“Il fondo Loss and damage è un punto critico”. Federica Gasbarro, attivista per il clima di Youth 4 Climate delle Nazioni Unite, commenta così la decisione presa a chiusura della Cop27 sull’introduzione di uno stanziamento economico per risarcire i paesi più colpiti dal cambiamento climatico. Non è ancora stata presa nessuna decisione definitiva e per Gasbarro il bicchiere è pieno solo a metà: “Hanno istituito una tecnica per raggiungere un obiettivo, ora bisogna capire come gestire questi soldi per farli effettivamente arrivare agli Stati più vulnerabili”. In ogni caso, siamo davanti a una prima volta nella storia : “I Paesi più ricchi hanno acconsentito che questo fondo venga stanziato, mentre durante la scorsa Cop non c’era alcun accordo”.
Cento miliardi a disposizione dei Paesi più vulnerabili, con l’obiettivo di inserirli in un percorso di transizione ecologica. Ma l’attivista Federica Gasbarro avverte: “È un tema di giustizia sociale, ora bisogna gestire questi soldi”
È di cento miliardi la cifra che sarebbe a disposizione dei paesi più vulnerabili davanti al cambiamento climatico. I più a rischio sono gli stati insulari, come spiega l’attivista: sul podio ci sono le Isole Marshall, “già in parte sommerse”. Con l’innalzamento delle temperature la comunità internazionale è davanti a un paradosso, sottolineato da Gasbarro: “I Paesi più colpiti sono anche quelli che inquinano meno di tutti” perché ancora in fase di sviluppo. Loss and damage ha l’obiettivo di facilitare la loro transizione ecologica, in modo da inserirli fin da subito in un percorso di crescita sostenibile, “evitando loro di fare gli stessi errori che abbiamo fatto noi”.
Così la lotta al climate change diventa anche un tema di giustizia sociale. “Tutto questo è percepito come lontano dalla quotidianità, ma è importante sottolineare quanto il cambiamento climatico sia materia di diritti umani”. Uno dei punti discussi durante la Cop27 è stato quello dei migranti climatici. L’attivista argomenta che il diritto internazionale deve ancora progredire molto perché “non riconosce loro lo status di rifugiato a chi fugge da eventi atmosferici estremi”.
I tempi lunghi della politica internazionale si scontrano così con le soluzioni immediate richieste dagli attivisti. Gasbarro, inserita da Forbes nella lista degli Under 30 che possono cambiare il mondo, è stata una dei cento giovani che ha portato la voce degli attivisti all’interno del Palazzo di vetro durante il Vertice per il clima del 2019. Nel dare un giudizio sui risultati della Cop27, Gasbarro spiega che bisogna ricordare come “nei processi di negoziazione non c’è uno Stato leader che decide” e che all’interno della comunità internazionale “non c’è coercizione”. Per questo si rendono necessari compromessi, spesso a ribasso. “Da attivista sei più libero e puoi essere più radicale. D’altra parte, non hai i mezzi necessari per incidere come invece hanno i politici”.
L’obiettivo di mantenere entro il 2030 le temperature sotto gli 1,5 gradi rispetto all’epoca pre industriale, confermato dalla conferenza sul clima, è considerato non realistico dagli attivisti. La Cop27 è iniziata con 1,15 gradi in più rispetto al periodo di riferimento. Per questo Gasbarro taglia corto: “Considerando l’inerzia climatica e che negli scorsi decenni abbiamo continuato a inquinare molto, è verosimile che ormai non si riesca a mantenere l’impegno”.