Giorgio Rapone è il portinaio dello stabile in largo Quinto Alpini numero 2, nella signorile zona parco Sempione. Classe 1959, milanese, lavora e vive in questa palazzina di sette piani dal 1980. Giorgio era molto giovane quando ha scelto di fare questo mestiere, lo stesso della madre, portinaia per quarant’anni in via Ripamonti.
Giorgio, riguardo l’evoluzione del mestiere della quale ha vissuto tutti i passaggi, dichiara: «Sono molto arrabbiato dopo quarant’anni. Una volta questo era un lavoro qualificante, era un motivo d’orgoglio. Eravamo come i liberi professionisti. Ora, invece, chiunque può farlo. Infatti, una volta dopo aver fatto domanda all’amministratore per essere assunto, era necessaria una licenza da portierato rilasciata dalla questura, serviva la fedina penale pulita, e se si combinava qualcosa veniva ritirata e si veniva licenziati. Ora non c’è più il bisogno della licenza e chiunque può fare questo lavoro. Non sono più richiesti i requisiti di un tempo e vengono assunti molti stranieri».
Sebbene l’orario di lavoro di Giorgio inizi ufficialmente alle 7.30, lui si alza ogni giorno alle 4, perfino nei fine settimana: «Anche se adesso non lavoro più sette giorni su sette, con gli anni sono diventato sempre più metodico, ho le mie abitudini, i weekend sono tragici per me. Mi occupo di tutto, dai sacchi della spazzatura, alla consegna della posta nei negozi, fino ai pacchi ai condomini che, con l’avvento di Amazon, sono sempre di più. Amo il mio mestiere, ma sta diventando più pesante. Sarà forse per la mia età ma quello che una volta facevo in mezz’ora ora mi richiede il triplo del tempo».
Giorgio è orgoglioso del rapporto con i condomini. Racconta: «Tanti li ho visti nascere, andare via e poi tornare per comprarsi l’appartamento. Siamo come una famiglia: le mie figlie sono cresciute con loro, frequentano le stesse scuole e gli stessi posti, ci conosciamo tutti». Non ricorda episodi eclatanti nel quartiere ma c’è un po’ di malinconia pensando agli anni passati: «La zona era più bella anni fa, durante l’epoca Craxi, ed era più viva. Poi, dopo Manipulite si è invecchiata, sono stati chiusi molti uffici, c’è stata la crisi, ma con un ricambio veloce».
Giorgio è soddisfatto del suo lavoro, ne è orgoglioso. Ci tiene a precisare: «In quarant’anni di lavoro, non ho mai preso un solo giorno di malattia. Son venuto a lavoro anche con la febbre». È facile capire quindi perché, dietro alla sua scrivania di legno, questo signore sia diventato il punto di riferimento per tutte le famiglie del palazzo.
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