Uno studio che metterà al centro il lavoro del giornalista. È questa l’idea alla base del progetto per il nuovo studio televisivo di Rai News 24 firmato dall’architetto Renzo Piano. Nei prossimi mesi la rete all-news del servizio pubblico italiano si doterà di uno spazio nel quale si mescoleranno il prodotto giornalistico e la vita di redazione, per immergere il telespettatore nella realtà della produzione delle notizie.
Il laboratorio dell’informazione, così come immaginato da Piano, dovrà far vedere anche tutto il mondo normalmente nascosto alle telecamere. “Uno studio televisivo in qualche modo è una lanterna magica – ha spiegato l’architetto nell’intervista rilasciata a margine della presentazione –, ma anche una valigia di Eta Beta dalla quale esce fuori di tutto. Allora gli va dato un aspetto un po’ da laboratorio. Come di un iceberg, si vede soltanto una piccola parte dell’insieme, solo la punta”.
Niente mobili aerodinamici per la nuova scenografia: a dominare sarà un lungo tavolo di conduzione, alle spalle del quale si aprirà un affaccio sulla newsroom della rete. Il progetto, presentato il 25 gennaio al Centro Rai di Saxa Rubra, è stato curato da Piano insieme agli architetti Massimo Alvisi e Junko Kirimoto. Lo studio e la redazione, che si estendono su una superficie totale di oltre 300 metri quadrati, saranno riprogettati in funzione dei disegni degli architetti. Alle pareti saranno installati 50 metri quadrati di led wall che riprodurranno immagini gestite da un sistema informatico con risoluzione 4K. Le riprese saranno effettuate con sei telecamere di ultima generazione e l’illuminazione sarà garantita da un centinaio di proiettori a led.
Nel presentare il progetto, Piano ha sottolineato l’importanza che un luogo di lavoro rifletta la natura delle persone: «Dietro allo studio in realtà c’è una redazione. Ci sono centinaia di giornalisti, alcuni dei quali in giro per il mondo. Quindi l’idea è di far sentire un po’ di questo mondo, la telecamera ogni tanto deve dare un’occhiata alla redazione, nella quale si sente che c’è tutto questo lavorìo».
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