Durante la lettura di The Din of the Big Apple è altamente consigliato l’ascolto della Playlist Spotify Flats & Hits: oltre a contenere i brani presenti nell’articolo, questa manciata di canzoni creerà infatti la giusta immersione nelle atmosfere raccontate.

Con l’arrivo degli anni ’70, il tramonto della Summer of Love e dei grandi festival musicali – Monterey (1967), Woodstock (1969) l’Isola di Wight (1970) – calò come una pietra tombale sul sogno hippie a base di “pace, amore libero e psichedelia”. Le proteste nei licei, campus e ghetti neri di tutta America per la politica del Presidente Richard Nixon, il costante spettro della Guerra del Vietnam e le morti eccellenti di musicisti come Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison(tutti morti a soli 27 anni) svegliarono infatti milioni di ragazzi e ragazze dalla dolce storia degli anni ’60.

Una spirale discendente verso un terribile presente dal quale i Velvet Underground trassero ispirazione per i dischi successivi a The Velvet Underground & Nico. Lavori pervasi sempre più da sentimenti come solitudine, depressione ed alienazione alla quale tantissimi giovani cercarono di “mettere una pezza” affondando le proprie frustrazioni nell’abuso di alcool e droghe. White Light/White Heat (1968), The Velvet Underground (1969) e Loaded (1970) restano tutt’ora la colonna sonora più cruda di quel confusionario periodo di transizione non solo per gli Stati Uniti.Puntata 05 - Chelsea Hotel 5Inaugurati dal burrascoso scioglimento del suo gruppo, i primi anni Settanta furono un momento molto complicato per Lou Reed. Il cantante, reduce di un forte esaurimento nervoso, pubblicò infatti nell’aprile 1972 l’eponimo esordio solista Lou Reed. Dopo essere tornato nella casa dei suoi genitori a Long Island e sull’orlo di un nuovo crollo psicologico, venne soccorso da un collega d’eccezione. Transformer, la sua opera seconda datata novembre ‘72, venne infatti prodotta da David Bowie, reduce dal successo del suo album-monumento The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1972). Questi chiamò a raccolta anche Mick Ronson, il chitarrista con il quale aveva inciso pochi mesi prima il suo quinto disco, a cui affidò l’intero arrangiamento di Transformer. Il risultato? Un album capace di rilanciare la carriera Lou Reed grazie ad un’armata di singoli di successo destinati a diventare delle vere e proprie pietre miliari.

Attingendo a piene mani dalle storie dei pittoreschi personaggi incontrati pochi anni prima al Factory di Andy Warhol e al Chelsea Hotel, il cantautore newyorkeseI primi anni ’70 furono un periodo difficile per Lou Reed. Il cantautore newyorkese riuscì ad uscirne grazie al successo del suo secondo album solista Transformer fu capace di sfornare brani come Walk on the Wild Side: una canzone che grazie ai suoi più o meno velati riferimenti a temi come transessualità, prostituzione maschile e abuso di sostanze stupefacenti divenne il manifesto del lato selvaggio della Grande Mela. Anche Perfect Day, altro pezzo forte del disco, è caratterizzato da una grande ambiguità. Entrata sin dalla sua pubblicazione nel pantheon delle più celebri rock ballads di sempre, la canzone, dietro al tenero resoconto delle emozioni e dei dubbi di un uomo che passa il pomeriggio in compagnia della sua fidanzata, nasconde una realtà ben diversa. Secondo alcune interpretazioni la traccia racconterebbe infatti la “relazione” del cantante newyorkese con le sostanze stupefacenti: un’ode all’eroina, alla sua capacità di annientare chi ne fa uso e alla paura di una vita senza estasi in endovena.Puntata 05 - Chelsea Hotel 6Un rilancio artistico, quello di Reed, incarnato anche da un drastico cambio di look. Niente più chioma di riccioli neri, camicie hipster e occhialoni scuri: con l’arrivo di Transformer l’ex leader dei Velvet Underground iniziò a calcare i palchi di tutti gli Stati Uniti con capelli ossigenati, completi di pelle nera e occhiaie dipinte e nascoste dietro alle lenti a specchio dei suoi Ray-Ban Aviator. Una versione glam rock del Frankenstein di Boris Karloff, soprannominato dal pubblico e della critica musicale di quegli anni come Dachau Panda. Un “angelo del male” partorito dal grembo caotico della New York degli anni ’70 e capace, come scrisse il celebre critico musicale Lester Bangs, di «dare dignità, poesia e Rock ‘N’Roll all’eroina, allo speed, all’omosessualità, al sadomasochismo, all’omicidio, alla misoginia, all’inettitudine e al suicidio».

Oltre all’epopea dei Velvet Underground e del loro leader, tra le stanze Chelsea nacque anche una delle one night stand più celebri nella storia del Rock: quella tra Leonard Cohen e Janis Joplin. Dopo averla conosciuta in uno degli ascensori dell’albergo il cantautore canadese, stregato dallo spirito ribelle della collega, passò con lei una notte di sesso nella suite numero 411, la preferita dalla cantante texana. Un’avventura di una sola notte raccontata da Cohen anni dopo nella struggente e passionale Chelsea Hotel #2, seconda traccia del suo quarto album in studio New Skin for the Old Ceremony (1974).Puntata 05 - Chelsea Hotel 7Alcuni anni dopo l’albergo di Manhattan fece da sfondo ad un’altra tragica storia d’amore. Il 12 ottobre 1978 Nancy Spungen, groupie e figura di spicco del movimento punk al di qua e al di làQuella tra Janis Joplin e Leonard Cohen è ancora oggi una delle one night stand più celebre nella storia della musica dell’Atlantico, morì dissanguata nel bagno della room #100 del Chelsea a soli 20 anni. Dopo essersi svegliato e aver visto la ragazza riversa sotto il lavandino del bagno con un colpo mortale da taglio all’addome, John Simon Ritchie – in arte Sid Vicious –, bassista dei Sex Pistols e fidanzato della Spungen, chiamò subito la polizia. Alle forze dell’ordine negò il proprio coinvolgimento nella morte della giovane, affermando di non ricordare nulla della sera prima, passata a bere e farsi di eroina. Tuttavia, torchiato dalle domande sempre più insistenti degli inquirenti, cedette alla pressione e ammise la propria colpevolezza: responsabilità mai completamente confermata e ancora oggi oggetto di discussione tra i fan e gli storici della musica.

Arrestato per omicidio di secondo grado Ritchie venne scarcerato su cauzione, completamente pagata dalla EMI, l’etichetta discografica dei Sex Pistols. Dopo il rilascio, avvenuto pochi giorni dopo il funerale della sua fidanzata, il musicista entrò in una ripida downward spiral durante la quale prima tentò di suicidarsi con un rasoio da barba poi, qualche sera dopo, ruppe un bicchiere in testa a un ragazzo di nome Todd, fratello di Patti Smith. La discesa verso gli inferi del rocker culminò con la sua morte avvenuta il 12 ottobre 1979. Quella sera Vicious, durante la festa per la sua scarcerazione, andò in overdose a causa di una massiccia dose di eroina fornitagli da sua madre. Venne salvato dall’intervento di Michelle Robinson, una sua coetanea presente al party. Nonostante il pericolo scampato, il bassista decise di farsi altre due volte, morendo nel sonno poco dopo. Come il grande amore della sua vita aveva solo 20 anni: l’ultimo atto di un riadattamento in chiave Sesso, Dorga e Rock ‘N’ Roll di Romeo & Giulietta.Puntata 05 - Chelsea Hotel 8Più di 50 anni dopo le pareti del Chelsea sono ancora oggi intrise di quelle storie, aneddoti e voci capaci di renderlo un’icona della cultura moderna. La morte di Sid Vicious e Nancy Spungen fu l’inevitabile ultimo atto di un adattamento in chiave “sesso, droga e rock ‘n’ roll” dell’opera shakespeariana Romeo e GiuliettaDalla vita bohémien degli scrittori della beat generation al sogno infranto della filosofia hippie degli anni ’50 e ‘60 fino l’edonismo punk tra i ’70 e gli ’80: il rosso hotel di Manhattan è il palazzo reale della controcultura americana del XX secolo. Un luogo leggendario e bizzarro tanto quanto Stanley Bard, il suo storico manager, il cui nome è conosciuto a New York tanto quanto l’albergo da lui gestito. Un uomo divenuto un mecenate per decine di artisti provenienti da tutto il mondo, attratti dalle promesse della città che non dorme mai.

Nel corso degli anni, barattando opere d’arte barattate in cambio di affitti mai pagati, ha reso la lobby del suo hotel un atelier pittoresco tanto quanto quello di Andy Warhol. Una moltitudine di colori, stili e forme che ben riflettono la varietà di persone passate tra le stanze e i corridoi del Chelsea senza mai essere giudicate in alcun modo da Bard. Leonard Cohen disse infatti in merito al boss dell’hotel «Potevi arrivare di fronte alla reception con tre donne nude, un orso e un nano: Stanley non alzava neppure un sopracciglio. Ti consegnava la chiave della camera e ti diceva ‘Buonanotte, signore!’».Puntata 05 - Chelsea Hotel 9