Di un kebab – o meglio, di un kebap – cucinato da mani turche ci si può imbattere ad ogni angolo di quartiere di città, ma di un kebab cucinato da mani turche e afgane, influenzato da un’amministrazione siciliana e consumato da una clientela filippina, nella Chinatown milanese, di questo non si era mai sentito parlare. Un posto fuori dall’ordinario, con i suoi odori provenienti da luoghi diversi e lontani che si mescolano e creano la particolare storia del “Mekan Pizza Kebap” e dei suoi abitanti.

Nella confusione linguistica, tra una timida e rotta parola italiana e una spigliata parlantina turca, spicca l’accento siciliano dell’amministratore Gianpietro Costanza, socio in affari con due fratelli turchi.

Primo fra tutti, nella confusione linguistica del locale, tra una timida e rotta parola italiana e una spigliata parlantina turca, spicca l’accento siciliano dell’amministratore Gianpietro Costanza, socio in affari con due fratelli turchi. Come gli sia balenata in testa l’idea di collaborare con una kebabberia, non lo sa neanche lui con certezza. Gianpietro, però, conosce se stesso è di certezze ne ha una: è un uomo eccentrico e amante delle novità, tanto da insegnare matematica all’Istituto Superiore Bertorelli Ferraris e tanto da dedicarsi anche agli affitti di case. Non bastava una kebabberia, la matematica e le case, i sogni di Gianpietro sono grandi quanto la sua voglia di aprire un’attività di ristorazione a New York.

Per ora Gianpietro resta a Milano, con il suo piccolo locale frequentato soprattutto da filippini, anche se non mancano lavoratori di altre nazionalità che si fermano durante le pause pranzo e i ragazzi che tornano da ballare. Gianpietro spiega che di recente grandi nuclei di filippini si sono stanziati in una zona vicina al locale e sono accresciuti.

La gestione unita – turca e siciliana – è sia nella gerenza che nei piatti. L’insegna suggerisce subito l’idea turca; si nota la lettera finale, la “p”, che non è di certo un errore: il kebab in turco si pronuncia proprio in quel modo. Non è solo la cifra turca, però, che caratterizza questo kebabbaro. Gianpietro parla di “fusion” e di novità recenti nel menù: Pinar cucina anche lasagne e pollo al forno, piatti italiani tradizionali, sempre con un tocco turco speciale. La loro è una grande collaborazione culturale: Sicilia, Turchia e Afghanistan (un cuoco è afgano) sono le tre terre che raccontano un locale che va avanti da quindici anni.

Chi proprio non frequenta il locale sono i cinesi. Trovare un kebabbaro nella Chinatown di Milano, infatti, non è affatto semplice. Se si passeggia per la via principale del quartiere cinese, Via Sarpi, si nota un insensato spaesamento negli occhi dei giovani e adulti cinesi, se si domanda loro di indicare una kebabberia vicina.