Concerti, backstage, viaggi alla scoperta di città europee, americane. Un mondo lontano anni luce dalla realtà attuale, quasi fosse fantascienza immortala in 35mm. Guardando gli scatti di Tommaso Biagetti è facile cadere in un sentimento di nostalgia. Il nuovo capitolo di FANZINEDI? LA SECONDA – uscito lo scorso febbraio e in poco tempo andato sold out – parla infatti di collettività, di momenti vissuti insieme. Iniziato durante le ore infinite del primo lockdown, alle origini del progetto però non vi è alcuna malinconia perché per Tommaso la scelta di pubblicare foto scattate tra il 2018 e il 2019 «è stata naturale». Sempre in giro per seguire tour, prove in studio e festival, per lui documentare la solitudine tra le mura domestiche «sarebbe stato insolito, l’esatto contrario del mio background da fotografo» racconta. «Tra i tanti complimenti che mi fanno, quello che apprezzo di più è: “Le tue foto sembrano vive, sembra di essere lì”. Ecco, credo che se avessi scelto di raccontare il mio lockdown questa cosa non sarebbe arrivata». 

 «Tra i tanti complimenti che mi fanno, quello che apprezzo di più è: “Le tue foto sembrano vive, sembra di essere lì”»

La raccolta di foto nasce da un lungo lavoro di archivio e di ricerca – «Ho riguardato un sacco di riviste che compro solitamente e ho fatto prove su prove per l’impaginazione perfetta» – in parte velocizzato anche dalla situazione vissuta un anno fa. «Da molto tempo stavo pensando di realizzare la fanzine e le varie chiusure da un lato hanno rallentato il tutto, ma dall’altro lo hanno anche velocizzato» ammette. «Come fotografo, come tutti in realtà, all’inizio mi sono sentito un po’ destabilizzato. Ero abituato ad avere una media di cinque, sei e anche più rullini scattati al mese. Tra febbraio e marzo in mano ne avevo solo due. Non ero mai stato così tanto tempo senza avere foto nuove, da vedere anche solo per me. Ho provato a fare alcune cose dentro casa ma non sopperivano assolutamente a quel tipo di mancanza. Così mi sono rimboccato le maniche».

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Photo Tommaso Biagetti

Photo Tommaso Biagetti

 

«Abbiamo fatto l’unica cosa che potevamo fare in quel momento: far uscire nuova musica. E in realtà è tutt’ora così»

Lo stop dei live e del mondo degli eventi ha colpito Tommaso anche per quel che riguarda il suo lavoro all’interno della casa discografica Undamento. «È stato un periodo tosto» racconta. «Avevamo un sacco di tour, soprattutto in estate e sono saltati tutti. A livello economico tutto ciò ha avuto un grosso impatto. Abbiamo fatto l’unica cosa che potevamo fare in quel momento: far uscire nuova musica. E in realtà è tutt’ora così. Un anno dopo mi sento di dire che siamo nella stessa identica situazione». E per gli artisti che segue, i primi mesi di pandemia, confusi e di stallo, sono stati particolari: «Per alcuni il lockdown a livello creativo è stato anche prolifico» dice Tommaso. «Rimanendo dentro casa hai più tempo per scrivere. Però quello che ho sentito in generale era “Sono da solo, sono a casa, come faccio a scrivere di cose che non vivo?”. In alcuni casi c’è stato un po’ il blocco della scrittura.  In generale nella musica, gli artisti più grossi, i cosiddetti “big”, sarebbero già usciti con qualcosa di nuovo e invece così si sono fermati. Sono stati più quelli emergenti ad aver pubblicato pezzi».

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Photo Tommaso Biagetti

Photo Tommaso Biagetti

 

«Quando porti a sviluppare il rullino è sempre un brivido. Guardi le foto e dici “Ma quella roba lì quando l’ho fatta?”. Nel digitale non è così»

Scorrendo tra l’account Instagram di Tommaso (@tommybiagetti), appaiono Coez, Frah Quintale, Franco126, Noyz e ancora scene di vita quotidiana tra palazzi, campetti di calcio e fast food. Un intero universo scattato rigorosamente in analogico perché «in analogico cambia tutto». «Il digitale non l’ho mai scattato. Non sono capace» continua. «Sono nato con l’analogica e mi sembra che qualsiasi cosa io scatti con essa abbia un sapore diverso. Poi banalmente anche a livello visivo è ciò che mi rappresenta, che più mi piace». L’istante è immortalato, impresso sulla pellicola per sempre, senza troppi pensieri, preoccupazioni: «Con il digitale è tutto più freddo, tutto alla ricerca della foto, dell’ombra e della luce perfette». E anche il tempo che trascorre tra la realizzazione e lo sviluppo dello scatto fa parte della magia: «Quando porti a sviluppare il rullino è sempre un brivido. Guardi le foto e dici “Ma quella roba lì quando l’ho fatta?”. Nel digitale non è così: vedi una cosa, ti piace, fai una foto, ne fai venti. Per me sono semplicemente due campionati completamente diversi» ammette.

Con in testa nuovi piani e progetti – «il problema sarà poi riuscire a realizzarli» scherza – Tommaso è tranquillo. E alla domanda su come vede il futuro non troppo lontano del proprio settore, risponde sorridendo: «Sarà un gran casino! Tutti faranno concerti. Ce ne saranno diecimila. Per me sarà divertente come lo è sempre stato. Certo, non sono mai stato uno che va in tour con tutti, è poco salutare, poi si diventa matti. Sono sicuro che sarà davvero bello ma la realtà è che dovremo aspettare il 2022».