Oggi le donne dirigono alcune delle redazioni giornalistiche di più alto profilo al mondo, tra cui il Financial Times, il Washington Post, l’Economist e la Reuters. Tuttavia, il genere femminile all’interno del settore giornalistico è ancora sotto-rappresentato, soprattutto nella leadership della maggior parte delle organizzazioni mediatiche. Le donne rappresentano meno del quaranta per cento delle posizioni dirigenziali nei mercati dell’informazione. Sisi Wei è direttrice del giornale online The Markup, redazione investigativa americana che sfrutta dati e software nelle loro ricerche. Nel 2021 l’IWMF (International Women’s Media Foundation) ha conferito a Sisi il “Gwen Ifill Award”. Il premio la riconosce come una giornalista capace di far sentire tutte le persone a proprio agio, nonostante le diversità etniche, culturali e religiose, oltre ad essere un esempio per i giovani giornalisti. Proprio con la direttrice di The Markup abbiamo parlato del ruolo delle donne all’interno delle redazioni e di una leadership più inclusiva.

Quali difficoltà ha riscontrato nel suo lavoro e quali ostacoli ha incontrato nel raggiungimento del suo ruolo?

Ho sempre dedicato tutta me stessa alla creazione di una comunità giornalistica dedicata alla condivisione di conoscenze e all’adozione di azioni concrete al servizio di un settore giornalistico più antirazzista, equo e giusto. Sono diventata direttrice del giornale online The Markup solo sette mesi fa e per me è una nuova posizione, quella che ho raggiunto. Ho sempre desiderato diventare giornalista e raccontare le storie in modo diverso, anche attraverso l’utilizzo dei dati, componente importante della nostra testata. La mia sfida è stata quella di iniziare a parlare di gender attraverso una prospettiva tecnologica. Dieci anni fa era quasi impossibile, infatti, quando ero più giovane questa realtà era molto lontana da me. Tuttavia, sono cresciuta in un ambiente lavorativo pregno di donne, una fluida diversità di genere ed etnie. All’inizio della mia carriera, dunque, ho pensato che fosse una situazione normale: non ero affatto circondata da uomini. Quando però sono diventata redattrice e poi caporedattrice, improvvisamente mi sono ritrovata ad essere l’unica donna e l’unica persona di colore all’interno della redazione. Così ho iniziato a capire quanto il settore giornalistico fosse dominato dal potere maschile.

Cosa dovremmo fare come comunità mondiale per portare una maggiore equità nel settore giornalistico?

In generale penso che sia davvero importante creare culture in cui le donne e le persone di tutti i generi si sentano a proprio agio. Bisognerebbe mettersi nei panni di chi ha meno opportunità, solo così potremmo andare oltre alle realtà stagnanti. Mi son unita al giornale The Markup anche perché il nostro CEO è una donna di colore, proprio come me. Adesso la nostra redazione e la nostra azienda sono guidate da due donne di pelle scura: questa situazione sembra essere speciale, in realtà dovrebbe essere un fatto banale. Ma solo così possiamo iniziare a scardinare qualcosa. Un altro problema è la sicurezza sul lavoro per le donne all’interno delle redazioni. Posso dire, per mia esperienza personale, che non mi sono mai sentita davvero sicura. Questa è una delle sfide più grandi. So che non potrò cambiare il mondo domani, sono molto realista. Tuttavia, il mio sogno è quello di trasformare una redazione alla volta, esattamente come ho fatto con The Markup. Inoltre, il mio consiglio che do a tutte le giornaliste è il seguente: chiedete ai vostri superiori, non fatevi intimorire. Domandate perché non avete ottenuto quella formazione o quella promozione. Impariamo a chiedere e a insegnare.

Perché esiste questa condizione di disparità?

Purtroppo è una questione storica. All’inizio le donne non potevano avere un lavoro prestigioso, questo sia negli Stati Uniti che negli altri Paesi. Quando il genere femminile ha iniziato a entrare nel mondo del giornalismo, ha fatto il suo ingresso come segretarie. Stessa situazione nelle industrie americane: il compito della donna era quello di aiutare gli uomini a fare il loro lavoro. È stata una lunga lotta per arrivare al punto in cui siamo ora. Non abbiamo avuto lo stesso punto di partenza e penso che questa disparità continuerà a durare a lungo, soprattutto in certi Paesi. Stiamo “correggendo” la storia e occorre del tempo prima che le situazioni si trasformino del tutto.