Yassine non si ferma un attimo. Lì, dietro al bancone, si divincola tra kebab, verdure e patate fritte, senza tralasciare il dialogo continuo con i clienti che vanno e vengono nel suo locale. L’indole stakanovista di Yassine nasce in Germania, dove ha vissuto e studiato per cinque anni, prima di trasferirsi a Milano poco più che ventenne. “Ormai parlo meglio il milanese del pakistano”, dice sorridendo al proprio collega alle spalle.
Varcata la porta d’ingresso di Hela chicken & pizza kebab, si vede esattamente tutto quello che ci si aspetta da un kebabbaro, ma la spontaneità di Yassine (e un inaspettato Egitto-Libano di calcio in tv) dà un qualcosa in più al negozio. Tra una semplice bottiglietta d’acqua e un kebab preparato in un nano-secondo, Yassine si scrolla di dosso la timidezza e ripercorre la sua storia.
“Il mio capo decide dove mandarmi in base a dove c’è bisogno: oggi sono qui, domani potrei essere a Maciachini e dopodomani non lo so”, dice Yassine, pendolare del kebab.
L’arrivo in terra lombarda è stato facilitato dalla presenza di alcuni amici, che sin dal primo giorno gli hanno garantito un tetto e un lavoro. Prima a Maciachini, poi a Sesto San Giovanni, passando per il Triveneto, tra Udine, Venezia e Gorizia. Ora Yassine ha trovato la sua stabilità nella periferia Nord-orientale di Milano a Crescenzago, senza comunque smettere di girare. “Il mio capo decide dove mandarmi in base a dove c’è bisogno: oggi sono qui, domani potrei essere a Maciachini e dopodomani non lo so”.
La storia di Yassine lascia trasparire tutte le difficoltà e le avventure che un giovane ragazzo di 27 anni ha dovuto affrontare. Un lunghissimo viaggio ha portato Yassine dal suo Pakistan fino al negozio di via Padova, dove lavora da quasi otto anni. Yassine non nasconde il suo legame con Milano e con i milanesi, facendo un cenno verso un’anziana dal chiaro accento locale che non ti aspetteresti di incontrare in pieno pomeriggio in un kebabbaro di periferia.
Nel concludere il suo racconto, Yassine non poteva non citare il Covid.“Appena è iniziata la pandemia sono scappato in Germania. Lì sono rimasto disoccupato, ma i miei amici mi hanno aiutato e sono riuscito a vivere bene”. Il ritorno a Milano è coinciso con il ritorno alla normalità, soprattutto a lavoro, con turni che spesso arrivano anche a dodici ore. Ma Yassine non lascia filtrare alcun segno di fatica e con il sorriso stampato in viso torna a cucinare e a chiacchierare con i suoi clienti che in lui ritrovano una piccola oasi nel caos milanese.