Sono in migliaia, maori e non, gli abitanti della Nuova Zelanda che hanno deciso di scendere per le strade e nelle piazze a manifestare contro la proposta di mettere mano al Trattato di Waitangi, eliminando di fatto le tutele e le prerogative che questa carta riserva agli indigeni. Nello specifico, il trattato di Waitangi è stato siglato nel 1840 tra la Corona inglese e più di 500 capi delle tribù locali. Si tratta di un accordo tra due Stati sovrani, con cui britannici e maori regolamentarono i loro rapporti, seppur con alcune difficoltà, innanzitutto dovute al fatto che i due popoli non condividevano la stessa lingua e quindi firmarono due testi distinti, uno in lingua inglese e uno in lingua maori, tradotto dai missionari residenti da tempo in Nuova Zelanda. Il problema principale fu che il contenuto dei due contratti non coincidevano esattamente, specie sul concetto di sovranità. Da un lato, gli inglesi ritenevano che questo trattato concedesse alla regina Vittoria la facoltà di regnare su tutto il territorio; dall’altro lato, i maori, che sono un popolo molto legato alla terra e non avrebbero mai permesso una simile concessione, ritenevano che l’accordo siglasse soltanto una spartizione di potere: gli indigeni avrebbero potuto controllare i loro terreni, lasciando ai britannici la semplice possibilità di occuparsi e gestire le controversie degli europei presenti nel Paese. Questo cambio di prospettiva ha portato all’instaurazione, nella gestione del Paese, dell’odierno meccanismo di co-governance, in cui le decisioni sono prese di concerto tra le due comunità o, meglio, tra le due sovranità. È proprio su questo punto che si accende oggi il dibattito pubblico, dove la comunità maori rivendicala tutela dei suoi diritti.
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