Il centro del giornalismo mondiale è ancora una volta Perugia dove, dal 9 al 13 aprile 2025, Arianna Ciccone e Chris Potter, insieme alla community del portale on line Valigia Blu, organizzano la diciannovesima edizione del Festival Internazionale del giornalismo, quest’anno all’insegna della libertà di stampa. Gli speaker sono oltre cinquecento: premi Nobel, premi Oscar, Pulitzer, figure autorevoli della professione giornalistica del nostro tempo, discuteranno delle sfide del mestiere attraverso dibattiti, testimonianze dirette e reportage e si confronteranno in più di duecento panel. Al centro ci sono i grandi temi dell’attualità: le guerre in corso, il cambiamento climatico, l’intelligenza artificiale, i diritti umani e la parità di genere. Il presente e il futuro dell’informazione, in ogni sua forma e declinazione.
Nel 2006 Arianna Ciccone insieme ad un gruppo di volontari organizzò la prima edizione di questo Festival. È stata una scommessa vincente: infatti, questo luogo è diventato negli anni un punto fermo per la comunità del giornalismo mondiale.
L’internazionalità è uno degli aspetti più importanti del festival, soprattutto per aspiranti giornalisti come noi di Magzine. Essere all’interno di un ambiente internazionale rende possibile individuare modelli da seguire e ascoltare dibattiti sui temi più rilevanti di cui si discute all’interno della comunità internazionale, per capire come funziona il sistema dei media ad un livello più ampio rispetto a quello italiano con cui siamo abituati a confrontarci.
Il Festival dà anche la possibilità di confrontarsi con tutte le tendenze tecnologiche e di contenuto dei linguaggi dei media. Quest’anno verrà dato, per esempio, grande rilievo al tema della libertà di stampa. “Che strategie hanno a disposizione i media e i giornalisti il governo attuale di una democrazia come gli Stati Uniti inizia a censurare la stampa?”. Questo interrogativo, oltre ad essere legato alle operazioni restrittive in atto nei confronti della libertà di stampa, si interseca inevitabilmente con il dibattito sul ruolo delle Big Tech e dell’AI, che cresce sempre di più.
Tra gli speaker e gli eventi più attesi, ci sono:
Yuval Abraham, giornalista e regista israeliano, Premio Oscar 2025 per il documentario No Other Land, realizzato insieme al collettivo israelo-palestinese formato da Basel Adra, Rachel Szor e con Hamdan Ballal, il reporter che solo il 25 marzo scorso è stato arrestato e rilasciato in 24 ore dall’esercito israeliano, dopo che alcuni coloni avevano attaccato lui e il suo villaggio. Il film – che sarà proiettato a #ijf25 nel contesto unico e suggestivo dell’Auditorium di San Francesco al Prato (XIII sec) a Perugia – racconta la resistenza non violenta dei villaggi palestinesi minacciati dagli insediamenti israeliani. Al termine della proiezione, lo stesso Abraham sarà protagonista di una Q&A aperta al pubblico, un’opportunità unica per comprendere da vicino uno dei conflitti più laceranti della nostra epoca.
Can Dündar, giornalista turco costretto all’esilio, oggi direttore della piattaforma giornalistica bilingue Özgürüz, perseguitato dal governo di Recep Tayyip Erdoğan per le sue inchieste sui traffici di armi tra Ankara e gruppi jihadisti in Siria. Con lui, Jason Rezaian, direttore delle Press Freedom Initiatives del Washington Post, imprigionato nel famigerato carcere di Evin a Teheran per 544 giorni con l’accusa di spionaggio. Entrambi saranno protagonisti a #ijf25 di un panel sulle sfide globali al giornalismo nell’era Trump e oltre.
Annette Young, conduttrice e ideatrice del programma The 51 Percent su France 24, Virginie Herz, managing editor di France 24 Reporters, Megan Clement, direttrice di Impact, newsletter bilingue di giornalismo femminista e Sandrine Josso, parlamentare francese e co-fondatrice dell’ONG Don’t Put Me to Sleep, impegnata con l’inasprimento delle leggi contro le aggressioni sessuali facilitate da droghe, di cui lei stessa è stata vittima che discuteranno il noto processo a Dominique Pelicot e ad altri 50 uomini, accusati di aver ripetutamente violentato l’allora moglie Gisele Pelicot per oltre un decennio.
Christopher Wylie, ex data scientist dell’azienda Cambridge Analytica che rivelò come erano stati raccolti — senza consenso — i dati personali di 87 milioni di utenti Facebook per manipolare il consenso politico, quando il mondo scoprì la vulnerabilità delle democrazie nell’era dei dati. Le sue rivelazioni, pubblicate da The Guardian, The Observer e The New York Times, hanno innescato un dibattito planetario sulla regolamentazione delle Big Tech. Wylie sarà il protagonista del panel “Captured: how Silicon Valley’s AI emperors are reshaping reality”, in dialogo con la giornalista investigativa Isobel Cockerell.
Christina Assi, fotogiornalista e photo editor libanese dell’Agence France-Presse (AFP), che è stata colpita dal fuoco di un carro armato israeliano mentre documentava gli scontri nel sud del Libano. L’attacco ha ucciso il suo collega e amico Issam Abdallah, giornalista di Reuters, e ha ferito altri reporter presenti sul campo. Christina Assi è sopravvissuta, ma ha subito l’amputazione della gamba destra e ha trascorso mesi in terapia intensiva. Dopo questa tragica esperienza, è diventata una voce autorevole nella difesa della sicurezza dei giornalisti.
Joel Simon, fondatore del Journalism Protection Initiative (CUNY) ed ex direttore del Committee to Protect Journalists, e Betsy Reed, direttrice di The Guardian US, già alla guida di The Intercept, che discuteranno dell’impatto globale della presidenza Trump sulla libertà di stampa e delle strategie più efficaci per raccontare il potere in un’epoca di disinformazione e polarizzazione.
Non ultimo, il Festival di Perugia è anche un ambiente informale, dove incontrare persone molto diverse tra loro, per età, nazionalità ed esperienza anche al di là dei panel e della professione. Questa è la grande particolarità del Festival Internazionale: essere immersi in una comunità aperta e intergenerazionale.