Vi immaginate se quel giorno, Teseo non avesse ricevuto quel famoso filo da Arianna e fosse rimasto intrappolato nel mitico labirinto di Creta? Oppure, se Dante si fosse addentrato nell’Inferno senza una guida, Virgilio, e non fosse più riuscito a trovare un’uscita?

Queste sono delle metafore per descrivere al meglio il viaggio che ogni persona intraprende quando volge il proprio sguardo dentro sé stesso e inizia a scoprire parti di sé che non credeva nemmeno potessero esistere. Uomini che, senza volerlo, si calano nel proprio sottosuolo per risolvere una crisi esistenziale, da cui, poi, rinascere. Gli esempi appena fatti conservano un “lieto fine”: Dante riesce ad uscire dall’Inferno, Teseo a scappare dal labirinto, dopo aver sconfitto il mostro che, più di ogni altra cosa, lo faceva tremare. Ma ci sono anche casi di personaggi che, da quell’abisso, ne escono distrutti. Gollum è uno di questi.

“Lui lo odiava e amava, così come odiava e amava sé stesso. Non poteva liberarsene: non aveva più alcuna forza di volontà […] Non era Gollum, Frodo, a prendere le decisioni: era l’Anello”

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Riccardo Dal Ferro, in arte Rick DuFer

Gollum era lì, gobbo e ricurvo su di sé, immerso nel proprio io. Gli occhi appannati rivolti verso il basso e, raramente, in altre direzioni. La voce stridula e graffiante, la stessa di chi chiede aiuto, senza trovare guide o bandoli di matasse. Sempre avvolto nell’oscurità e nel silenzio, le condizioni in cui ognuno riesce ad ascoltare meglio i moti del proprio inconscio.

Secondo Riccardo Dal Ferro, in arte Rick DuFer, esperto divulgatore filosofico, scrittore e performer teatrale, “Gollum è letteralmente l’individuo che perde il controllo della sua esistenza, perché non è abbastanza consapevole dei meccanismi che ha cominciato ad usare di sé stesso”. L’Anello che, da un punto di vista meramente narrativo può rappresentare il male, con una lettura più profonda “è il simbolo dell’inconscio che dà forma alle cose in base alla mancanza di controllo”. L’assassinio dell’amico ha portato Gollum a toccare lati di sé che avrebbe preferito tenere nascosti. Quel fardello, l’Anello, che porta e conserva gelosamente, raffigura il “male dell’inconscio che riemerge fortissimo: è tutto quel rimosso ancestrale ed antico che, quando viene dimenticato, poi riemerge con una forza ancora maggiore”. Trasformandosi, così, in demoni, che si impadroniscono delle redini della nostra esistenza. Non esiste più Smeagol, non esiste più Gollum: esiste l’Anello, che, ad un certo punto della propria esistenza, decide di andarsene e lasciarlo solo per davvero.

“Bilbo era destinato a trovare l’Anello, e non il suo creatore. In questo caso eri anche tu, Frodo, destinato ad averlo, il che può essere un pensiero incoraggiante […] «Perché è toccato a me? Come mai sono stato scelto io?». «Queste sono domande senza risposta», disse Gandalf”

Ci sono momenti in cui la vita ci mostra la sua faccia più tragica e ci mette a nudo di fronte al nostro futuro precario e incerto. Simili ad alberi che, dopo una tormenta, vengono spogliati del proprio manto verde, ci ritroviamo soli e infreddoliti. E ci chiediamo, “Perché io? Perché è successo a me?”.

A contatto con l’Anello, Frodo inizia a scorgere il proprio abisso e più si avvicina a Mordor, maggiore sarà il peso di quel fardello che è costretto a portare. “Ovviamente Frodo Baggins – prosegue Rick DuFer – è colpito tragicamente dall’Anello, la sua vita viene stravolta e lui si trova davanti a una missione improba e invalicabile”. In realtà, però, la fatalità di questo destino drammatico dissimula un pensiero incoraggiante: “Essere grato della tragedia della sua vita”. I momenti più bui sono un’occasione di conoscenza. Anche nei momenti più illogici e contraddittori bisognare accettare e amare la vita. “Il tragico, che è una dimensione essenziale dell’animo dell’uomo, è anche la sua grande forza, perché attraverso la tragedia dell’Anello, Frodo scopre la sua vera forza”. C’è sempre qualcosa da scoprire, c’è sempre qualcosa da cercare. “La dimensione del tragico è qualcosa difficile da pensare, ma se riesci a provare gratitudine, capisci che, in realtà, sei all’interno di questa sfida, di questa missione che è la vita”.

“Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato”

Con passo incerto e circospetto, Frodo inizia la grande avventura della vita. Un lungo viaggio alla scoperta del mondo e di sé stesso. Come Teseo e Dante, anche lui deve affrontare momenti di sconforto ed incertezza, per arrivare nel luogo che, più di tutti, gli fa paura. Però, con una consapevolezza: essere grato di aver ricevuto l’Anello, di non voler cercare distrazioni che possano distogliere lo sguardo dal suo vero destino, di abbracciare la propria mortalità e i propri limiti perché fanno parte di lui. Come anche di tutti noi.

“Bisogna amare veramente tanto la realtà per poter usare bene l’immaginazione” – J.R.R. Tolkien