I sintomi sono quelli di un’infezione respiratoria. Spoiler: non si tratta di Covid. Si chiama HMPV (human metapneumovirus), un microrganismo infettivo difficile da riconoscere dal punto di vista sintomatologico se non con esami specifici. È un virus che sta mettendo in guardia la Cina e che lascia il resto del mondo in dubbio per la paura di rivivere una versione della pandemia da Covid 2.0.
“Non è possibile fare diagnosi e riconoscerlo chiaramente come al contrario si può fare con il morbillo”, chiarisce Massimo Clementi, professore emerito di Microbiologia e Virologia all’ospedale Vita-Salute San Raffele di Milano. Questo virus è insidioso e si nasconde bene: infatti, può essere contratto contemporaneamente ad altri come quello che dà origine al raffreddore (rinovirus) o ad altri della stessa famiglia (paramixovirus).
L’HMPV non è una novità, e non è la prima volta che se ne sente parlare. È noto da venticinque anni. È stato scoperto intorno agli anni 2000/2001 in Olanda in un momento in cui si accusavano casi di infezioni respiratorie acute tra i bambini con età inferiore ai quattordici anni. “Prevalgono le infezioni di modesta entità. È capitato qualche caso asintomatico altri invece più gravi, ma mai con una letalità”. Anche gli adulti possono contrarlo o addirittura essere infettati nuovamente, e soggetti come gli immunocompromessi che possono contrarre una sintomatologia clinica importante. Del Covid aveva sorpreso era soprattutto la durata, oltre il fatto che potesse attaccare chiunque. L’HMPV ha ristrette possibilità di infettare tutto il mondo e di diffondersi.
Questo virus venne isolato per la prima volta nel corso della prima epidemia da Sars (2003/2004). “Il metapneumovirus non è un’infezione che passa dall’animale: è un virus umano, oggi”. Il professore sottolinea la parola “oggi”. È quasi certo, infatti, che l’HMPV sia stato un virus animale, dato il suo stretto legame con un virus aviario. “Si somiglia molto dal punto di vista genetico”. Non si sa ancora da dove sia avvenuto il salto di specie.
“Se ne parla adesso perché c’è tanta attenzione, anche mediatica e quindi si genera un allarme”, commenta Clementi. Sono molte le epidemie che sono partite dalla Cina, non ultima fra tutte quella da Covid-19 di cui proprio quest’anno cade il quinquennale dal suo scoppio. Si tiene dunque alta l’allerta sullo stato dell’Asia Orientale: “C’è un virus, ma non è nuovo”, ribadisce il professore.
Il virologo fa ben notare che l’HMPV è un virus dalle riprese invernali, soprattutto nei giovani che sono una fascia poco immunizzata e che viene infettata più rapidamente per il fatto che si trovano in una età che segna il pieno della socializzazione. “Ha una circolazione stagionale, ma resta questo carattere di benignità per questo virus”, assicura il professore Clementi, riferendosi al microrganismo.
Al momento non ci sono vaccini commerciali per l’infezione da HMPV. Ci sono quelli sperimentali ma vanno fatte le giuste valutazioni per la sua sicurezza ed efficacia. Clementi auspica a una maggiore mappatura anche da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di gestione dai centri di valutazione affinché si possa tenere monitorata la situazione in tutto il mondo, non solo per questa epidemia di infezione respiratoria, ma per tutte le altre e “proprio per la loro facilità di diffusione”.