Tra i Paesi europei colpiti dalla pandemia del Covid-19, la Gran Bretagna a lungo ha mantenuto una linea di azione in controtendenza rispetto a quelle messe in atto sul continente. Soltanto negli ultimi giorni anche dall’altra parte della Manica si sta cominciando ad attuare provvedimenti più rigidi per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Qual’è però nel dettaglio la situazione inglese? Ne abbiamo parlato con E. F. (l’intervistato preferisce restare anonimo), consultant surgeon nell’Hertfordshire (England).

Quali sono le precauzioni adottate per contenere la diffusione del Covid-19 nel Regno Unito?

Gradualmente ne sono state introdotte varie: chiusura di ristoranti, piscine, palestre e altri luoghi di aggregazione. È stato introdotto il divieto per i cittadini britannici di recarsi all’estero. Si tratta però di avvisi in quanto non sono previste penali in caso di infrazione.

Qual’è la percezione del rischio da parte della popolazione inglese?

Però la popolazione al momento non percepisce il rischio: al mercato le persone sono numerose, tutte vicine in coda e senza mascherina

La percezione è pressoché nulla. L’altro giorno ho avuto soltanto un paziente oncologico che si è recato in pronto soccorso con un parente munito di mascherina. Anche la direttiva di chiudere le scuole, varata solo venerdì scorso, non è così stringente: per alcune categorie lavorative, i key-worker (health-care professional, social worker, fire fighter), è ancora permesso inviare i propri figli a scuola. Però la popolazione al momento non percepisce il rischio: al mercato le persone sono numerose, tutte vicine in coda e senza mascherina.

Come si stanno organizzando gli ospedali per fronteggiare l’aumento dei casi di Covid-19?

Gli ospedali in un certo senso hanno reagito meglio rispetto al governo. Da circa una settimana tutti gli ospedali adottano delle contromisure: fermo per l’attività elettiva a favore dei malati d’urgenza, ambulatori  ridotti al minimo introducendo i consulti per via telefonica. Inoltre, consapevoli della scarsa disponibilità di posti di terapia intensiva disponibili in Gran Bretagna, anche le strutture private stanno seguendo l’esempio degli ospedali pubblici: dal 15 aprile o anche prima sospenderanno pure loro l’attività elettiva e alcuni pazienti del NHS (National Health Service) verranno trasferiti nel privato. Si tratta comunque di cambiamenti drastici.

Il primo ministro Boris Johnson a lungo ha minimizzato il pericolo contagio e soltanto negli ultimi giorni ha cambiato strategia. Come mai?

Secondo un articolo della BBC, le policy governative messe in atto si affidano al gruppo epidemiologico dell’Imperial College. A quanto pare, questo team aveva suggerito tre possibili strategie. La prima si riassumeva nel “non fare nulla”. La seconda era la “mitigazione”. La terza la “soppressione”, attualmente in corso nella maggior parte dei Paesi europei. Valutando le perdite, nel primo caso sarebbero morte 510mila persone. Con la “mitigazione” (ovvero la politica inizialmente favorita, basata esclusivamente su determinate pratiche di comportamento) ne sarebbero morte 250mila. L’unica alternativa rimasta era quindi applicare anche in Gran Bretagna la strategia della “soppressione”. È stato quindi sulla base di questo studio epidemiologico che alla fine il governo ha deciso quale direzione prendere. Qui dicono che saremo fortunati se arriveremo a 20mila morti.

Come mai le misure allo studio del governo britannico non sono così coercitive?

Quando cominceranno ad aumentare i morti e gli ospedali saranno pieni di pazienti, allora tra la gente ci sarà maggiore consapevolezza e il governo non avrà altra scelta che intervenire in maniera più energica

Personalmente ritengo che per capire la gravità della situazione occorre sentirla sulla pelle. Quando cominceranno ad aumentare i morti e gli ospedali saranno pieni di pazienti, allora tra la gente ci sarà maggiore consapevolezza e il governo non avrà altra scelta che intervenire in maniera più energica. Gradualmente stanno incrementando le misure. La situazione è cambiata in pochi giorni: si è passati dal raccomandare di lavarsi le mani all’invito a rimanere a casa e alla chiusura di molti luoghi pubblici. Il problema è che tali misure andrebbero adottate preventivamente e non quando la situazione diverrà più critica. Non è facile perché comunque è un’intrusione nella libertà di ognuno di noi.