Stiamo assistendo allo sviluppo di “nuovi conflitti” basati su tecniche operative e militari all’avanguardia o i conflitti classicamente intesi si stanno solo trasformando? Questa è una delle domande più difficili a cui molti storici e analisti militari del XXI secolo stentano a dare risposta.

Ciò che è possibile affermare è che nella guerra in corso in Medio Oriente tra Israele e Hamas, di fatto esiste un evidente sproporzione militare tra i due soggetti: la capacità militare dello Stato ebraico è tra le più sviluppate al mondo mentre Hamas, consapevole della sproporzione che si trova a dover fronteggiare, utilizza come tecnica di combattimento prediletta la guerriglia. Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad un acuirsi delle tensioni in tutto il Medio Oriente dal Libano all’Iran. Nella Striscia di Gaza la popolazione civile stenta a sopravvivere. Dopo sei mesi in trappola, se non sono le bombe ad uccidere è la mancanza di acqua e di cibo per più di un milione e mezzo di persone costrette a lottare per accaparrarsi quei pochi aiuti che riescono a superare i valichi di frontiera o che vengono forniti via aria attraverso mezzi militari anche da parte di potenze occidentali. Al Jazeera ha ottenuto un video che mostra le forze di occupazione israeliane fucilare un uomo nel Nord della striscia di Gaza mentre era in attesa di ricevere aiuti umanitari vicino ad una delle mura che  separano il territorio israeliano da quello palestinese occupato.

Di fronte alla sproporzione militare, cresce l’utilizzo di tecnologia di sorveglianza perpetua. Nella guerra tra Israele e Gaza, l’esercito israeliano ha testato e implementato diversi sistemi, massimizzando le scelte del target, anche se possono presentare margini di errore. Le recenti inchieste condotte dai migliori media investigativi internazionali, israeliani e palestinesi, lo dimostrano

L’acuirsi delle tensioni sta avendo un impatto notevole e alquanto sorprendente anche sulla stabilità dello stesso Stato ebraico, la cui popolazione nelle prime settimane dopo il 7 ottobre si è dimostrata molto vicina all’attuale premier, nonostante i mesi precedenti all’attacco  non siano stati particolarmente positivi per Benjamin Netanyahu e per il suo entourage. Nelle principali città israeliane sono divampate pesanti rivolte: la popolazione continua a richiedere le dimissioni del primo ministro e la fine dei combattimenti. È in questo scenario, instabile e vacillante, che è possibile collocare tutta una serie di soggetti, appartenenti all’apparato militare e politico israeliano, che stanno iniziando a condividere con sempre più frequenza informazioni riservate particolarmente scottanti. Il contenuto del materiale condiviso e delle innumerevoli dichiarazioni, testimoniano come attraverso l’uso di determinati sistemi informatici e di raccolta dati, lo Stato di Israele non solo è stato in grado di esercitare per decenni un controllo stringente sulla popolazione palestinese attraverso una serie di sistemi biometrici di sorveglianza, ma anche di sfruttare sistemi basati sull’intelligenza artificiale per facilitare la conduzione delle operazioni militari, in modo particolare dopo il 7 ottobre. Nelle ultime ore stiamo sentendo parlare di diversi strumenti utilizzati in gran segreto dallo Stato ebraico: the Gospel, the Lavender, Where’s Daddy?, Wolf Pack, Mabat 2000.

Che tipo di strumenti sono quelli appena citati? Qual è la loro funzione? Siamo di fronte a strumenti automatizzati? Per poter rispondere a queste domande è importante fare un passo indietro per cercare di esaminare origini, scopi e usi di questi sistemi.

The Gospel è il primo metodo che è stato reso noto dalle stesse IDF – ma non è il primo ad essere stato testato -, utilizzato per selezionare gli obiettivi da neutralizzare nella Striscia di Gaza che prevede l’uso dellintelligenza artificiale. Un’inchiesta condotta da +972 magazine – una rivista indipendente fondata nell’agosto del 2010 a Tel Aviv – in collaborazione con Local Call, ha reso noto nelle ultime settimane un nuovo sistema operativo – che si aggiunge a The Gospel – basato sul controllo biometrico della popolazione palestinese: The Lavender. Secondo quanto riportato nell’inchiesta – resa possibile grazie alle dichiarazioni di sei fonti interne all’esercito israeliano che per dovere deontologico e per questioni di tutela non sono state rese note -, la differenza tra i due sistemi è basata sull’identificazione dei target: mentre The Gospel segnala edifici e strutture sensibili, The Lavender segnala direttamente individui ritenuti pericolosi.

L’inchiesta, pubblicata da +972 Magazine, è stata realizzata da Yuval Abraham, giornalista israeliano vincitore del premio per il miglior documentario No Other Land, realizzato in collaborazione con Basel Adra, giornalista palestinese, e presentato alla 74 esima edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino.

Durante la prima settimana dopo il 7 ottobre, due delle fonti citate nell’inchiesta hanno rivelato che per ogni giovane agente di Hamas, il sistema ha ammesso l’uccisione collaterale di un certo numero di civili, pari ad un massimo di venti. Nel caso in cui l’obiettivo fosse di alto rango il sistema ha ammesso un numero di vittime collaterali più elevato. In questa storia ha acquisito un ruolo di particolare rilevanza l’Unità 8200, una sezione dell’esercito israeliano nata nel 1952, con lo scopo di elaborare un sistema di raccolta dati, tenuta segreta fino ai primi anni duemila quando la guida è stata assunta da Amos Yadlin. Secondo quanto riportato da Grey Dynamics, società di intelligence con sede a Londra con una rete di analisti, ricercatori e investigatori in tutto il mondo, la sezione è costituita in gran parte da giovani militari e la guida della brigata durante il mandato è tutelata dal segreto di stato. L’unità, altamente complessa, permette alle nuove reclute di specializzarsi in sezioni diversificate.

In merito a questo tipo di organismi governativi, è bene specificare che, in gergo militare, durante un’operazione, le unità di intelligence, tra cui la stessa “8200”, sono solite contrassegnare come “obiettivo militare” un soggetto di alto rango ritenuto pericoloso. Solo in tal caso, secondo quanto dichiarato dalle fonti, è permesso neutralizzare l’individuo nella sua abitazione privata anche in presenza dei suoi familiari. Per mantenere e osservare il principio di proporzionalità del danno, gli obiettivi nel corso dei decenni sono stati identificati e studiati con grande attenzione e precisione.Dopo il 7 ottobre però, a causa della difficoltà di gestione della controffensiva, l’approccio che è stato utilizzato è cambiato.

Con l’Operazione Spade di Ferro – risposta militare israeliana nella Striscia di Gaza attuata dopo l’attacco guidato da Hamas – tutti i componenti della Brigata al-Qassam, ala militare di Hamas, sono stati identificati come “obiettivi umani”, senza distinzione alcuna ed è stata semplificata la procedura di autorizzazione fino a quel momento basata su prove di controllo incrociato che avevano come obiettivo quello di ottenere quante più informazioni possibili su un soggetto sospetto prima della neutralizzazione. Seguendo questo schema, The Lavender, secondo quanto riportato da +972, pare abbia identificato 37mila palestinesi come sospetti militanti di Hamas. L’uso di questo sistema è stato implementato nelle prime due settimane, dopo che è stata controllata l’accuratezza di un campione casuale di diverse centinaia di bersagli selezionati dal sistema di intelligenza artificiale il cui risultato è stato pari al 90% di precisione nell’identificazione dei target. È bene sottolineare, però, che in merito a quest’ultima affermazione le IDF hanno smentito l’esistenza della lista.

Come funziona The Lavender?
Il sistema israeliano The Lavander, secondo quanto riportato nell’inchiesta, analizza e processa una serie di informazioni, raccolte nel corso degli anni sui residenti della Striscia di Gaza, attraverso un complesso sistema di sorveglianza che è stato implementato ed utilizzato in tutti i territori palestinesi occupati. Attraverso le informazioni di cui dispone, il software valuta se un soggetto palestinese è attivo politicamente o militarmente in Hamas o nel Movimento per il Jihad Islamico palestinese. Nell’ottobre del 2021, la testata giornalistica israeliana Hareetz ha scritto di un sistema angolo, non citando però esplicitamente il nome del sistema. Collegando i tasselli, però, l’inchiesta a sostegno dell’esistenza di questo software cita sia un libro intitolato “The Human-Machine Team: How to Create Synergy Between Human & Artificial Intelligence That Will Revolutionize Our World scritto da un Generale israeliano noto con le sue iniziali Y.S – esperto di analisi e strategia militare – dove è possibile leggere una guida per costruire un “sistema bersaglio” basato sull’apprendimento automatico grazie all’ausilio di informazioni visuali, social media, contatti telefonici, fotografie e geolocalizzazioni, sia una conferenza tenuta presso l’Università di Tel Aviv nel 2023 in cui è stato illustrato un sofisticato software già utilizzato nel maggio del 2021 a Gaza e di cui +972 ha ottenuto un filmato.

Secondo quanto riportato da una delle fonti, “in guerra, non c’è tempo per incriminare ogni obiettivo e per questo motivo si è disposti a prendere il margine di errore dell’uso dell’intelligenza artificiale e a rischiare danni collaterali e civili. Quando il sistema è stato addestrato, è stato utilizzato il termine ‘Hamas operative’ in maniera vaga e sono state incluse persone che erano lavoratori della protezione civile nel set di dati di formazione. Così The Lavender è stata addestrata per essere più propensa a selezionare civili per errore quando i suoi algoritmi sono stati applicati alla popolazione generale. Dal momento che si tratta di un sistema automatico che non viene gestito manualmente, il significato di questa decisione è drammatico. ” Ancora una volta, è doveroso sottolineare che le forze di difesa israeliane hanno respinto ogni accusa.

Attraverso quali sistemi e meccanismi informatici la popolazione palestinese viene sorvegliata?
Il sistema di identificazione dei target sensibili, oltre ai software presentati, è agevolato da una serie di programmi aggiuntivi che tracciano centinaia di persone e che sono in grado di geolocalizzare i soggetti quando sono in casa attraverso dati biometrici ed elettronici che inviano avvisi automatico ai militari di turno. Uno dei software in questione, rivelato da +972 si chiama “Where is Daddy?”. Con questo sistema, una volta selezionato l’obiettivo, aver verificato che si tratta di un uomo e aver associato il soggetto ad un domicilio, l’ultimo passo da fare è scegliere quale tipo di arma utilizzare per eliminare il target individuato. Sin dai primi mesi del conflitto, abbiamo sentito parlare delle cosiddette “dump bomb”, ordigni esplosivi non di precisioni. Questo tipo di armi vengono utilizzate in molti conflitti bellici quando si tratta di dover eliminare soggetti non particolarmente importanti ma ritenuti pericolosi perché hanno un costo nettamente inferiore rispetto ad ordigni con un più alto livello di precisione che, di consueto, vengono utilizzati solo lì dove è strettamente necessario, secondo quanto riportato dalle stesse IDF.

Una delle fonti dell’inchiesta pubblicata da +972, identificata con l’iniziale del suo nome “D”, ha spiegato come lo Stato di Israele ha reagito in seguito all’attacco condotto da Hamas il 7 ottobre: “All’inizio, l’atmosfera era dolorosa e vendicativa. Le regole erano molto indulgenti. Abbiamo abbattuto quattro edifici quando abbiamo saputo che l’obiettivo era in uno di loro. C’era una dissonanza: da un lato, la gente qui era frustrata dal fatto che non stavamo attaccando abbastanza; d’altra parte, alla fine della giornata, la maggior parte delle persone uccise erano civili. Si è sviluppata un’isteria di massa negli alti ranghi. L’unica cosa certa era bombardare incessantemente i territori palestinesi per cercare di smantellare le capacità di Hamas.”

Continuando a collegare i tasselli, le domande da porsi arrivati questo punto sono due: come vengono raccolti i dati? E soprattutto, da quanto tempo la popolazione palestinese è sorvegliata?
Nel 2022 Amnesty International sulla base di una lunga indagine condotta sul campo, scrive: “Le autorità israeliane stanno utilizzando il riconoscimento facciale e altre tecnologie biometriche per sorvegliare e controllare i palestinesi, rendendo sempre più difficile per loro la libertà di movimento e la capacità di accedere a lavoro, istruzione e assistenza sanitaria. A Hebron e Gerusalemme Est, le uniche due città palestinesi occupate con insediamenti israeliani in Cisgiordania, la sorveglianza persistente fa parte di un ambiente ostile volto a costringere i palestinesi a lasciare aree di interesse strategico alle autorità israeliane e ai coloni illegali.” Secondo quanto riportato sia da Amnesty International che da altre organizzazioni non governative arabe  e internazionali , la sorveglianza militare del popolo palestinese da parte israeliana ha una lunga storia: spionaggio, ricondizioni aeree, intercettazioni sono solo alcune delle modalità attraverso cui lo stato di Israele ha eroso i diritti fondamentali di un intero popolo. Non è un caso infatti che l’industria militare e informatica israeliana sia emersa come leader globale nella tecnologia di sorveglianza sin dall’inizio del 21esimo secolo. Secondo quanto riportato dall’Arab Center for the Advancement of Social Media in un report pubblicato nel dicembre del 2023, “nel 2016, Israele ospitava il maggior numero di società di sorveglianza pro-capite al mondo ed era considerata una “capitale globale per la sicurezza nazionale”. E per questa ragione, come osserva la Coalizione palestinese per i diritti digitali, i territori palestinesi occupati sono diventati un banco di prova per regimi e tecnologie oppressivi.”

Dai report presentati e dalle informazioni raccolte, pare che l’esercito israeliano abbia iniziato ad utilizzare i dati delle carte di identificazione biometrica, richiedendo a coloro che studiano o lavorano in Israele di consegnare i loro dati all’esercito. Nel corso degli anni, il sistema di sorveglianza si è espanso grazie ai progressi tecnologici nell’elaborazione di immagini e nella sorveglianza algoritmica. Già nel 2021, il Washington Post ha rivelato l’esistenza di un sistema di riconoscimento facciale per monitorare e sorvegliare la popolazione palestinese, utilizzato in particolare nei territori della Cisgiordania che ha portato alla creazione di un grande database di archivio noto come Wolf pack. Il rapporto presentato da Amnesty International ripreso dal WP, si è concentrato principalmente su due città della Cisgiordania, Gerusalemme Est ed Hebron, e ha svelato un sistema noto come Red Wolf - facente parte del Wolf pack – che utilizza tecnologie fornite da aziende internazionali come TKH Security (olandese) e Hilvision (cinese) per la raccolta dati.

A questo sistema devono essere aggiunte due applicazioni: una chiamata Blue Wolf, utilizzata dall’esercito israeliano, attraverso cui avvengono scansioni ai check point dove ad ogni palestinese è associato ad uno dei tre colori (verde, giallo o rosso) in base alla pericolosità di un individuo; l’altra chiamata White Wolf, utilizzata negli ultimi anni sia dai coloni israeliani che dai datori di lavoro per permettere o meno l’ingresso di un dipendente palestinese negli insediamenti israeliani. A Gerusalemme Est, invece, è stato istallato nella città vecchia un capillare sistema di telecamere a circuito chiuso noto come Mabat 2000.

Per quanto riguarda la Striscia di Gaza, l’inchiesta pubblicata da +972 ha riportato che lo scorso ottobre, il New York Times ha rivelato l’esistenza di un sistema gestito da una base speciale nel Sud di Israele che raccoglie informazioni dai telefoni cellulari nella Striscia di Gaza; la base fornisce ai militari informazioni sensibili in diretta circa la posizione e la pericolosità di un individuo. Ricostruendo i tasselli, il New York Times ha riportato quanto segue: “Il generale Udi Ben Muha ha dichiarato che il sistema in questione non è perfetto al 100%, ma genera le informazioni necessarie per prendere una decisione. Il sistema funziona in base ai colori: le aree rosse segnano le aree in cui ci sono molti soggetti rilevanti mentre le aree gialle e verdi sono relativamente ritenute tranquille.”