“Il calcio è musica, danza e armonia. E non c’è niente di più allegro della sfera che rimbalza”. Pelè è morto a 82 anni.  Il più grande calciatore di tutti i tempi si è spento all’ospedale di San Paolo, in Brasile, dopo due anni travagliati a causa di un tumore al colon. O Rei è volato in cielo da Diego Maradona.

Pelè, pseudonimo di Edson Arantes do Nascimento, inizia a giocare a pallone a cinque anni. A quindici anni passa al Santos, dove resterà praticamente sino alla fine della sua carriera vincendo di tutto e di più. Ma è con la maglia della Nazionale brasiliana che Pelè si fa conoscere al mondo intero. Il Mondiale del 1958 in Svezia è la sua consacrazione, anche grazie alle prime immagini televisive e al gol realizzato in finale proprio contro i padroni di casa. Pelè, non ancora diciottenne, aiuta il Brasile a vincere quell’edizione, bissando poi il successo quattro anni dopo in Cile. Intanto O Rei continua a segnare: per la Fifa i gol sono 1.281 in 1.363 incontri, di cui 761 in 821 gare ufficiali, un record incredibile e difficilmente superabile. Il millesimo gol arriva nel 1969 al Maracanà. I tifosi lo portano in trionfo e lui lancia un appello: “Gente mia, per l’amore di Dio, ora che tutti mi state ascoltando, faccio un appello speciale a tutti: aiutate i bambini poveri, aiutate gli abbandonati. È il mio unico desiderio in questo giorno speciale per me”. “Il grande successo della mia vita è stato aiutare tanti ragazzi di strada, che guardandomi hanno capito che lottando si può arrivare ovunque”, dichiarerà molti anni dopo.

Per la Fifa i suoi gol sono 1.281 in 1.363 incontri, di cui 761 in 821 gare ufficiali, un record difficilmente superabile

Nel 1970 arriva il suo terzo Mondiale, unico calciatore al mondo a riuscirci. In finale la vittima è l’Italia, sconfitta 4-1. Il primo gol lo segna lui. Il difensore azzurro Burgnich al termine della gara dice: “Prima della partita mi ripetevo che era di carne ed ossa come chiunque, ma sbagliavo”. A proposito di Italia, sembra che Pelè sia stato molto vicino a vestire la maglia dell’Inter nel 1958, ma in Brasile viene dichiarato “tesoro nazionale” e non viene mandato all’estero. Alcuni anni dopo, durante una tournée nel nostro Paese, O Rei spiega ai giornalisti che “in Sudamerica i calciatori non sono trattati come in Italia. Mi chiedete perché, allora, non vengo da voi? C’è un difensivismo esagerato, i gol sono pochi, gli attaccanti troppo controllati. In Brasile è un’altra cosa: le squadre cercano lo spettacolo, la folla si entusiasma. Giocare è più divertente”.

“Sono conosciuto più di Gesù. Magari in Asia non sanno chi è Cristo, ma di Pelé hanno sentito parlare”

Nel 1977 annuncia il ritiro. Eletto Calciatore e Pallone d’oro Fifa del secolo, Pelè è ancora oggi il migliore marcatore della Nazionale brasiliana con 77 reti. Dopo il ritiro, ha spesso alternato la carriera di ambasciatore del calcio e del rispetto dei diritti umani nel mondo a quella di cantante e attore. La sua apparizione più celebre è nel film “Fuga per la vittoria”, dove segna con la sua celebre rovesciata. Ironico e iconico: “Sono conosciuto più di Gesù. Magari in Asia non sanno chi è Cristo, ma di Pelé hanno sentito parlare”. In Brasile hanno proclamato tre giorni di lutto nazionale per poter dire addio all’icona del calcio.