La partita sulla sanità in Lombardia, che ha da qualche giorno in Letizia Moratti una nuova protagonista in campo, vede intrecciarsi la gestione dell’emergenza Covid e la ricostruzione del sistema sanitario; d’altronde la pandemia ha messo in luce tutti i limiti del sistema sanitario regionale.  Il consiglio regionale si prepara a discutere la revisione della Legge 23/2015, la riforma sanitaria Maroni, la cui sperimentazione è finita a dicembre. La stessa Moratti, nella sua prima conferenza stampa, ha detto che la legge dovrà essere rivista  . Al momento, però, c’è una sola proposta depositata. È quella che vede come primo firmatario il consigliere regionale Marco Fumagalli (M5S) il quale spiega perché il dibattito rischia di arenarsi tra i veti e le pressioni di lobby e gruppi di potere, mentre medici e infermieri boccheggiano da mesi sotto la pressione del virus.

La novità più significativa della proposta di legge è la creazione di una sola Ats lombarda, verso cui verrebbe trasferita la competenza delle diverse Ats territoriali. Le ats territoriali si doterebbero poi di centri dove concentrare gli studi di medici di base e dei pediatri, ma anche l’assistenza domiciliare integrata, la guardia medica, l’emergenza e alcune specialità come il ginecologo e l’oculista 

 La novità più significativa della proposta è la creazione di una sola Ats (Agenzia di Tutela della Salute) lombarda, verso cui verrebbe trasferita la competenza delle diverse Ats territoriali. Nello stesso tempo le attività sanitarie delle aziende di tutela della salute sarebbero trasferite verso il basso, alle Asst (Aziende Socio Sanitarie Territoriali), le quali farebbero riferimento anche un nuovo ente: le Case della comunità . Sono centri dove concentrare gli studi di medici di base e dei pediatri, ma anche l’assistenza domiciliare integrata, la guardia medica, l’emergenza e alcune specialità come il ginecologo e l’oculista.  Ne servirebbe una ogni 15mila abitanti. In parallelo, infatti, gli ospedali più grandi dovrebbero essere aziende ospedaliere autonome, secondo l’organizzazione precedente alla  riforma Maroni  .

 L’idea è avere un unico luogo dove il cittadino può trovare tutte le cure primarie, insieme al Cup (Centro Unico Prenotazioni) per la prenotazione degli appuntamenti e i codici bianchi e verdi, togliendo parte della pressione al pronto soccorso  . Il governo aveva previsto di investire dai 5 ai 9 miliardi di euro a livello nazionale per questa iniziativa, un budget ricavato dal Recovery Plan, in gestione ai sindaci. In alcuni ambiti sono già stati individuati vecchi ospedali in disuso o ex scuole da riadattare.  Ma la vera domanda è capire cosa è successo sul tavolo della politica: il progetto non è ancora partito nelle sedi istituzionali e ora la maggioranza non è pronta, mentre la commissione sanità non è a lavoro su questo punto  . Eppure da quando c’è il Covid tutti si sono accorti dei problemi della sanità lombarda. Critiche che arrivarono già da cinque anni fa e che adesso sono mosse persino Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia.

 Dal 16 dicembre sono scattati i 30 giorni per calendarizzare una proposta di riforma. Il tema è entrato in Consiglio regionale lunedì 19 gennaio, in concomitanza con l’esordio nell’aula del Pirellone del neo-assessore al welfare  . Proprio a lei, sul lavoro dei “saggi”, l’esponente di +Europa-Radicali Michele Usuelli ha rivolto un’interrogazione a risposta immediata, chiedendo che i documenti prodotti dalla task force vengano resi pubblici, in commissione sanità o meglio ancora ai cittadini. La Moratti ha risposto che il lavoro della task force «è ancora da consolidare», dunque i documenti prodotti non sono ancora definitivi, ma la sua introduzione come elemento di novità potrebbe cambiare le carte in gioco.

Per Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, per affrontare l’emergenza “nella medicina territoriale è mancata la presenza di infermieri ed amministrativi nell’ambulatorio privato del medico di famiglia”

Per Guido Marinoni, presidente dell’ordine dei medici di Bergamo,  “quello che è mancato nella medicina territoriale, per affrontare al meglio questa emergenza, è la presenza di infermieri ed amministrativi nell’ambulatorio privato del medico di famiglia”  .

Verranno formati più CPT e il carico di pazienti a medico scenderà dai 1500 attuali?

La gestione di 1500 pazienti potrebbe funzionare al meglio solo se la sanità lombarda come quella nazionale si adattasse a quella europea.  Aumentare la presenza, sul territorio, di CPT, ovvero centri poli-funzionali territoriali, aiuterebbe la medicina di base ad affrontare meglio situazioni di emergenza come la pandemia da Covid-19, ma anche migliorerebbe l’analisi che il medico, nelle visite, fa ad ogni paziente. Si tratterebbe di una unione di più medici di famiglia, infermieri, segretaria, in una stessa struttura. Invece,  quello che purtroppo mancherà nei prossimi anni sarà proprio la presenza del medico di famiglia. Infatti, ci ritroveremo tra tre-cinque anni a dover colmare un cambio generazionale di medici che andranno in pensione e in quel momento dovremo essere bravi a formare ed istruire i nuovi medici, magari anche in un sistema nuovo ed efficace, collaudato già da qualche anno  .

Creerete più portali per il tracciamento e la diretta condivisione dei dati con i centri di assistenza, ospedali e protezione civile?

Naturalmente  bisogna avere un sistema informatico che funzioni e non è quello presente in Regione Lombardia  . Questo perché si tratta di una postazione fissa, creata intorno agli anni Ottanta che non dà, quindi, la possibilità a chi ci lavora di continuare da casa o dall’ufficio. Il sistema, inoltre, è soggetto a numerosi rallentamenti.

Il tema privatizzazione degli ospedali, dopo quanto accaduto con il Covid, come verrà gestito?

L’apporto che il privato accreditato dà alla sanità lombarda è di una dimensione tale che non può essere annullato o abbandonato. Però mettendo a confronto i due sistemi,  se ci deve essere una parità,  non devono essere lasciate le attività più numerose e costose al pubblico, altrimenti continuerà a trattarsi di una parità squilibrata.  Avrebbe senso formare un assessorato forte che possa gestire al suo interno i rapporti con il privato e non farli proseguire tramite le ATS di competenza sanitaria  .

NOTA DELLA REDAZIONE:  Guido Marinoni con condiviso con la nostra redazione il programma firmato da tutti i presidenti lombardi dell’Ordine per creare una nuova sanità. Qui il documento per la consultazione pubblica.