Kebab, salsa piccante e incertezza economica. Pare questa la ricetta che da inizio pandemia accompagna i titolari delle attività di ristorazione kebab milanesi, così come quelle nel resto d’Italia.
“Tutte le spese sono aumentate notevolmente e ho un 30/40 per cento di clienti in meno. Siamo disperati”, racconta Mesut, turco di 38 anni, titolare del ristorante ‘Mezzaluna Kepap’, nel quartiere milanese di Sesto San Giovanni. “Da quando c’è il Covid-19 faccio sempre meno incassi: se non hai i soldi non puoi mangiare fuori. Prima del Covid c’era molto traffico, a tutte le ore passava tanta gente lungo questa strada, adesso c’è meno vita e quindi faccio meno incassi. In molti hanno avuto problemi di lavoro, perciò non possono permettersi di mangiare fuori: se non hai i soldi non puoi mangiare”, prosegue. Mesut, che in Italia vive da 21 anni, ha aperto la sua attività nel 2015, dopo aver fatto per diversi anni il muratore in giro per la Regione.
“Da quando c’è il Covid-19 faccio sempre meno incassi: se non hai i soldi non puoi mangiare fuori e ho sempre meno clienti”. Per Mesut l’incertezza economica è il presente.
Le sue parole di timore e disperazione, nonostante l’espressione apparentemente serena, sono la conferma del difficile momento che tutti stanno vivendo. La sua paura, dice, è soprattutto per la sua famiglia, composta dalla moglie e due figli. Oltre all’aumento dei costi (della materia prima ma anche quelli di produzione) e la perdita di molti clienti, i ristoratori hanno dovuto fare i conti con tutte le restrizioni e i controlli da effettuare per contenere la pandemia. Restrizioni che, racconta Mesut, sono e continuano ad essere applicate in maniera ligia. Inoltre, il continuo ‘apri e chiudi’ che ha caratterizzato gli ultimi due anni preoccupa i titolari per un altro possibile stop.
“Durante il primo lockdown sono rimasto chiuso senza fare l’asporto, non avevo nessun fattorino: sarebbe stata una spesa aggiuntiva che non potevo sostenere e i servizi di consegna di cibo a domicilio non erano ben organizzati”, aggiunge Mesut. Altre perdite sono arrivate, da quando al ristorante possono entrare solo i vaccinati e i guariti, dato che il green pass base da tampone non basterà più. Le attività vedranno l’ulteriore perdita di quei clienti più restii alla vaccinazione. Per loro rimane la possibilità dell’asporto. “Speriamo che tutto si risolva presto e per il meglio, e che soprattutto non decidano di farci richiudere nuovamente. Sarebbe impossibile ripartire ancora”, conclude Mesut, salutando con il sorriso da dietro il banco del suo ristorante di via Fratelli Picardi.