La Colombia da domani avrà un nuovo volto, ma ancora non si sa se la faccia in cui i suoi abitanti si rispecchieranno sarà quella di Gustavo Petro o di Rodolfo Hernández. “Da una parte queste sono le elezioni presidenziali più incerte perché c’è una differenza di meno di mezzo punto tra i due. A favore di Petro, però sicuramente meno di mezzo punto non è un risultato. Dall’altra, è certo che la Colombia abbia rotto con un establishment che finora l’ha sempre governata. Al di là di chi vinca, l’indicazione forte è che si deve cambiare”.
La giornalista della redazione Esteri di Avvenire Lucia Capuzzi ricorda che oggi contestare il sistema colombiano non vuol dire in automatico schierarsi con chi imbraccia le armi per sovvertire un ordine. Tuttavia, fino all’accordo di pace del 2016 tra governo e Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, protestare voleva dire mettersi dalla parte delle Farc: “Tutto il dibattito pubblico e anche tutta la normale dialettica tra politica e società civile in Colombia è stata per oltre cinquant’anni ostaggio della guerra: se si organizzava uno sciopero, una manifestazione o una protesta, al di là che fosse pacifica o meno, immediatamente nel dibattito pubblico veniva utilizzata l’etichetta di movimento filo-guerriglia”.
L’economista Gustavo Petro è un ex guerrigliero. Non ha a che fare con le Farc: ha militato nel Movimiento 19 de Abril e per questo è contestato da una parte della popolazione. Ha 62 anni e dieci anni fa governava la capitale Bogotà. È la terza volta che prova a vincere le elezioni e a far virare la Colombia verso sinistra in una società che Capuzzi descrive come conservatrice, divisa a metà e polarizzata: “Petro è amato, amatissimo da metà della popolazione e odiato, odiatissimo dall’altra metà. Il suo problema è riuscire ad avere il sostegno di un po’ più della metà per poter conquistare la presidenza”.
“Petro è amato, amatissimo da metà della popolazione e odiato, odiatissimo dall’altra metà. Il suo problema è riuscire ad avere il sostegno di un po’ più della metà per poter conquistare la presidenza”.
Il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale sono state le diseguaglianze. Un altro tema su cui ha puntato molto è l’ambiente e ha voluto come vicepresidente Francia Márquez: “Più che leader politico, lei è un’attivista ambientale. Essere ambientalista in America Latina non vuol dire contestare un sistema di interessi miliardari e rischiare la vita”.
La giornalista si riferisce all’estrazione di risorse naturali da vendere sul mercato internazionale “con metodi che sono inaccettabili in Europa, negli Stati Uniti e in Canada“, ma qui possibili grazie alla complicità di imprese, multinazionali e poteri locali. Uno degli stati colombiani grandi produttori di materie prime è proprio il Cauca di Márquez, che nel 2018 ha vinto il premio Goldman per il suo impegno contro l’estrazione illegale dell’oro e nel 2019 è scampata ad un attentato.
“Tanti voteranno Hernández perché non è Petro. Se dovesse vincere, il fattore determinante non sarebbe la sua comunicazione su TikTok, ma il forte l’antipetrismo di una parte della società colombiana”.
L’emergenza climatica dell’America Latina dovuta all’accaparramento di risorse ha trovato una forte sensibilità nei giovani. A destra, i ragazzi potrebbero essere invece attirati dalla strategia delle reti sociali messa a punto dal candidato indipendente Rodolfo Hernández. L’imprenditore 77enne sulla bio di Twitter si definisce “El Rey del Tiktok”. A differenza del suo avversario, non è abituato al dibattito pubblico e al comizio: “Per presentarsi al tradizionale dibattito della vigilia ci è voluto un ordine della Corte Suprema, però fino all’ultimo è stato un tira e molla”. Hernández ha impostato tutta la campagna elettorale improntata sulla corruzione anche sul social che tanto piace alla generazione Z.
Lucia Capuzzi dice che il suo stile potrebbe intercettare dei voti o dei consensi più giovani, però la questione è molto più complessa: “Tanti voteranno Hernández perché non è Petro. Se dovesse vincere, secondo me il fattore determinante non sarebbe TikTok, ma è l’antipetrismo di una parte della società colombiana che è molto molto forte”.
Un antipetrismo presente nei vertici dell’esercito, nelle classi medie urbane che “temono che Petro sia la testa di ponte della guerriglia per portare il socialismo” , pensano che nella riforma agraria proposta includa una collettivizzazione delle terre e lo identificano con quel narco-terrorismo che ha spinto a votare no al primo referendum sugli accordi di pace.