Partire per un viaggio alla ricerca di sé stessi provando a superare i propri limiti: le salite e le discese di un territorio ma anche quelle interne fatte di paure, entusiasmi, ostacoli e rivincite. Paolo Cagniani, 34 anni, lo ha fatto. È partito da Colle Brianza in provincia di Lecco nell’agosto 2021 e ha attraversato mezza penisola italiana, 1200 chilometri solitari affrontati con la mountainbike. Tutto ciò per capire cosa si prova soffrendo; affrontando le stesse difficoltà che una sua amica ha provato dopo una complicanza dovuta al parto. Problemi fisici che le impediscono di proseguire come prima la sua vita.
Paolo Cagniani ha affrontato in solitaria 1200 chilometri in mountainbike. Lo ha fatto per capire cosa si prova soffrendo, affrontando le stesse difficoltà che una sua amica ha provato dopo una complicanza dovuta al parto.
Tutto nasce per caso: durante la quarantena, nel marzo 2020, Paolo decide che non può stare con le mani in mano e affrontare la sofferenza di una persona cara con l’occhio compassionevole di chi non la sta subendo nello stesso momento. Inizia a pensare ad un viaggio da fare che non può essere come quelli già fatti. Così coinvolge due associazioni con cui ha collaborato in passato tramite il suo lavoro di consulente per le imprese, Simbio e Rogersianamente:la prima «è una piccola associazione di Lecco formata da ingegneri e ricercatori ambientali volta a promuovere la modifica del proprio comportamento verso l’ambiente»; mentre Rogersianamente «desidera approfondire e promuovere gli orientamenti della psicologia umanistica», racconta Paolo.
Le coinvolge in un progetto a cui darà il nome di Direzione Libera: un viaggio fatto in mountainbike, equipaggiato solo con «uno zaino dotato di un pannello solare da 16 W, una tenda e qualche cambio», quindi a impatto zero e volto a riscoprire le bellezze naturali della nostra penisola; ma soprattutto un viaggio in solitaria: «Questi percorsi ti permettono di conoscerti meglio. Sei da solo ma è come se non lo fossi perché sei sempre accompagnato da te stesso. Inoltre, “liberandoti” della relazione con una persona cara sei più disposto a creare una comunità con chi incontri per la via».
Pedalando per 21 giorni, partendo dal Paese in cui vive, Colle Brianza (LC), passando poi per Pavia e da lì Parma e il Passo della Cisa; giù fino in Toscana. Quindi l’Alto Lazio, Roma fino all’Aquila. Poi in cima al Gran Sasso dove ha dormito due notti. Sceso dalla cima è risalito verso la pianura Padana tramite la costa marchigiana e da Pesaro ha preso il treno fino a casa: 1200 km totali, una media di 80 chilometri al giorno e dodicimila metri di dislivello totali.
Durante il percorso ha tenuto un diario di viaggio diventato poi un blog online: direzionelibera.it. Dove ancora oggi si possono apprezzare i suoi contributi sul viaggio e sulle persone, come lui, che volevano affrontare un cammino in modo diverso. C’è Oscar, cento chilometri al giorno trasportando pacchi per Milano in bicicletta. Paolo lo incontra a Berceto (PR), diretto a Roma, pedalando lungo l’antica via Francigena. C’è anche Laurine, incontrata a Bolsena e partita due mesi prima a piedi da Parigi, diretta anche lei verso la capitale.
Paolo chiude il suo racconto sul blog dal mare di Senigallia, poco prima di prendere il treno a Pesaro, con questa frase: «Sulla spiaggia rigiro tra le mani un frammento levigato di bottiglia, penso una Beck’s. Chissà la storia di chi ha bevuto da quella bottiglia, chissà se dentro vi cercava la propria direzione. Non me ne voglia, ma io le ho dato la mia.»