La recente ondata di maltempo in Italia sembra essersi conclusa, dando spazio all’arrivo della primavera. Le precipitazioni degli scorsi giorni, oltre ad aver portato a una diminuzione delle polveri sottili presenti nell’aria di Milano e di altre città italiane, hanno causato anche grandi problemi tra esondazioni e allagamenti. Durante l’allarme meteo, il Veneto era stato messo in allerta rossa a causa delle inondazioni che avevano colpito la provincia di Vicenza, mentre le altre regioni hanno subito danni minori. A Milano, il rischio di esondazione dei fiumi Lambro e Seveso si è fatto sentire, portando la protezione civile a prendere misure preventive. Al parco Lambro in particolare, la notte tra il 22 e il 23 febbraio sono state evacuate le comunità presenti all’interno dell’area verde, dopo che il fiume in piena aveva superato i due metri di altezza (l’esondazione avviene quando raggiunge tre metri).
Fortunatamente le esondazioni del Lambro, il più grande dei tre fiumi presenti a Milano, non sono frequenti, ma il pericolo si è concretizzato diverse volte. Secondo l’Osservatorio meteorologico Milano Brera (la più longeva tra le stazioni di monitoraggio, attiva fin dal 1763), le esondazioni degli ultimi decenni risalgono al 1976, al 2002 e al 2014. In tutti e tre i casi, l’alluvione è avvenuta nella zona di Crescenzago, con allagamenti di vaste aree del parco e di zone limitrofe. I rischi più grandi si corrono tipicamente nei mesi di ottobre e novembre, ovvero il periodo più piovoso dell’anno per il capoluogo lombardo. Anche a inizio novembre dello scorso anno, infatti, il fiume era in piena a causa delle intense precipitazioni; in questo caso, a patire le conseguenze del maltempo è stata principalmente Monza, con sottopassaggi allagati e disagi per il traffico cittadino.
A questo proposito, l’amministrazione comunale sta realizzando in questo periodo diverse opere per prevenire i danni di eventuali esondazioni. Si chiamano “vasche di laminazione”, e sono strumenti che vengono attivati proprio nei momenti di piena. Quando il livello è troppo alto rispetto allo standard, viene aperta la vasca, che può contenere metri cubi d’acqua nell’ordine delle centinaia di migliaia, in modo da far defluire il corso d’acqua al suo interno e contenerne l’altezza; l’acqua rimane in “stagnazione” all’interno di questa enorme cisterna fino alla fine del periodo di precipitazioni, e solo successivamente viene immessa di nuovo nel corso d’acqua in maniera graduale.
Questa soluzione è la strada principale che ha scelto di percorrere l’amministrazione della Regione, almeno secondo quanto emerso dalle parole che l’assessore al Territorio e sistemi verdi della regione Gianluca Comazzi ha espresso l’anno scorso dopo le precipitazioni di novembre. Soltanto un mese dopo venivano terminati i lavori della prima vasca — delle quattro previste — per il Seveso, tra le polemiche di alcuni esponenti politici che affermavano che la vasca serviva solo per coprire i quartieri di Milano e non i Comuni e le zone a monte. La vasca in questione è entrata in funzione per la prima volta lo scorso 10 marzo, durante l’ultima ondata di maltempo. Dieci giorni dopo, il 20 marzo, è stato annunciato l’avviamento di nuovi cantieri, uno a Gessate per il torrente Trobbia, un altro invece Carnate, in provincia di Monza, per contenere il Molgora.
Questi progetti, per quanto sembrino un’efficace soluzione, non contemplano due grandi problemi che stanno a monte. Come mai aumentano sempre di più i rischi di alluvioni? Come mai sembra sempre più difficile fronteggiare questi pericoli?
Questi progetti, per quanto sembrino un’efficace soluzione per contenere lo straripamento dei fiumi e dei torrenti, non contemplano due grandi problemi che stanno a monte. Per comprenderli, bisogna porsi due domande. Come mai aumentano sempre di più i rischi d’alluvioni? Come mai sembra sempre più difficili fronteggiare questi pericoli? Per rispondere alla prima, occorre spolverare una questione che periodicamente riemerge nel dibattito pubblico politico, ovvero la crisi climatica. È ormai appurato, infatti, che l’aumento delle temperature sta causando, tra i vari effetti, il verificarsi di eventi atmosferici sempre più estremi e in modo sempre più frequente. Lo dimostrano anche le grandi alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna la scorsa estate. Per rispondere invece alla seconda domanda, serve invece far presente che sempre più studi evidenziano come l’urbanizzazione e la cementificazione rendono il terreno molto più impermeabile. Ciò significa che, nel momento in cui le acque straripano, il danno che causano sarà molto più ampio, proprio perché verranno riassorbite dalla terra con molta più fatica.