Leggere la Commedia non è un semplice passatempo, ma un modo per dimenticare per un attimo la situazione che tutti stiamo vivendo e riscoprire, attraverso la nostra cultura, la bellezza della vita. Così fece Primo Levi nel lager di Auschwitz dove, in mezzo all’orrore, volle ricordare le parole che Dante disse ad Ulisse: «Considerate la vostra semenza:/ fatti non foste a viver come bruti,/ ma per seguir virtute e canoscenza» (Inf. XXVI), come ha voluto sottolineare Paolo Di Stefano nelle pagine di laLettura.
È quanto accade oggi 25 marzo 2020, quando per la prima volta si celebra il Dantedì, la giornata dedicata al sommo poeta recentemente istituita dal governo italiano. La scelta della data non è casuale: gli studiosi ritengono che essa indichi l’inizio del viaggio ultraterreno dell’Alighieri. L’edizione inaugurale avviene in un momento non semplice, come ha ricordato il ministro Dario Franceschini, lanciando un appello agli artisti: «Il 25 marzo leggete Dante e postate i vostri contenuti. Dante è la lingua italiana, è l’idea stessa di Italia. Ed è proprio in questo momento che è ancor più importante ricordarlo per restare uniti».
A ben vedere, fu proprio il plurilinguismo dantesco, a fare di Dante il grande escluso, sottraendolo al canone a cui ispirarsi. Era il 1525, Pietro Bembo pubblicava Le prose della volgar lingua, erigendo Petrarca a maestro della poesia e Boccaccio a simbolo della prosa. Quel podio negatogli ben poco potè rispetto al riconoscimento unanime di cui oggi il poeta gode. Secondo Auerbach poi, il realismo figurale di Dante fu così pervasivo nel lettore tanto da creare un vero immaginario collettivo, tale per cui quando si pensa all’Inferno lo si immagina come descritto dall’Alighieri nella prima Cantica. Così, in occasione del Dantedì, il MiBACT e il Ministero dell’Istruzione insieme a scuole, musei, parchi archeologici, biblioteche, archivi e luoghi della cultura divulgheranno, sui propri account social immagini, video e rare edizioni della Commedia per testimoniare quanto la figura del sommo poeta sia imprescindibile caposaldo dell’identità italiana.
All’iniziativa parteciperà anche la Rai, che manderà in onda le lecturae Dantis sulle tre reti generalistiche e su Rai Play; non mancheranno trasmissioni ad hoc, curate da Rai Cultura . Sul sito del Corriere della Sera verrà trasmesso un filmato dedicato al Dantedì, realizzato grazie ai contributi di Paolo Di Stefano, giornalista e promotore della giornata dedicata a Dante e illustri studiosi, tra i quali Alberto Casadei dell’Associazione degli italianisti, Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, e Carlo Ossola, presidente del Comitato per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante.
«State contenti, umana gente la quia;/ che se potuto aveste veder tutto,/ mesiter non era parturir Maria»
Il Dantedì anticipa infatti simbolicamente l’anno dantesco, che si svolgerà nel 2021 e vedrà coinvolte numerose città italiane, in particolare Ravenna e Firenze. La capacità visionaria e inesauribile del poeta rende le sue opere vive intorno a noi. C’è chi ritiene la Commedia, un compendio di diritto, dove vige la legge del contrappasso. Ma come non lasciarsi incantare dalla misericordia intrinseca nell’opera, che invita l’uomo ad appagarsi della sua finitezza: «State contenti, umana gente la quia;/ che se potuto aveste veder tutto,/ mesiter non era parturir Maria» (Purg. III).
Ridurre il poeta alla sua opera più nota sarebbe come celebrarlo a metà. Dante è anche — per citarne alcune — La vita nova, lirica d’amore per Beatrice, il De vulgari eloquentia, lungimirante trattato di lingua o le Epistole, dove Dante scrive al mecenate Cangrande della Scala che lo scopo della sua Commedia consiste nel: «distogliere coloro che vivono in questa vita da uno stato di miseria e condurli ad uno stato di felicità» (Ep. XIII).
Dedicare una giornata a Dante è un modo per riscoprirci tutti legati da una cultura letteraria comune, qualunque sia la storia personale di ognuno di noi. Per questo prima della quarantena abbiamo intervistato un ragazzo italiano di origine straniera, Joseph, contattato attraverso l’associazione Babele Onlus di Pavia, proprio su cosa prova per questa nuova celebrazione.
Dante unisce quanti lo leggono, in ogni momento storico vissuto dagli italiani, anche quello più grave. E così diventiamo tutti più vicini al poeta e come lui anche noi usciremo «a riveder le stelle».
