La Thailandia non è proprio uno di quei Paesi che stimolano nell’immaginazione collettiva un’idea di basse temperature, neve e ghiaccio. L’ex Siam è infatti caratterizzato in gran parte da un clima monsonico, e solamente durante la stagione delle piogge in alcuni casi il termometro tocca lo zero. Lo sport nazionale è la muay thai e i risultati degli atleti thailandesi nella storia olimpica sono riconducibili a 30 medaglie – di cui sette ori -, tutte provenienti da pugilato, sollevamento pesi e taekwondo. Insomma lotta, forza e agilità. Dal 2002 a Ovest del Mekong lo sport si è però incrociato con la neve, con la prima partecipazione ai Giochi di Salt Lake City. A rompere il ghiaccio fu il fondista Prawat Nagvajara, un professore universitario residente in Pennsylvania: da quell’8 febbraio – tranne che nel 2010 a Vancouver – la bandiera thailandese è stata sempre sventolata durante le cerimonie d’apertura delle Olimpiadi Invernali. Si tratta di una tradizione che è stata rispettata anche il mese scorso in Corea del Sud, quando ben quattro atleti hanno rappresentato la Nazione allo Stadio Olimpico di Pyeongchang: peccato, però, che come spesso accade per i Paesi non caratterizzati da frequenti nevicate, nessuno degli olimpionici vive nel Sud-Est asiatico. In particolare la spedizione olimpica thailandese in Corea aveva uno spiccato accento italiano, con tre sciatori nati e cresciuti nel Belpaese: tutti depositari di storie personali più uniche che rare.