso ti trovi a veicolare messaggi attraverso i tuoi canali social, come arrivi a decidere che messaggio pubblicare? Di solito a cosa ti ispiri?

Solitamente mi ispiro all’attualità o a luoghi comuni, cercando di renderli sempre provocatori.

4

Sei partito, come artista, dal disegno fino ad arrivare alla parola scritta. Perché la parola ti colpisce di più?

La parola non mi colpisce di più. Pleasetalktomyhand è un progetto parallelo alla mia arte e ai miei quadri. È una cosa nuova che sto scoprendo anch’io, giorno per giorno: non avrei mai immaginato che avrebbe avuto questo successo.

9

In un momento come questo, quanto ti influenza ciò che ti circonda?

Totalmente. Dico sempre che, per quanto tragico sia stato quest’anno, dal punto di vista mio personale è stato fantastico in termini di lavoro e creatività. Ho avuto tempo di pensare, perché la quarantena mi ha fatto fermare un attimo e capire che strade prendere, senza distrazioni.

7

Quale tra i messaggi che hai scritto sulla mano ti piace di più?

“We are a sad generation with happy pictures”. Penso non ci sia bisogno di spiegazioni.

3

Potresti descriverti come se fossi un messaggio di “pleasetalktomyhand”?

“I’m Pisces: I feel all the feels until I’m out of feelings to feel”.

E una tua giornata da artista “tipo”? Cosa fai per concentrarti e quali sono le cose e i luoghi che ti ispirano di più?

Non ho una giornata tipo, non ho cose e luoghi particolari che mi ispirano particolarmente più di altri. Il mio processo creativo è qualcosa che faccio fatica a capire anch’io. Possiamo chiamarle semplici illuminazioni, fulmini a ciel sereno nella mia testa.

Sei giovane e già con un bel portfolio, cosa ti porti dietro dalle esperienze passate? 

Tutto ovviamente. Ogni cosa che ho fatto è servita a qualcosa di preciso, è stato un tassello fondamentale per la mia carriera. È tutto confusamente connesso.

1

Il mondo dell’arte in questo momento è in prevalenza fermo, cosa ne pensi di questo periodo e come si potrebbe fare in modo che artisti come te possano continuare a produrre nuove idee? 

Bisogna usare l’immaginazione, quella non può essere imprigionata. In realtà penso che questo periodo sia perfetto per produrre arte, sia per quanto riguarda il tempo a disposizione che si ha, essendo tutto limitato, sia perché ci sono tantissimi argomenti attuali da poter interpretare in chiave artistica.