Picco dei contagi e lockdown prolungato fino al 18 aprile. In Germania cresce il malcontento tra i cittadini tedeschi, mentre crolla la fiducia nel vaccino AstraZeneca. “Tutti erano convinti che il piano vaccinale tedesco sarebbe stato un esempio da seguire. Non è andata così”. Specializzato in geopolitica e Germania, Lorenzo Monfregola è collaboratore de Il Tascabile e Eastwest. Con lui abbiamo parlato della gestione della pandemia in Germania e delle sue conseguenze sul panorama politico tedesco.

Quali sono state le reazioni politiche alla decisione di sospendere il vaccino di AstraZeneca, dopo i sette casi di trombosi cerebrale?

La decisione è arrivata dal Paul-Ehrlich-Institut, l’equivalente dell’Aifa in Germania. Non è stata un’imboccata politica. La Germania è un Paese con un attento ordine burocratico, e nel momento in cui questo istituto ha consigliato la sospensione di AstraZeneca in base a un’anomalia statistica, lo ha comunicato al ministero della sanità. Jens Spahn, il ministro della Salute, ha così deciso di procedere per il blocco, sostenendo che si tratta di una scelta tecnica. Questo però ha generato polemiche, anche all’interno della maggioranza, perché lo stop ai vaccini comporta comunque un aumento dei morti per Covid-19. Spahn si è difeso sostenendo che il governo ha il dovere di muoversi secondo gli aspetti legali quando dà il via libera a un vaccino. È inevitabile però che ci sia una conseguenza politica: se la Germania vaccinasse a pieno ritmo, allora si sarebbe sollevato un problema soltanto procedurale, ma la verità è che non si sta vaccinando abbastanza e non come si sperava. Angela Merkel aveva promesso che entro la fine dell’estate il 70 per cento dei tedeschi si sarebbe vaccinato, ma per raggiungere questo obiettivo bisognerebbe iniziare da domani a vaccinare il 50 per cento di persone in più. Il vero scontro politico riguarda la lentezza delle vaccinazioni. In Germania nessuno fa il confronto con l’Italia, ma con il Regno Unito, gli Usa e Israele: l’idea di non riuscire a stare dietro a questi Paesi crea problemi alla politica e all’opinione pubblica.

Quale può essere l’impatto di queste crisi interne alla Germania sul voto?

Sei mesi fa tutti erano convinti che alle prossime elezioni di settembre avrebbe vinto il CDU con il 34%, che i Verdi sarebbero arrivati secondi, e che avrebbero fatto un governo neroverde. Il problema dei vaccini emerso nelle ultime settimane potrebbe cambiare lo scenario, e si aggiunge agli scandali sulla gestione delle mascherine che hanno coinvolto alcuni parlamentari della CDU. Le ultime elezioni federali in Baden Wuerttemberg e in Renania Palatinato hanno certificato la crisi della CDU. Se entro la fine dell’estate le cose miglioreranno, se ci saranno riaperture e se il numero dei vaccinati rispetterà le attese, allora la CDU manterrà comunque il vantaggio sugli altri partiti, altrimenti saranno i primi a pagarne le conseguenze. Il problema della lentezza delle vaccinazioni è sistemico-statale, e in tal senso il partito della Merkel è l’emblema di questa gestione.

Qui in Italia ci si è sempre soffermati su Merkel e AfD, rappresentandoli come la lotta tra europeismo e populismo. Poco si è detto dei Verdi, la cui ascesa potrebbe minare il bipolarismo tra CDU e SPD.

Più di anno fa i Verdi erano sulla strada di raggiungere la CDU nei sondaggi, ma grazie alla pandemia la Merkel era tornata in alto. I Verdi però devono essere considerati il futuro della politica tedesca. La questione ecologica è diventata centrale: non sono più il partito della contestazione, ma ora sono capaci di dialogare con il mondo industriale e hanno un grosso hype mediatico. Prevale l’idea che l’ambientalismo vada integrato nella strategia produttiva aziendale. I Verdi avranno di certo un ruolo nel prossimo governo. Per ora i numeri danno come favorita un’alleanza con il CDU, ma c’è anche la possibilità che si alleino con SPD e liberali. C’è anche l’ipotesi di una super alleanza con Cdu, Spd e Verdi, e di un’altra con i liberali e i socialdemocratici fuori. L’estate sarà decisiva, i risultati elettorali dipenderanno dalla gestione del piano vaccinale e dai numeri confrontati con i Paesi più virtuosi. Finora il modello anglosassone, più rischioso, sta vaccinando più velocemente di quello europeo. La Germania invece vive di procedure, è un Paese di poteri distribuiti, e questo comporta rallentamenti.

Come si è comportata l’estrema destra di AfD in relazione alla pandemia?

AfD ha fatto l’unica cosa che pensava fosse “anti-sistema”, e si è buttata sul carro dei negazionisti. Ma con i numeri di morti degli ultimi quattro mesi, chiunque abbia strizzato l’occhio ai negazionisti ha perso credibilità. Nelle ultime elezioni in Renania Palatino e Baden Wuerttemberg ha perso fino a cinque punti. La flessione, rispetto alle elezioni del 2016 in cui uno dei temi principali era l’immigrazione, è stata naturale. AfD è un partito che è stato messo sotto osservazione dell’intelligence interna che tutela la costituzione tedesca. Ciononostante, va detto che ha perso meno voti di quanti si potessero immaginare perché mantiene uno zoccolo duro di “fedelissimi”. Le prossime elezioni in Sassonia-Anhalt saranno per loro il vero test. Bisogna vedere se a causa della pandemia hanno perso consensi anche dove sono più territorializzati, ovvero nella Germania orientale colpita duramente dal virus. Di sicuro, la pandemia ha fatto emergere l’incapacità dei loro politici.

Quali sono le figure che potrebbero raccogliere l’eredità della Merkel nella CDU?

Il neopresidente della CDU Armin Laschet dovrebbe essere il nuovo candidato, è il classico merkeliano centrista disponibile al compromesso. Ma attenzione a Markus Soder, l’attuale presidente della Baviera e leader della CSU, partito che opera soltanto in Baviera e storico alleato della CDU. Quando la CDU ha proposto un candidato bavarese è sempre andata male. Questa volta però i sondaggi dicono che Soder sarebbe più gradito rispetto a Laschet. Ma anche questa scelta dipenderà dalle vaccinazioni, dalla gestione della pandemia entro maggio, quando dovrà essere ufficializzato il candidato cancelliere.