“Prima di risolvere gli enormi problemi che ha il Brasile, il presidente Lula deve riunire le due parti del Paese. Altrimenti non potrà realizzare nulla del suo programma”. La giornalista della redazione Esteri di Avvenire Lucia Capuzzi delinea una nazione spaccata. Divisa tra chi appoggia il terzo mandato di Luiz Inácio Lula da Silva – insediatosi ufficialmente il primo gennaio 2023 – e il popolo bolsonarista, “che vive in una bolla di manipolazione e fake news ed è effettivamente convinto che al presidente uscente siano state scippate le elezioni presidenziali del 31 ottobre”.

La giornalista di Avvenire Lucia Capuzzi delinea una nazione spaccata tra chi appoggia il terzo mandato di Lula  e il popolo bolsonarista, che vive in una bolla di manipolazione e fake news

Capuzzi sottolinea che le fake news esistevano già prima del governo Bolsonaro. È stato però lui a renderle pervasive attraverso una campagna mirata: “Moltissimi brasiliani si informano solo in questi gruppi chiusi di WhatsApp dove arrivano delle post-verità che non sono frottole totali: prendono dei pezzi di realtà, le riarrangiano con nessi causali che non ci sono e raccontano una realtà altra in cui queste persone sono completamente immerse. Poi dietro ci sono dei poteri forti che, invece, sono consapevoli della realtà, ma semplicemente gli fa comodo quel tipo di governo”.

Nel pomeriggio dell’8 gennaio, il disappunto di chi non riesce ad accettare il 50,9 per cento totalizzato dal neo-presidente, al ballottaggio con il rivale conservatore, è sfociato in un vero e proprio assalto alla democrazia brasiliana. I manifestanti – da tempo accampati di fronte al comando dell’esercito a Brasilia senza che il governatore locale, bolsonarista, li sgomberasse – hanno fatto irruzione negli edifici di Parlamento, Corte Suprema e Presidenza. Li hanno occupati e devastati, rompendo vetri e arredi. Hanno danneggiato delle opere d’arte e sono riusciti persino ad appropriarsi di una copia della Costituzione del 1988. In mezzo alla folla c’era anche il nipote di Bolsonaro, Leonardo Rodrigues de Jesus: attraverso il proprio profilo Instagram, l’uomo, noto come Léo Índio, ha documentato la propria partecipazione all’attacco.

Quest’ultimo è avvenuto in un momento in cui Lula non era a Brasilia: si trovava ad Araraquara, comune dello stato di San Paolo, per vedere con i propri occhi i danni provocati dalla piogge. Ed è da lì che, verso le 18 ora locale, si è espresso in conferenza stampa: “Tutti i responsabili saranno individuati e giudicati, e verranno puniti in maniera esemplare con tutta la forza della legge”.

I primi provvedimenti sono già arrivati: il giudice della Corte Suprema brasiliana ha rimosso dal suo incarico per 90 giorni il governatore di Brasilia, Ibaneis Rocha. Fino ad ora si contano circa 1500 arresti e almeno 46 feriti, di cui 6 in gravi condizioni. È il bilancio di un attacco che, secondo Lucia Capuzzi, acuisce i grandi problemi già presenti nel Paese: le conseguenze del Covid, l’aumento della diseguaglianza, i 33 milioni di brasiliani ridotti alla fame e l’aumento della povertà che ha raggiunto il 30 per cento della popolazione.

Bolsonaro, attualmente ricoverato in un ospedale fuori Orlando per un’occlusione intestinale, era già in Florida da qualche giorno. Questo per Capuzzi non è un caso: “Ha voluto prendere le distanze da prima perché non potesse essergli imputata nessun tipo di responsabilità. Ha talmente flirtato in quattro anni col golpismo, col discredito continuo della democrazia, che ha indirettamente legittimato una situazione del genere. L’avrà legittimata anche direttamente? Questo non si sa”.

È probabile che l’attacco ai “Tre Poteri” sia nato come un tentativo di colpo di stato, anche se non ha avuto successo. “Nella pratica non possiamo parlare di golpe, anche se non so quanto i manifestanti fossero consapevoli che l’attacco si sarebbe risolto in un nulla di fatto – riflette Capuzzi –. Certo è che questa azione approfondisce le varie fratture all’interno delle forze di sicurezza”. La struttura delle forze di Polizia è molto frammentata e questo, sottolinea la giornalista, “è uno dei problemi del Brasile”. Alla Polizia municipale, statale e federale si somma anche quella militare e l’esercito.  “I soldati semplici e alcuni tra i quadri intermedi sono più vicini a Bolsonaro, mentre gli alti vertici lo hanno in gran parte sconfessato”. La presenza di questa ala solidale con l’ex presidente “è la motivazione per cui i militari non sono intervenuti. Alla fine, Lula ha decretato l’intervento federale e la Polizia militare, fedele al Governo, ha bloccato i manifestanti in cinque ore”.

Una situazione che deve essere analizzata alla luce della fragilità dell’istituzione democratica del Paese, inserita nel contesto geopolitico di riferimento. “Il golpe brasiliano è morto prima di nascere dal momento in cui gli Stati Uniti si sono congratulati con Lula, sostenendo che la vittoria fosse regolare e che non ci fosse nessuna possibilità da parte degli Usa di riconoscere un colpo di stato in Brasile”.

Il golpe brasiliano – spiega Capuzzi – è morto prima di nascere dal momento in cui gli Stati Uniti si sono congratulati con Lula, sostenendo che la vittoria fosse regolare e che non ci fosse nessuna possibilità da parte degli Usa di riconoscere un colpo di stato in Brasile.

E proprio quanto accaduto a Brasilia non può che riportare la mente all’attacco al Campidoglio di Washington del 6 gennaio 2021. In quell’occasione, il Congresso degli Stati Uniti era stato preso d’assalto dai sostenitori del presidente uscente Donald Trump nel tentativo di fermare la ratifica dell’elezione del suo successore, Joe Biden. “La dinamica è quella, la modalità di azione anche – spiega –. Le differenze sono che Capitol Hill ha impattato su una democrazia che ha istituzioni molto più solide. In Brasile impatta su una democrazia con istituzioni più fragili rendendo ancora più instabili le basi del governo”.

Se dopo Washington un altro attacco a una democrazia è stato riproposto dopo poco tempo e seguendo lo stesso copione, la domanda più gettonata in queste ore è se questo tipo di azione potrà diventare ricorrente nello scenario internazionale. “Trump ha fatto scuola e Bolsonaro è stato il suo miglior allievo. Ci sono altri Bolsonaro nel mondo? La domanda è aperta. La democrazia, in generale, vive un momento di discredito da parte di certe parti politiche che continuano ad attaccare le istituzioni e i suoi princìpi, dati per assodati fino a qualche decennio fa. Se questo continuerà a verificarsi – conclude Capuzzi – saranno possibili nuovi episodi” .