Un sogno, un miraggio. Lungo il fiume Reno c’è una pista ciclabile, lungo il Danubio anche. Lungo il Po no. Se ne parla da anni, ma non se ne è mai fatto nulla. Adesso c’è qualcosa di più concreto, un progetto del Politecnico di Milano dal nome attraente: “Vento”, l’acronimo di Venezia-Torino. La ciclopista che congiungerebbe le due città transitando attraverso circa 700 km di percorsi sulle sponde del fiume padano. In parte utilizzando percorsi esistenti, in parte adeguando strutture presenti già in loco, solo in parte realizzando opere partendo da zero.
L’idea nasce nel lontano 2010 da un gruppo di architetti, ingegneri e urbanisti del Politecnico milanese che si è interrogato su come valorizzare il territorio padano, mettendo in campo una serie di risorse per tenere in vita i piccoli comuni e per far riscoprire una bellezza di cui si può godere solo attraverso la lentezza negli spostamenti. Come ci ha illustrato Paolo Pileri, docente di pianificazione urbanistica al Politecnico di Milano e responsabile scientifico di Vento, l’idea è stata quella di immaginare di usare la bicicletta per viaggiare quasi come per ripristinare dei fili. “Oggi le piste ciclabili italiane sono dei fili scuciti l’uno con l’altro”, Paolo Pileri docente del Politecnico di Milano“Oggi le piste ciclabili italiane sono dei fili scuciti l’uno con l’altro, in realtà il progetto di un unico grande collegamento come nel caso di Vento, deve essere l’opportunità per le persone di liberarsi dal concetto di velocità e stress” – dichiara Pileri – .L’idea è ricucire la bellezza dispersa lungo le rive del fiume Po, attraversando borghi e città da vedere con una prospettiva diversa. Pedalando, chiaro: ma anche guardando, ascoltando, annusando e gustando, per condividere una bella esperienza che è anche un gesto di partecipazione”.
Le città toccate da Vento sono Venezia, Ferrara, Mantova, Parma, Milano, Alessandria e Torino, che si raggiunge attraverso il Naviglio Pavese. Se si parte dal Lido di Venezia, dopo due tratte in traghetto, si arriva a Chioggia, per poi raggiungere il Polesine attraverso il canale di Burana. Da lì si prosegue sul Po fino a Pavia, dove attraverso la ciclabile del Naviglio Pavese si arriva a Milano. Dal capoluogo lombardo si può raggiungere il Piemonte attraverso il Monferrato, fino a Torino, passando per una miriade di cittadine e centri abitati minori. In alcuni tratti, come quello tra Cremona e Stagno Lombardo, il percorso sfrutta le strade di servizio che percorrono le sommità degli argini del fiume Po, mentre per altre porzioni di percorso come per il lotto piemontese tra Chivasso e Trino vercellese, è stato solo pubblicato il bando di gara per i lavori circa sei mesi fa.
Il costo dell’opera si aggirerebbe sui 180 milioni di euro. I fondi a disposizione corrispondono a poco più di venti milioni, di cui tredici finanziati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti attraverso le leggi di stabilità del 2016-2017. Il cicloturismo dove viene praticato genera ricchezza sul territorio attraversato. In Germania 3,9 miliardi di euro all’anno, in Francia si parla di 16.500 occupati nel settore, in Austria 7.500. Nel caso di Vento sarebbero più di 10.000 le aziende agricole potenzialmente interessate dal percorso e che potrebbero trarre benefici dalla frequentazione dolce, duemila invece i posti di lavoro stimati e stabili.
Ad oggi non è possibile determinare una data di fine lavori di Vento tenendo conto che circa il 45 per cento del percorso necessita ancora di interventi di adeguamento.