“You are not alone”. Lo scandiscono gli attivisti di Ultima Generazione mentre Simone Ficicchia scende le scale del Tribunale di Milano. “Non sei da solo”, cantano in coro.
La prima udienza per decidere se applicare all’attivista del gruppo di “disobbedienza civile non violenta” la sorveglianza speciale è finita: rimandata di trenta giorni la decisione, richiesta dopo i ripetuti blitz dell’attivista climatico alla Scala il 7 dicembre scorso e agli Uffizi di Firenze, quando a luglio si incollò al vetro che protegge la Venere del Botticelli. Ficicchia ha finora a suo carico una trentina di denunce che comprendono anche una serie di blocchi stradali a Roma, con accuse come l’interruzione di pubblico servizio, danneggiamento e imbrattamento, resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata. Nel frattempo, il pubblico ministero ha anticipato che al massimo verrà stabilita per lui la sorveglianza semplice. Non si tratta di un cavillo di poco conto. La sorveglianza speciale solitamente viene applicata secondo il “codice antimafia” nel corso dei processi per criminalità organizzata. Prevede, tra le diverse misure, il divieto di uscire dal proprio comune di residenza e un coprifuoco entro cui bisogna rientrare a casa.

L’attivista climatico non rischia più la sorveglianza speciale. Il tribunale di Milano deciderà tratrenta giorni. Davanti al palazzo di Giustizia si è tenuto un presidio per esprimere solidarietà. I compagni: “Provano a giudicarlo socialmente pericoloso”

Pericolosità sociale
“Stanno provando a giudicarlo come socialmente pericoloso, anche se non ha ricevuto alcuna condanna definitiva”, spiega a magzine.it l’attivista Tommaso Juhasz. Sono diversi gli striscioni che vengono srotolati ai piedi della scalinata del Tribunale. Simone Ficicchia, poco dopo l’udienza, ha un’espressione quasi sorpresa. Davanti a lui decine di telecamere e microfoni: buona parte della stampa per la prima volta gli sta dando voce. “Le nostre azioni hanno l’obiettivo di permettere all’ordinamento sociale di rimanere in piedi e alla società di non collassare, per garantire alle persone un futuro nonostante la crisi climatica” , spiega Ficicchia a magzine.it. Tra i presenti a titolo personale, anche Gad Lerner e Marco Cappato, che specifica: “Si tratta sempre di azioni non violente e parlare di queste misure è eccessivo”. Mentre la folla aspetta l’esito dell’udienza, viene aperto il microfono e gli attivisti si alternano: giustizia e clima sono le parole che vengono scandite con maggiore frequenza.

Riconversione energetica
“Saremo soddisfatti quando la presidente del Consiglio tratterà il tema degli investimenti in combustibili fossili: l’Italia è il sesto investitore al mondo”, argomenta Michele Giuli di Ultima Generazione. Insieme ad altri attivisti cerca di entrare in tribunale per depositare centinaia di autodenunce simboliche: “Se Simone rischia di essere un sorvegliato, allora lo siamo tutti noi”, spiegano al megafono. Gli uffici, però, sono chiusi e gli attivisti vengono indirizzati verso la questura di via Fatebenefratelli. Prima di mettersi in marcia, Giuli formula un appello all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni: “Chiediamo che il governo nel 2023 attivi venti gigawatt di energia eolica e solare. Noi siamo non violenti. Siamo qui solo per chiedere di rispettare gli accordi internazionali ed europei sul clima e siamo pronti al dialogo” , conclude.