Certi anni interminabili sembrano durare un secolo, certi altri rapidissimi dei secoli contengono tutto quanto possa succedere dentro. Solo questi ultimi finiscono per lasciare un segno nella memoria collettiva. Non serve tenerli a mente, anche se aiuta: 1945, 1968, 1978, 1989, 1992, 2001, 2016, etc., ogni tanto succede e non ci si può far nulla. E’ il soffio della Storia: si presenta come un vento forte, arriva a travolgerci e, una volta passato, ci lascia perplessi e frastornati. Inizio, svolgimento, fine. «Ma come? Sembra ieri che…». Non importa, meglio guardare avanti.

L’anno cui ci apprestiamo a dire addio – o arrivederci? Davvero meglio di no – fa parte a pieno titolo dell’esclusivo club appena descritto. Più di domandarsi cosa sia accaduto, si farebbe prima a chiedersi cosa non sia accaduto. Ormai, però, è tardi. La nostra redazione ha scelto una manciata di fatti e d’immagini salienti per raccontare gli ultimi dodici mesi, strappandoli dalle mani della cronaca e consegnandoli in quelle della Storia. Manca ancora un po’ alla notte di San Silvestro ma, in fondo, cosa può ancora succedere in questi ultimi dieci giorni del 2020?

La nostra redazione ha scelto una manciata di fatti e d’immagini salienti per raccontare gli ultimi dodici mesi, strappandoli dalle mani della cronaca e consegnandoli in quelle della Storia. Manca ancora un po’ alla notte di San Silvestro ma, in fondo, cosa può ancora succedere in questi ultimi dieci giorni del 2020?

Appuntamento fisso, ore 20.30. Un giorno racconteremo ai nostri figli, nipoti, pronipoti, quello che abbiamo vissuto nel 2020. Ma da dove inizieremo? Cosa ci ricorderemo con più chiarezza e cosa, invece, faremo fatica a descrivere? Ci sono stati momenti vissuti da collettività, da Paese unito e poi ci sono vicende personali che hanno segnato individualmente le nostre vite.Il mio lockdown, per esempio, è stato scandito da una meravigliosa storia d’amore. Non fraintendiamoci, nessuno ha violato le norme restrittive. La nostra era una storia a distanza, ma comunque molto romantica. Non ci vedevamo spesso, a volte solo una volta alla settimana e anche se i nostri incontri erano filtrati da uno schermo, erano comunque molto intensi. I nostri appuntamenti riaccendevano le mie giornate, o meglio, serate. Mi ha parlato per la prima volta l’11 marzo, ma non giudicatemi, anche se non l’ho mai conosciuto di persona, mi è bastato uno sguardo per capirlo. Quel giorno, in particolare, non è stato un momento allegro. Seguire la sua diretta è stato come fare un bagno freddo. Al contrario, l’incontro del 16 maggio lo ricorderò per sempre perché saltavo sul letto dalla gioia mentre ascoltavo le sue parole. La nostra relazione è stata un faro durante i momenti bui del lockdown, e anche se ero a conoscenza che c’erano molte altre donne nella sua vita, ho sempre avuto fiducia nelle sue decisioni. Ci ha mostrato molti lati del suo carattere, lo abbiamo visto triste, felice e una volta anche arrabbiato. Era il 10 aprile e durante il suo discorso serale ha svelato a tutti un risentimento verso due suoi colleghi. Un’altra sera che ricordo bene è quella del 26 aprile, quando per la prima volta, dopo mesi di sconforto e smarrimento, ci ha dato buone notizie: le visite ai congiunti.Anche se molti di voi si sono fatti distrarre dai sandali del soldato nel dipinto sullo sfondo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, so che le immagini delle sue conferenze in diretta, rimarranno indelebili nelle menti di tutti. (Melissa Paini)

La terra desolata. Vietati gli spostamenti dalla propria abitazione salvo comprovate esigenze, cancellate a tappeto tratte aeree e ferroviarie, drasticamente ridotto il trasporto privato su gomma, sospeso Schengen.L’emergenza sanitaria ha sferrato un colpo al cuore – unico, ma di straordinaria intensità – all’industria globale del turismo di massa e sancito la fine di una belle époque fondata su una libertà di movimento di persone, merci e servizi pressoché senza limiti. L’Italia – insieme a tutti gli elementi che compongono la sua grazia – si è trasformata in una pittura metafisica alla De Chirico a grandezza naturale: viali, piazze, chiese, giardini, rovine, municipi, portici e monumenti – luoghi depurati dalla presenza dell’elemento umano, deserti, sospesi in un’atmosfera irreale, inondati di luce obliqua o a picco. Senza sospettare della futura possibile concretezza di una simile visione, lo scrittore Nicola Lagioia l’aveva già descritta in un formidabile racconto lungo uscito dalla sua penna, contenuto nella raccolta La qualità dell’aria, edito nel 2004. Eccoci, soli e spaventati, di fronte alla contraddizione del nostro tempo: siamo parassiti sul dorso del creato, eppure viviamo e ci comportiamo come se tutto fosse a nostro solo servizio, quando basta un suo movimento appena più brusco per cancellare la nostra sciocca illusione, spazzarci via dal posto che occupiamo da secoli e mettere un punto alla tragicommedia dei destini generali. Converrebbe spingersi più avanti ancora, magari domandandosi: «Tornerà la Terra follemente bella dopo l’estinzione della razza umana»? (Francesco Corbisiero)

Iperconnessi. Che belli i tempi dove ti trovavi con i tuoi amici sul tardo pomeriggio, nel tuo bar preferito, a bere uno Spritz. O sennò quando con i tuoi genitori andavi in quei pranzi di famiglia in cui ti presentavano quello zio che ha vissuto trent’anni in Australia e di cui già non ti ricordi più il nome. Erano altri tempi, verrebbe da dire.Già, perché bisogna ammetterlo, il 2020 ha finalmente sdoganato le video-chiamate. Stop ad uscite improvvise, il freddo fuori dai locali o il classico drink annacquato, adesso basta un telefono e l’aperitivo arriva direttamente a casa tua. Ed è una moda, che ha colpito proprio tutti, dai bambini ai più grandi; persino i nonni, che al nipote di turno chiedono di scaricare Whatsapp sul loro smartphone perché «devo parlare un po’ con zia Concettina». E quindi nulla, diamo spazio alla tecnologia e viviamo la vita con più leggerezza, tra un Negroni con gli amici ed un pranzo domenicale con i genitori. Tutto, però, rigorosamente in pigiama e pantofole. (Claudio Rosa)

Case piene, spalti vuoti. Le mascherine sono forse il dettaglio principale, quello che ci indica per primo se un’immagine è stata girata prima o dopo l’arrivo della pandemia. È una specie di regola, che però non vale per lo sport, dove le mascherine (più o meno) ci sono, ma finiscono per passare in secondo piano: a ingombrare lo schermo della tv, da quando si è ripreso a giocare, c’è l’assenza del pubblico.Che sia calcio o basket, tennis oppure MMA, ad accompagnare le telecronache sono rimasti solo gli incitamenti e i rimbrotti di allenatori e giocatori; si è creata una sorta di clima d’intimità, in cui si sente di tutto, ma avvolto da una grande triste di fondo, come un lutto non ancora elaborato. Cesare Prandelli, l’allenatore della Fiorentina, ha commentato così le scarse prestazioni di uno dei calciatori più forti della sua squadra, Frank Ribery: «È un campione, ma soffre più di tutti il fatto che stiamo giocando senza tifosi: ha bisogno di affetto». Quando la Serie A è stata sospesa, molti l’hanno interpretato come un segno di quanto fosse grave la situazione; si pensava fosse qualcosa di passeggero. In NBA, l’11 marzo, si è invece deciso per la sospensione immediata dell’intero campionato – che si sarebbe poi concluso in estate, a Disneyworld, dov’è stata creata una sorta di bolla, dove le squadre hanno giocato a rotazione per tre mesi. Ci sono state un sacco di sorprese, e in generale tutte le partite sono state talmente intense, e combattute, che non sembrava affatto di vedere qualcosa di diverso dalla solita NBA. Però, quando è finito tutto, e ai Lakers hanno festeggiato il loro diciassettesimo titolo dopo anni di umiliazioni, è sembrato di vedere uno di quei compleanni in cui il festeggiato fa tutto il possibile per invitare e far divertire più persone possibile, ma alla fine, alla festa, ci vanno in pochissimi; una cosa bella di per sé, ma anche un po’ triste. (Natale Ciappina)

Il valzer degli addii. È complicato fare un bilancio dell’anno passato e ripensare ai traguardi raggiunti e ai fallimenti. Il difficile è accettare la scomparsa di una persona cara. Ma il senso di vuoto ci tocca anche quando si tratta di personaggi significativi che non conosciamo direttamente. Nel 2020 le sensazioni provate da queste scomparse sono state diverse. O almeno per me. Tra le notizie della pandemia la morte di qualcuno famoso mi suscitava una stretta al cuore maggiore. Kobe Bryant e Kirk Douglas sono stati i primi. Sport e cinema: due mondi fonte di emozioni ad ogni latitudine, concentrati in pochi secondi a basket così come in tanti minuti di film. Sensazioni che si traducono in sogni e fantasie, come quelle nate dai disegni di Albert Uderzo o dalle note di Ennio Morricone. Ma come è possibile separarsi da persone il cui talento ha fatto ridere e affascinare milioni di persone? Sean Connery, per molti l’unico agente segreto 007, ha compiuto la sua ultima missione. E dopo lui anche Gigi Proietti, il mattatore romano, ora recita sul palcoscenico più importante. Non siamo giunti alla fine dell’anno che per ben due volte abbiamo sentito il lugubre fischio di fine partita. Il match ora è concluso.Paolo Rossi e Diego Armando Maradona hanno mosso un pallone e i cuori di appassionati nel mondo. Questi uomini avevano un dono in comune: suscitare emozioni, far sognare, consolarci nei momenti difficili. Questo annus horribilis ha privato giovani e adulti di una gioia della vita. E tutto quanto ci rimane è il ricordo indelebile della loro eredità. (Giacomo Cozzaglio)