Moliere, Shakespeare e Goldoni. E poi Mozart, Schubert e Beethoven. In zona Magenta, a Milano, ci sono dei sopravvissuti. Sono i negozi storici di cultura. Qui, alla Libreria dello spettacolo e alla Bottega discantica, si parla solo il linguaggio dell’arte e della resistenza. Perché i negozi sono sopravvissuti alla gentrification del centro storico, una trasformazione epocale pilotata dai piranha immobiliari: grandi agenzie di real estate (soprattutto americane), finanziarie che comprano lotti interi di città, spingendo gli abitanti i milanesi verso la periferia. Non sono da meno le botteghe storiche che traballano, chiudono, spariscono. Oppure, resistono.
Maria Cristina Spigaglia ha aperto la sua attività più di 45 anni fa, nel 1979. «Sembra avveniristico ma oggi non si potrebbe fare. Io volevo qualcosa di speciale: non intendevo avere anche il banco novità, come mi consigliavano tutti. Ero molto determinata e ho avuto ragione». Così è nata la Libreria dello spettacolo. Immersa tra libri e copioni, nuovi e vecchi, racconta di come sia cambiato il suo lavoro nel tempo: «Una volta non era così, è proprio diverso il mondo. Fino agli anni Novanta rendeva e avevo anche la Rai come cliente. La Rai acquistava dizionari di cinema e regali aziendali. Ora non più. Una volta compravo dodici copie di un’edizione e la tredicesima era in omaggio, ora ne compro una sola. Anche la borghesia medio-alta è in affanno economico e i clienti sono diminuiti».
La Libreria dello spettacolo è un’oasi di carta circondata da bar e ristoranti. La proprietaria spiega: «Essere l’unico negozio del genere in questa zona significa che si diventa anche una calamita per quei pochi che cercano. Però vedo molti ragazzi che entrano e fanno foto ai libri per poi comprarli su Amazon. Non vogliono spendere per la cultura, ma per 15 euro di aperitivo sì». C’è sempre meno investimento nella cultura, secondo Spigaglia. «L’educazione su questo parte dalla famiglia: una volta si mangiava sempre assieme, senza tv e si parlava. Si impara così. Da piccola non sapevo chi fosse Nilla Pizzi, ma mia madre e mia nonna cantavano le sue canzoni. E ora? Anche la scuola deve investire di più».
I giovani che entrano nel suo negozio cercano consigli letterari, direzioni e a volte anche supporto. «Le librerie sono luoghi in cui la gente viene anche per parlare. Una volta una ragazza è entrata e mi ha raccontato che viveva da anni qui in affitto nella casa di una signora anziana. Recentemente il figlio della donna era morto e lei non sapeva come consolarla, aveva pensato di scriverle una lettera e non sapeva come fare. Ha chiesto a me di scriverla».
La libreria è la sola in tutta la via, ma non è sempre stato così: «Tanti sono hanno chiuso, gli affitti costano. Dovrebbe interessare anche alla città sostenere le librerie indipendenti, sono anche nuclei politici che creano persone più libere». Maria Cristina Spigaglia spiega che ha comprato il suo immobile una ventina di anni fa e che riceve costantemente offerte di vendita da parte dei broker delle multinazionali di real estate che si stanno mangiando il centro storico di Milano. «Ho sempre detto no, anche se le offerte sono convenienti. Se stessi in casa dalla mattina alla sera, mi annoierei parecchio. Almeno così, resisto e aiuto la cultura a resistere in un mondo che la mette all’angolo»
Qualche metro più in là, c’è un storia simile. Appaiono due vetrine che mostrano scaffali pieni di dischi. È La Bottega discantica, in Bengodi dei melomanie e degli amanti delle chicche della musica classica, dove Luigi Grazioli da cinquant’anni vende cd di musica classica. «Solo musica classica», sottolinea, mentre mostra la targa del Comune di Milano che attesta il valore storico dell’attività.
Il proprietario racconta che negli ultimi decenni sempre più artigiani hanno chiuso i propri negozi: «Alcuni mestieri scompaiono, ma anche gli affitti fanno chiudere tante botteghe. Oggi ormai non ci sono prospettive se si vuole aprire un negozio, soprattutto uno come il mio così specializzato. Da trent’anni sono anche editore: ho trovato la mia ricetta per resistere, ma prima occupavamo anche le quattro vetrine accanto. C’è stato un ridimensionamento radicale».
Grazioli si muove a cavallo tra passato e presente, con la sua offerta di musica classica antica e nuova e con il suo sito su cui è possibile anche fare acquisti online. «Ma è più una vetrina: comprano dal sito quasi solo dall’estero», sottolinea. Accende uno stereo e spiega che, anche per lui, gestire l’unica attività di questo genere a Milano significa che «con la clientela si stabilisce un rapporto di fiducia: oserei dire, una relazione di famiglia».