Almeno una volta l’avrà pensato anche il più romantico degli elettori. “A che serve andare a votare? Tanto sono tutti d’accordo“. Destra, sinistra, centro, i politici vogliono solo restare a galla più a lungo possibile, e per farlo sono disposti a venire a patti con chiunque. Il sindaco – Italian politics for dummies, il primo docufilm firmato dalle Iene, sposa proprio questa tesi così nazional-popolare. Ma lo fa con una forza devastante: tutto il “dietro le quinte” della campagna elettorale per le comunali di Palermo del 2017 documentato giorno per giorno attraverso una microcamera. Ismaele La Vardera, palermitano di 25 anni dall’appariscente chioma bionda e inviato della trasmissione di Italia 1, in quell’elezione era candidato sindaco, appoggiato da Noi con Salvini e da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. All’indomani del voto dell’11 giugno – in cui La Vardera raccolse il 2,7 per cento delle preferenze – si scoprono le carte: la corsa elettorale era stata l’occasione per registrare di nascosto, in pieno stile Iene, incontri, promesse e trattative tra il giovane candidato e i maggiorenti della politica siciliana e nazionale. Ismaele anticipa che ne verrà fuori un documentario, un prodotto assolutamente inedito e potenzialmente esplosivo. Quasi un anno e mezzo dopo – il 26 novembre 2018 – Il sindaco esce nelle sale, accompagnato da un lungo battage pubblicitario del programma di Mediaset. Che anticipa rivelazioni sconcertanti, un terremoto in grado di delegittimare un’intera classe politica. Dopo averlo visto, però, si può parlare di una promessa rispettata solo a metà.

I contenuti, di questo va dato atto alle Iene, sono tanti e valgono il prezzo del biglietto. Ismaele documenta i propri incontri con i ras della politica locale (Rosario Crocetta, Gianfranco Miccichè, Marianna Caronia, Totò Cuffaro) e nazionale (Meloni e Salvini, ma anche Ignazio La Russa e Giancarlo Giorgetti) con registrazioni genuine, in cui si assiste allo spettacolo della politica politicante spogliata di ogni ipocrisia. Quando si presenta ai leader di partito, La Vardera è un giovanissimo giornalista d’assalto, che ha guadagnato una certa fama per aver portato alle dimissioni la giunta del comune di Villabate sollevando uno scandalo sulle irregolarità del voto per le europee. Incoraggiato a candidarsi come outsider civico dal consigliere comunale Filippo Occhipinti, ben presto ci prende gusto e inizia a immaginare il salto di qualità. Entra in contatto con Matteo Salvini, che ne intuisce il potenziale e gli concede l’appoggio, accettando di rinnegare in un video le proprie vecchie esternazioni anti-meridionali. Poi, per evitare un’identificazione troppo stretta con la Lega, Ismaele cerca il sostegno di Fratelli d’Italia, con La Russa e Meloni che gli dicono sì senza pensarci troppo. Rotto in questo modo il ghiaccio, comincia il valzer dei notabili siciliani, che si avvicinano con cautela al corpo estraneo, cercando di capirne la natura e di sondarne la disponibilità al compromesso.

Ma cosa vogliono ottenere, i politici più navigati, dall’esordiente biondino? Dipende. Per i leader nazionali la risposta è semplice: grazie a loro Ismaele ottiene visibilità e voti, offrendo in cambio l’immagine popolare di un candidato giovane e con la faccia pulita. Così il film ci mostra Salvini che, due ore dopo aver conosciuto Ismaele e ancor prima di aver ufficialmente deciso di appoggiarlo, lo elogia in diretta tv nazionaleL’aria che tira, descrivendolo come una ventata d’aria fresca contro il “sistema” degli Orlando, dei Crocetta e dei Miccichè. O la Meloni che addirittura lo paragona a Paolo Borsellino (“lui a 23 anni è diventato giudice, non vedo perché Ismaele non possa fare il sindaco”). A dire la verità, però, dai dialoghi registrati non viene fuori nulla di scandaloso. Certo, c’è il gusto un po’ voyeuristico di osservare come si comportano i nostri rappresentanti a telecamere spente, quando mostrano tutto il cinismo della politica come professione. Sia i leghisti che gli ex missini non sembrano farsi troppe domande sul profilo ideologico del proprio candidato, mostrandosi molto più interessati al risultato elettorale. Ma ne Il sindaco non c’è nulla in grado di rovinare l’immagine pubblica di Salvini e Meloni, e nemmeno dei loro luogotenenti Giorgetti e La Russa. Non è difficile, quindi, capire perché abbiano acconsentito alla pubblicazione.

È nelle “intercettazioni” dei dialoghi tra La Vardera e i volti noti della politica siciliana, invece, che si assiste alle scene più potenti. Ad esempio l’ex governatore  Rosario Crocetta – omosessuale, già comunista e sindaco antimafia, eletto come simbolo del rinnovamento nel 2012 – che offre al candidato leghista un appoggio sotterraneo, candidando un proprio uomo nelle sue liste, in cambio di voti per Michele Emiliano alle primarie del Pd. O Miccichè, il luogotenente di Berlusconi in Sicilia, che invita Ismaele a ritirarsi dalla corsa favorendo l’elezione di Fabrizio Ferrandelli, candidato sindaco del centrodestra, in cambio di un posto da assessore. Con una minaccia non troppo velata: “Se noi perdiamo per l’1% e tu prendi l’1%, allora ci incazziamo“. E c’è persino Totò Cuffaro: l’ex presidente della Regione, condannato a sette anni per favoreggiamento a Cosa Nostra, parla al giovane giornalista come uno che tira ancora i fili a suo piacimento. “Io ti posso far eleggere dove vuoi”, gli assicura, incoraggiandolo a sostenere Ferrandelli. Ne esce uno spaccato cupo e asfissiante, in cui idee e programmi elettorali sono invisibili sotto il fuoco incrociato dei do ut des. Ma, a pensarci bene, non è nulla che un medio conoscitore dei meccanismi della politica non possa immaginare da sè. Anche qui, pertanto, la vera cifra del documentario resta la resa in video, nuda e cruda, di rituali che di solito restano confinati alle stanze delle segreterie di partito. Manca lo “scandalo” vero e proprio, lo scoop capace di rovinare una carriera. Tanto più che sia Crocetta che Cuffaro, per motivi diversi, sono ormai fuori dall’agone politico, perlomeno in prima persona.

Il piatto forte de Il sindaco, il passaggio centrale dell’intero film, è un altro. Nel corso della campagna Ismaele incontra Antonino Abbate, nipote del boss di Cosa Nostra Gino u’mitra, che gli viene presentato da un consigliere comunale, Franco Maria Musotto. Non si rende conto di chi ha davanti fin quando Abbate non si presenta, offrendogli un pacchetto di voti: 300 preferenze al costo di 9mila euro, 30 euro ciascuna. Mi sono cagato sotto“, confesserà La Vardera. E in effetti registrare di nascosto il figlio di un boss è roba forte. “Quando il povero non può mangiare viene qua da noi – dice Abbate a Ismaele – se al popolino non glielo diciamo noi chi votare, loro non votano nessuno“. Dopo l’incontro, il giovane candidato caccia Musotto dal proprio staff e va in Questura a denunciare Antonino Abbate. “Quando l’ho detto a mia madre si è messa a piangere – confessa alle Iene - è stato un momento davvero brutto. Cosa mi poteva dire? Se mio figlio mi dicesse che ha denunciato gli Abbate, gli darei una fracchia di legnate. Ma che vuoi fare, l’eroe? Però io, ai miei figli, un giorno vorrei dire che il loro padre ha provato a fare qualcosa per cambiare la propria terra”. Ecco: non sarà l’inchiesta sullo scandalo Watergate, e forse non aveva nemmeno l’ambizione di esserlo. Ma se Il sindaco ha qualcosa di unico, è proprio questa storia.