Benvenuti nell’era degli algoritmi, dei big data e dei social network. Se non sei su Facebook non esisti e se ci sei ma non interagisci potresti risultare inutile. Postiamo, condividiamo, ci relazioniamo con i nostri simili nel mondo virtuale, ma soprattutto ci aspettiamo delle ricompense: un like, un commento, feedback di ritorno che innescano il rilascio di dopamina nel nostro cervello.

L’algoritmo di Facebook è costruito proprio su questo: l’engament, ovvero scatenare le nostre emozioni e le nostre reazioni. Perché? Perché la galassia Zuckerberg guadagna grazie alle nostre interazioni con i post, alle reazioni che effettuiamo rispetto all’inserzione erogata da una qualsiasi società.

Se non fossimo attivi sul social network non otterrebbe introiti. Poiché l’algoritmo è realizzato per indurci ad interagire con quello che ci viene mostrato, è facile pensare che noi reagiamo più facilmente rispetto a qualcosa che ci scateni un’emozione di qualsiasi tipo. Non ce ne rendiamo conto, ma compiamo ogni giorno azioni digitali rilevanti, che possono essere elaborate ed integrate. Come? Tramite la raccolta e l’analisi dei dati.

In tal senso,  la sentiment analysis è l’analisi dei contenuti erogati dagli utenti sui social media in tempo reale, rispetto ad un determinato argomento..Grazie a questo strumento è possibile individuare ed ascoltare le conversazioni online fornendo alle aziende una visione molto realistica del mercato, ma soprattutto permettendo ai politici di intercettare l’opinione del proprio elettorato potenziale, sempre più fluido.

Abbiamo intervistato Nando Pagnoncelli e Luigi Curini per saperne di più e per capirecome la sentiment analysis abbia inciso sulla realizzazione della campagna elettorale di Borgonzoni e Bonaccini per le recenti elezioni in Emilia Romagna.