Le aggressioni ai danni del personale scolastico da parte degli studenti e dei loro genitori stanno diventando sempre più frequenti e alcuni episodi sono stati diffusi sui social da parte degli alunni. Questo tipo di violenze, nella maggior parte dei casi, si fermano all’insulto verbale ma in altri casi possono degenerare in aggressione fisica, a mani nude oppure con delle armi, come nel caso della professoressa accoltellata da uno studente diciassettenne nel varesotto il 6 febbraio di quest’anno.

Il governo Meloni vara la legge 4 marzo 2024 sulla scuola, in vigore dal 4 aprile: prevede la costituzione di un Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico, iniziative di informazione e sensibilizzazione, e un inasprimento delle pene per chi commetterà violenze contro i docenti

Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Istruzione Valditara, nell’anno scolastico 2022/23 sono state 36 le aggressioni contro i docenti ad opera degli studenti e dei loro genitori, mentre nel febbraio 2024 si è già arrivati a 26 casi segnalati. Il ministro ha inoltre sottolineato che le azioni violente compiute dai genitori sarebbero aumentate del 111%.

Per far fronte alla situazione è stata redatta la Legge 4 marzo 2024 n. 25, entrata in vigore il giorno 30 dello stesso mese. Essa, in sintesi, prevede la costituzione di un Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico per segnalare i casi di violenza e redigere report annuali sul fenomeno, la promozione di iniziative di informazione e sensibilizzazione, tra cui l’istituzione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti del personale scolastico il 15 dicembre di ogni anno, oltre ad un inasprimento delle pene per chi commetterà violenze.

In un comunicato stampa, l’ANP, Associazione Nazionale Presidi, si è detta soddisfatta del provvedimento perché «risponde a un’esigenza da noi più volte rappresentata in molteplici occasioni, in considerazione dei sempre più frequenti episodi di violenza che si verificano all’interno delle scuole». Perché, però, si è resa necessaria questa legge? Quali sono le cause che provocano questo tipo di violenze?

Ovviamente non esiste un rapporto causa-effetto che possa indicare una soluzione definitiva. Tuttavia esistono alcune circostanze che possono favorire questi scenari. Secondo il professore Gabriele Ballarino, sociologo e autore del libro Sociologia dell’Istruzione, una delle cause è da ricercarsi nella perdita di autorità che la figura del docente ha subìto nel corso del tempo, specie a causa dell’ampliamento dell’accesso alla scuola e dunque al conseguente aumento della popolazione istruita: «Una volta l’accesso alla scuola era minore rispetto a oggi. Se pensiamo al piccolo paese di cento anni fa, l’insegnante era un’autorità riconosciuta perché era la persona “istruita”. Oggi questo atteggiamento è venuto meno perché, aumentando il livello di istruzione, gli insegnanti non possono più vantare questa qualifica esclusiva. Questa perdita di autorità a priori del docente è stato sicuramente un bene per la democratizzazione scolastica; d’altra parte, accade anche che la figura del docente non venga rispettata dagli alunni né dai loro genitori i quali, possedendo titoli di studio più alti rispetto al passato, si sentono in dovere di giudicare il lavoro dei docenti».

«Si sta aprendo un terreno ricco di nuove sfide educative», racconta Emanuele D’Adamo, dirigente scolastico all’Istituto Piero Sraffa di Brescia: «E’ necessario che i professori recuperino autorevolezza  nei confronti dei ragazzi perchè questa non è più scontata come un tempo quando il docente era rispettato perché docente. Oggi il rispetto va conquistato, e gli insegnanti, specie i più giovani, ne sono pienamente consapevoli. I vecchi metodi non funzionano: i docenti devono saper creare un dialogo con gli studenti e questi ultimi devono sentire fiducia nei loro confronti». Le parole del dirigente scolastico sembrerebbero fondate, dato che un report pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità afferma che solo il 55% degli adolescenti italiani sembra fidarsi pienamente dei propri insegnanti e solo uno studente su otto apprezza la scuola.