“America, sono onorato che mi abbiate scelto”- recita così lo spot su Twitter di Joe Biden, che in assenza di un concession speech di Donald Trump ( discorso che tradizionalmente viene fatto dal candidato che perde le elezioni) si gode al momento i primi giorni di presidenza degli Stati Uniti. Ma è veramente così? O meglio, come sono andati i giorni post-voto e quanto possono stare tranquilli i democratici?

A questo proposito abbiamo interpellato Yahaira Alonzo, sindacalista della Civil Service Employees Association (Csea). Yahaira si occupa dei lavoratori di New York, ma anche delle contee circostanti. La maggior parte delle persone di queste zone sono ricorse al voto per posta o sono andate al voto anticipato, spinte anche dalla richiesta dei democratici di ricorrere a questa tipologia di voto. Stando ai sondaggi, negli Stati Uniti circa 60 milioni di persone avevano già votato prima del 3 novembre, e ci si aspettava un’ondata blu ma così non è stato. Tra i 60 milioni il 51% per cento proviene da un elettorato democratico, ma visto il risultato, Biden avrebbe dovuto vincere con molto più clamore, specialmente perché gli esperti stimano un totale di 150 milioni alla fine dello spoglio elettorale. Questa è la partecipazione più alta di tutta la storia statunitense, il che che farebbe pensare ad una voglia decisiva da parte del popolo di cambiare rotta.

Joe Biden

Com’è stato il giorno della vittoria di Joe Biden e com’è lo scenario al momento?

Ho festeggiato quando ho visto il risultato delle elezioni americane. Sono ancora così felice e piena di speranza. È stato un risultato incredibile. E un risultato che arriverà con molto dolore poiché Donald Trump si attaccherà ad ogni cosa per poter cambiare l’esito delle elezioni. Nel complesso il processo di voto a New York è andato bene. Le persone in città hanno segnalato lunghe file e lunghi tempi di attesa (fino a 3 ore per votare) ma hanno votato. In alcuni quartieri (Brooklyn) le persone si intrattenevano e cominciavano a ballare o cantare. In altri, (Manhattan) alcuni proprietari di ristoranti consegnavano la pizza a tutti. Quindi, sebbene sia stata una tornata elettorale mai vista, alla fine ha riunito le persone. Purtroppo la grande partecipazione non è l’unica caratteristica di queste elezioni. C’è da dire che la nomina del Segretario di Stato, che è governativa, potrà cambiare la politica americana ancora una volta: una svolta democratica infatti potrebbe favorire un’apertura al voto per gli studenti e per le minoranze.

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All’interno della working class c’è uniformità di punti di vista?  

“Come avete visto dai risultati, Donal Trump ha ottenuto molti dei voti popolari. Questo è indicativo di quanto sia diviso il Paese. Sebbene il Partito Democratico abbia vinto, non può e non deve trascurare tutti i voti che Trump è stato in grado di ottenere in queste elezioni. Il fatto che Trump abbia così tanti sostenitori sarà un enorme problema per i democratici. Sebbene io viva a New York, uno stato blu (democratico), Trump ha ricevuto molto sostegno lì. Se si guarda ai numeri di voto nelle contee al di fuori di New York, è possibile vedere che New York potrebbe diventare presto uno stato repubblicano, se il partito democratico non gli presterà attenzione.

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Con il 55,7 per cento al momento Biden si è aggiudicato i 29 grandi elettori dello stato di New York, ma per un fortino democratico come questo, il 42,9 per cento ottenuto da Donald Trump non è assolutamente poco. Dalle mappe che ci offre il New York Times (shorturl.at/rBJKQ), la situazione è chiara.

“La situazione che illustra il voto nello Stato di New York è speculare al voto dei miei iscritti al sindacato. Il mio Stato è diviso e ugualmente lo sono i nostri membri. Le contee al di fuori di New York sono repubblicane, mentre le zone centrali e Manhattan sono democratiche. Quindi i nostri membri si sono divisi, con il 40% circa di voti per Trump. Il nostro sindacato ha appoggiato Biden, perché ovviamente le sue politiche sono più amichevoli nei confronti dei sindacati, anche se ha ricevuto molto dissenso dagli iscritti. Ciò che queste elezioni hanno fatto è far aprire gli occhi al movimento operaio su come ci sia bisogno di puntare sull’educazione politica degli sicritti. Al momento non è abbastanza.”

E nello specifico, come è andato il voto per vie postali?

“Credo che il partito democratico debba tutto agli impiegati del servizio postale. I Democratici si sono organizzati molto sul campo per convincere la gente a votare per posta, perché avevano previsto che i problemi sarebbero sorti il giorno delle elezioni nei seggi. Sebbene ci siano stati alcuni problemi, confusione e lunghe file il giorno delle elezioni, il fatto che così tanti americani abbiano inviato le loro schede ha contribuito a rendere quel giorno meno caotico. La retorica di Trump secondo cui il servizio postale fosse inadeguato e che, a un certo punto voleva anche smantellare il servizio postale degli Stati Uniti (USPS), ha aiutato il partito democratico a organizzarsi tramite questa via per le votazioni, perché USPS è un’istituzione fondamentale negli Stati Uniti. C’è stato un forte contraccolpo alla propaganda di Trump, che ritiene questo servizio, che in passato provò anche a smantellare, totalmente inadeguato. Le persone dotate di buon senso sanno che l’USPS è il sistema migliore al mondo, il servizio più economico e affidabile negli Stati Uniti e direi anche altrove. Le affermazioni di Trump sono infondate e la gente lo sa. ”

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Tra incertezze e polemiche, come se ce ne fosse bisogno di ulteriori, è spuntata anche la notizia di una presunta scomparsa di 300mila schede, una notizia che ha generato un forte scandalo, dato il testa a testa tra i due candidati, un numero di schede tali da poter invertire le sorti del Paese. Al momento i magistrati stanno indagando: per ora quello che si sa è che alcuni Stati hanno tempistiche molto lunghe per quanto riguarda la ricezione dei plichi via posta.

“Ci sarà un grande cambiamento nell’amministrazione Biden. I democratici mantengono il controllo della Camera e hanno guadagnato anche alcuni seggi al Senato, questo dovrebbe rendere più facile iniziare a invertire politicamente la rotta rispetto alle politiche di Trump. Gli Stati Uniti devono ristabilire le loro relazioni con la comunità internazionale e devono ripristinare l’ordine e fornire misure di sicurezza. Non sarà facile, ma ci arriveremo”

Intanto, Donald Trump annuncia ricorsi in tutti gli Stati in cui la legge permette un nuovo conteggio, che sono quelli in cui il candidato non è riuscito a staccare l’avversario di almeno un punto. Ma c’è un dato che fa notare Karl Rove, stratega non di certo democratico, che sul Wall Street Journal ragiona su come il riconteggio, matematicamente parlando, non porterebbe a nessun cambio di scenario. E mentre i senatori più vicini al Partito Repubblicano hanno invitato Trump ha lasciare pieno mandato al neo-eletto, della battaglia legale sembra non essere convinto nemmeno Trump, che però vuole tenere in stato di agitazione il suo elettorato.