“Il mio nuovo meme ufficiale Trump è qui! È il momento di celebrare ciò per cui lottiamo: vincere!”. È con questo post su Truth, il suo social, che Donald Trump ha annunciato il lancio della sua criptovaluta il 17 gennaio, a tre giorni dal suo insediamento. $Trump, o “Official Trump”, ha raggiunto nel giro di poche ore un prezzo altissimo, arrivando a valere 75 dollari. Oggi ne costa circa 28, a nemmeno due settimane dalla sua emanazione.
Proprio questa velocità nelle oscillazioni è un tratto comune delle cosiddette “meme coin”. Si tratta di criptovalute generate a partire da trend social. Proprio come le tendenze su internet, la loro popolarità ha breve durata. Per questo comportano parecchi rischi finanziari per chi investe. Una pratica molto nota è quella del “pump and dump” (“gonfiare e scaricare”): chi lancia la criptovaluta ne mantiene una quota molto alta e promuove la “moneta”, per poi incassare il proprio guadagno e svalutarla. In questo modo, a profittare è solo il proprietario, mentre gli investitori affrontano grandi perdite.
Il caso più famoso di meme coin è il Dogecoin, nato nel 2013 e divenuto famoso grazie anche al supporto di Elon Musk (che non a caso guiderà un dipartimento governativo chiamato proprio Doge). Il logo della “moneta” è un cane shuba inu, appunto detto “doge”, molto usato come base di meme online.
Attualmente di $Trump è disponibile solo il 20% dell’offerta totale e il 19 gennaio Axios calcolava che la meme coin rappresentava quasi il 90% del patrimonio del neo-presidente.
Questa criptovaluta è l’unica ufficialmente associata a Donald Trump, ma il 20 gennaio la first lady Melania ha lanciato la propria meme coin, $Melania. La famiglia aveva anche lanciato, a settembre, la società di cripto World liberty financial. Molte valute digitali legate a Trump, ma non ufficiali, erano poi diventate popolari, come “Maga”, “Super Trump” e “Maga Hat”.
Il presidente, nel suo precedente mandato, aveva definito una “truffa” le cripto, ma nella sua seconda campagna elettorale ha promesso di creare una «riserva nazionale di bitcoin», presentandosi come «il presidente delle criptovalute».