Una selezione di 25 poeti in altrettanti volumi, essenziali, piccoli e colorati, con copertine illustrate. Dalle poesie d’amore di Pablo Neruda all’ironia di Wislawa Szymborska, dai classici dell’Otto e Novecento a due autori viventi di livello internazionale come l’afroamericano Jericho Brown e il vietnamita Ocean Vuong.Un appuntamento settimanale con la poesia per ricordare che appartiene a tutti noi: proprio in occasione della Giornata Unesco dedicata ai versi, il Corriere della Sera ha scelto di lanciare la sua nuova collana, La poesia è di tutti.
Un appuntamento settimanale con la poesia per ricordare che appartiene a tutti noi: proprio in occasione della Giornata Unesco dedicata ai versi, il Corriere della Sera ha scelto di lanciare la sua nuova collana, “La poesia è di tutti”
L’iniziativa nasce dall’intento del quotidiano di consolidare il suo status di istituzione culturale nel Paese: lo fa già con La Lettura, storica rivista tornata nel 2011 in seguito allo stop del dopoguerra, in cui la critica svolge il fondamentale compito di mediazione tra la complessità dei componimenti poetici e un pubblico che ha bisogno di comprenderli appieno.Tra le notizie che minacciano di distruggere il nostro equilibrio, questa collana fornisce ai lettori un altro appiglio per evadere dallo shock provocato dalla quotidianità. “La poesia serve proprio ad allontanarci da una sensazione di spavento per fare spazio allo stupore – esordisce Barbara Stefanelli, vicedirettrice vicaria del Corriere, nell’aula magna dell’Università Cattolica di Milano, partner del progetto –, uno stato di meraviglia che ci fa riaprire verso il bello e permette anche di cogliere il dolore degli altri. Il messaggio – aggiunge – è che la poesia può entrare nelle nostre vite così come un libretto entra nelle nostre tasche, aiutandoci ad attraversare la confusione fino a raggiungere un cortile interno in cui si fa pace con la realtà”.
Mettere la poesia al servizio di tutti evita che rimanga imprigionata negli ambienti intellettuali, che si tratti soltanto sulle antologie del liceo e che continui ad apparire come una stella irraggiungibile. “Ai più sfugge la contemporaneità della poesia e, inoltre, c’è una poesia contemporanea che necessita di maggiore comprensione”, ammonisce Franco Anelli, rettore dell’ateneo.In un’epoca in cui le forme classiche della comunicazione sono messe alla prova dalle tecnologie, bisogna coltivare la creatività: “Le macchine possono essere in grado di riprodurre lo stile, ma non riescono a essere creative. Nell’uso del linguaggio e nella sua capacità di evocazione la poesia raggiunge i massimi livelli di creatività, e riprendere in mano certi testi è una grande opportunità di arricchimento”. Durante la serata, la contemporaneità è stata rappresentata da Filippo Capobianco, campione italiano di poetry slam, un’arte performativa praticata in pubblico che associa scrittura e recitazione. Studente di fisica ventiquattrenne, Capobianco ammette che “come nella poesia, anche nelle formule c’è una certa ricerca dell’eleganza, perché i fisici aspirano a una bellezza universale da raggiungere con meno simboli possibile”.
La poesia può farsi leggere e ascoltare da chiunque lo desideri, anche se l’autore sembra rivolgersi a qualcuno o qualcos’altro: Montale invoca Clizia, Leopardi dà del tu alla luna.“Tutte le cose sono interrogabili, ma i destinatari siamo sempre noi. Il poeta non è nulla se non c’è un interlocutore a condividere la sua insania, come Sancho Panza rende reali le fantasticherie di Don Chisciotte”, spiega Daniele Piccini, curatore della collana. Per lui, il linguaggio della poesia “ha una temperatura più alta del normale e, come il vetro, si lavora a caldo”. Per il docente e scrittore Giuseppe Lupo, invece, “gli uomini parlano due lingue: una quando siamo in giacca e cravatta e una quando siamo ancora in pigiama. Proprio quest’ultima ha il potenziale per diventare letteratura perché, per quanto aggrovigliata, è quella più autentica”.
Poiché la poesia non è altro che parole in musica, la chiusura è stata affidata al pianista Stefano Bollani e all’attrice Valentina Cenni. I due, in un’esibizione piano e voce, hanno proposto alcuni brani del repertorio dei Cantacronache, un collettivo che, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ha aperto la strada al cantautorato italiano, da Tenco a De André.Nel suo discorso durante la cerimonia per il ritiro del premio Nobel, Eugenio Montale definì l’attività poetica “un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo; una malattia endemica e incurabile”. Ma che, quando accolta e non respinta, ci può aiutare a guarire.