Più di un milione di veicoli circolanti sul territorio nazionale, di cui quasi 6mila camion e circa 5mila autobus, almeno 1500 stazioni di rifornimento, per una filiera di oltre 20mila posti di lavoro. I numeri del metano da auto-trazione in Italia non sono trascurabili e il settore è con le gomme a terra dagli inizi di ottobre. L’aumento dei costi energetici ha fatto raddoppiare (da uno a due euro al chilo, in media) il prezzo del metano in quasi tutte le regioni del Paese: quello che un tempo era il carburante più conveniente adesso detiene ancora questo titolo, ma con un vantaggio irrisorio rispetto a gasolio e benzina. A pagarne le conseguenze sono gli automobilisti, che nel metano non vedono più un’opportunità di risparmio, ma soprattutto i distributori, in quanto gli aumenti si sono scaricati direttamente sulle pompe, con rincari mai visti prima e, di fatto, imponendo spese difficili da sostenere per le tasche dei cittadini.

La concentrazione dei distributori nella penisola non è uniforme e in particolare nel centro Italia si susseguono dallo scorso autunno sospensioni e chiusure delle attività: chi lo fa per semplice protesta, chi per l’impossibilità pratica di proseguire; molti esercizi, tra quelli rimasti aperti, mostrano dei cartelli di scuse rivolte ai loro clienti.L’improvvisa impennata si è registrata dal primo ottobre che, come spiegato in una nota sul sito dell’Unione Nazionale dei Consumatori, è la data in cui si firmano i contratti di fornitura. Inoltre, “a differenza del costo degli altri carburanti che oscilla, quello del metano si è sempre mantenuto stabile – dice Davide Rossi, responsabile di un distributore a Pero, alla periferia di Milano – e sull’aumento dei prezzi pesa in gran parte il caro bollette: siamo passati gradualmente dai 9mila euro mensili di gennaio ai 47mila di dicembre”.

Davide Rossi, responsabile di un distributore di metano alla periferia di Milano, è uno dei pochi che è riuscito a limitare i rincari. Se la situazione non dovesse migliorare, però, a ottobre si ritroverebbe nella stessa situazione di tanti altri

Davide Rossi, responsabile di un distributore di metano alla periferia di Milano, è uno dei pochi che è riuscito a limitare i rincari. Se la situazione non dovesse migliorare, però, a ottobre si ritroverebbe nella stessa situazione di tanti altri. La sua attività, però, è quella che nei dintorni garantisce il risparmio maggiore, tanto che nelle ore di punta per un rifornimento si sfiora la mezz’ora di attesa. “Ho avuto la fortuna – ammette – di firmare un accordo biennale a prezzo fisso all’inizio del 2020. Lo scoppio della pandemia, infatti, ha inasprito le questioni contrattuali. Ora il mercato è dominato dall’avidità: c’è meno fiducia da parte dei fornitori e chi compra è meno disposto al rischio”. L’unico sacrificio, per Davide e i suoi dipendenti, è la chiusura domenicale: “Nel weekend, specie in inverno, passano davvero pochi clienti. Perlomeno, così risparmiamo sulle bollette”. La luce in fondo al tunnel, tuttavia, non si vede ancora: “Possiamo solo sperare, perché è difficile fare previsioni adesso. Se la situazione non dovesse migliorare – avverte – a ottobre ci troveremo negli stessi panni di tanti altri, ignorati dalla politica e abbandonati a loro stessi”. A questo proposito, a fine gennaio Assogasmetano, Federmetano e NGV Italy (le principali associazioni che operano in Italia nel settore) hanno chiesto urgentemente al Governo l’apertura di un tavolo tecnico per superare l’emergenza. Consentirebbe di limare circa 25-30 centesimi nell’immediato: sembra poco, ma è abbastanza per riavviare un circuito al momento in panne.