Anche se i palazzetti e gli stadi di tutto il mondo sono chiusi, le tecnologie per gli sportivi continuano a essere utilizzate, anche se in una maniera differente. Molte fabbriche, in Germania, Svizzera e Stati Uniti, stanno infatti fornendo ai propri operai dei particolari wearable, di norma usati per tracciare i movimenti e la velocità degli atleti professionisti,in funzione anti-contagio. Si tratta di device che anche club di altissimo livello, come i Chicago Bulls dell’NBA o il Paris Saint Germain della Ligue 1 francese, utilizzano da tempo.
Nel dettaglio, il wearable in questione è un oggetto grande quanto una scatola di fiammiferi da legare al proprio polso e che, nella fattispecie, misura le distanze fra gli operai che li indossano. In caso i lavoratori si avvicinino troppo l’uno all’altro, i dispositivi, collegati via bluetooth, emettono dei segnali di avvertimento, cronometrando inoltre la durata del contatto ravvicinato. A produrre questi gadget ultratech, è la start-up tedesca Kinexon, che ha chiamato il suo prodotto SafeZone, e lo ha reso disponibile soprattutto per le aziende operanti nel campo automobilistico, della logistica e della filiera alimentare.
Nonostante si tratti di strumenti che permettano di tornare ai normali ritmi di lavoro, evitando che le fabbriche diventino possibili luoghi di contagio, molti hanno sollevato più di un dubbio in quanto questa soluzione mette in pericolo la privacy degli operai. L’azienda produttrice, dal canto suo, ha detto al Financial Times che si tratta solo di un sensore che misura le distanze e i tempi di contatto, e che non specifica i nomi dei lavoratori che indossano il singolo dispositivo.
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